Il patrimonio di Paolo Cirino Pomicino, quanto guadagnava ‘o Ministro

Dall'impegno nella Democrazia Cristiana al sodalizio con Andreotti, fino alle inchieste di Tangentopoli e difesa dei vitalizi, chi era Cirino Pomicino

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Si è spento all’età di 86 anni Paolo Cirino Pomicino, figura della Democrazia Cristiana e tra i protagonisti più noti della cosiddetta Prima Repubblica. Pomicino ha ricoperto incarichi come la Presidenza della Commissione Bilancio della Camera e il ruolo di ministro del Bilancio, diventando l’uomo di fiducia di Giulio Andreotti per le questioni finanziarie.

La sua vita politica è stata segnata da Tangentopoli, che portò alla fine del sistema dei partiti tradizionali e lo vide coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari legati al finanziamento illecito. Anche dopo il tramonto della DC nel 1994, Pomicino non ha mai abbandonato la scena pubblica e politica, continuando a partecipare attivamente al dibattito.

Paolo Cirino Pomicino: biografia e carriera

Nato a Napoli il 3 settembre 1939, in una famiglia della media borghesia, Paolo Cirino Pomicino si laureò in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti e la lode. Prima dell’ingresso in politica, iniziò a lavorare all’Ospedale Cardarelli di Napoli.

La svolta avvenne nel 1970 quando, spinto dall’impegno sindacale post-sessantottino, lasciò il lavoro per entrare in Consiglio Comunale a Napoli tra le fila della Democrazia Cristiana.

Venne eletto deputato per la prima volta nel 1976 e mantenne la posizione fino al 1994. Negli anni Ottanta divenne “l’uomo chiave” di Giulio Andreotti per la gestione delle strategie economiche: tra il 1983 e il 1988 ricoprì il ruolo di Presidente della Commissione Bilancio della Camera.

Ruolo che lo fece entrare al Governo, prima come Ministro della Funzione Pubblica con De Mita e poi, tra il 1989 e il 1992, come ministro del Bilancio e della Programmazione Economica negli esecutivi Andreotti VI e VII.

Le vicende giudiziarie

Paolo Cirino Pomicino è rimasto coinvolto nell’inchiesta Mani Pulite. Come molti protagonisti della Prima Repubblica, l’ex ministro finì sotto la lente d’ingrandimento per il sistema di finanziamento della Democrazia Cristiana, in particolare nel Mezzogiorno.

Nel corso degli anni, Pomicino è stato coinvolto in ben 42 procedimenti penali. Tra i diversi capi d’imputazione, l’ex esponente DC ha riportato alcune condanne definitive, come quella per finanziamento illecito ai partiti, per la quale è stato condannato a un anno e otto mesi di reclusione.

Guadagni e patrimonio: il dibattito sui vitalizi

Paolo Cirino Pomicino è legato al sistema dei vitalizi parlamentari. Avendo attraversato tante legislature dal 1976 al 1994, tornando anche negli anni Duemila, l’ex ministro del Bilancio ha maturato assegni pensionistici importanti.

Nel 2018, in occasione della proposta di taglio dei vitalizi (con riduzioni previste tra il 40% e il 60%), Pomicino espresse una ferma contrarietà, definendo tali misure come una “riduzione della libertà dei parlamentari”.

All’epoca della riforma, i dati riportati indicavano per l’ex esponente della DC un vitalizio netto di circa 4.700 euro mensili, cifra che con il ricalcolo sarebbe scesa a circa 2.500 euro. Pomicino difese l’istituto del vitalizio, sostenendo che non dovesse essere equiparato a una comune pensione, ma inteso come una garanzia di indipendenza per il legislatore, voluta dai padri costituenti per tutelare l’autonomia della politica.