Perché noi italiani paghiamo le bollette più care d’Europa?

La mappa del Vecchio Continente, diffusa dal sito di ricerca online Euenergy.live, mostra come il nostro Paese abbia le fatture più alte tra i Paesi membri

Sono ore di grande tensione a livello europeo per la vicenda dei rincari dei prezzi delle bollette dell’energia. Nelle stesse ore in cui il premier Mario Draghi – che si appresta a lasciare la presidenza del Consiglio dei ministri per fare posto, con ogni probabilità, a Giorgia Meloni – veniva immortalato assieme ai titolari dei dicasteri nel formale saluto di fine mandato a Palazzo Chigi, un membro della sua compagine governativa non ha potuto partecipare al tradizionale rito di congedo dell’esecutivo uscente perché impegnato in un confronto quanto mai serrato per trovare una soluzione alle fatture dell’energia elettrica sempre più alte.

Parliamo di Roberto Cingolani, che assieme ai suoi rappresentanti omologhi provenienti dagli altri Paesi membri ha partecipato al summit europeo dei ministri della Transizione ecologica. Un vertice che ha seguito di poche ore quello svoltosi a Praga durante lo scorso fine settimana, una riunione che ha visto i capi di Stato dell’Unione europea dibattere in maniera assai aspra e concitata sulle sorti di milioni di famiglie e migliaia di aziende. Ad oggi infatti, in tutto il territorio del Vecchio Continente, sono moltissimi i cittadini residenti e le imprese che rischiano di ritrovarsi in ginocchio a causa dei prezzi sempre più esorbitanti dell’elettricità.

Caro energia, perché l’Unione europea non riesce a trovare un accordo comune? Le ipotesi sul tavolo di Ursula von der Leyen

Allo stato attuale sono le singole cancellerie europee a ricercare e poi ad adottare le più disparate soluzioni individuali per calmierare le spese in fattura per i contribuenti. L’esempio principe è quello della Germania, che in barba allo spirito comunitario ha stanziato ben 200 miliardi di euro per evitare alle proprie industrie di pagare le bollette in arrivo per il periodo di ottobre, novembre e dicembre. Un fatto che però finisce per alterare completamente gli equilibri del mercato europeo, rendendo non concorrenziali le imprese del resto d’Europa.

In tutto questo sono le più alte istituzioni europee a ritrovarsi nel bel mezzo di una polemica sempre più aspra per l’incapacità di elaborare strumenti condivisi per far fronte all’emergenza energetica. Nel mirino della critica è finita soprattutto Ursula von der Leyen: in quanto presidente della Commissione europea, spetterebbe infatti proprio a lei il compito di ascoltare le esigenze di tutti e fare una sintesi delle varie richieste, un lavoro di mediazione che fino ad oggi non le è riuscito nel modo più assoluto, vista la distanza che ancora permane tra le posizioni dei diversi Paesi membri.

Europa divisa sulle misure da adottare per affrontare l’emergenza energetica: le incertezze sul futuro della guerra in Ucraina

Il tutto mentre cresce di ora in ora la preoccupazione degli esperti di geopolitica internazionale per lo stop alle forniture di gas russo imposto da Vladimir Putin nelle scorse settimane. Il gasdotto Nord Stream I che collega l’ex Urss con il territorio tedesco ha smesso di trasportare il metano in Europa, mentre il suo gemello Nord Stream II non ha mai iniziato a funzionare. È evidente quanto il conflitto in corso in Ucraina stia nuocendo alle economie europee, eppure un eventuale accordo per giungere ad un cessate il fuoco pare oggi più lontano che mai.

A confermare la distanza che oggi c’è con uno scenario di pace è stato lo stesso capo del Cremlino, che durante l’ultimo Consiglio di sicurezza convocato con i suoi consiglieri e i sodali più fedeli ha ripetuto l’intenzione di inasprire lo scontro nel Donbass nel caso in cui i suoi avversari proseguissero nelle azioni di resistenza contro l’esercito russo.

Come se non bastasse, nelle ultime ore stanno crescendo i timori degli Stati europei per la notizia dello stop di Kiev alla fornitura di energia elettrica verso l’Occidente. Non ha potuto fare altrimenti Volodymyr Zelensky e lo ha spiegato senza l’uso di mezze parole durante una diretta sui propri canali social ufficiali. Il presidente ucraino teme infatti che la produzione nazionale possa non bastare ai propri concittadini per affrontare i prossimi mesi invernali: questo a causa delle decine di bombardamenti che i militari di Mosca hanno compiuto nella capitale per vendicarsi dell’attentato di sabato scorso, effettuato sul ponte che collega la Russia e la Crimea, mettendo fuori gioco per parecchie ore il transito dei mezzi tra le due zone di confine.

L’Europa non decide e l’Italia paga il conto della crisi energetica: abbiamo davvero le bollette più care di tutti gli Stati membri?

E così, mentre il mondo intero trattiene il fiato per le incertezze sulle sorti del conflitto in Ucraina, gli abitanti del continente europeo si ritrovano ad affrontare l’inverno alle porte senza un briciolo di strategia comune. Un fatto che si ripercuote inevitabilmente sulle dinamiche nazionali interne, causando degli squilibri giganteschi tra i diversi Stati che – invece di poter collaborare per portare allo stesso livello le spese di tutti – si ritrovano nel bel mezzo di una discussione che appare oggi come inutile e perfino dannosa.

Lo scompenso più evidente in questo momento è proprio quello sul costo delle bollette dell’energia, il cui prezzo vede delle enormi differenze tra Paesi che distano poche decine di chilometri l’uno dall’altro. Il quadro lo ha tracciato in maniera precisa e puntuale il sito di informazione online Euenergy.live, che ha diffuso la mappa europea delle spese per l’elettricità. Se la nazione con le fatture più accessibili risulta essere la Norvegia con una spesa media di 47 euro ogni megawattora, l’Italia si piazza addirittura al penultimo posto della graduatoria. Il prezzo medio per gli italiani è di oltre sette volte più alto, assestandosi a quota 347 euro per ogni megawattora consumato.

Peggio di noi stanno solo ad Atene: la Grecia infatti è il fanalino di coda della graduatoria con ben 370 euro di media per ogni megawattora. Ma a provocare l’ira dei nostri concittadini saranno soprattutto i dati relativi proprio alla Germania (solo 213 euro al megawattora), della Spagna e del Portogallo (entrambe si assestano in media a circa 200 euro al megawattora per ogni cittadino). Più contenuta la differenza con i vicini transalpini: in Francia infatti la media di spesa per ogni abitante ad oggi tocca la quota di 288 euro al megawattora.