Gli italiani continuano a essere un popolo di risparmiatori anche se il costo della vita attuale rende sempre più difficile accantonare o investire somme significative. Ciò lo conferma anche l’indagine annuale Acri-Ipsos dalla quale emerge che nel 2025 solo il 41% delle famiglie è riuscita a creare un piccolo margine di risparmio sul reddito percepito. Si tratta di un calo del 46% rispetto al 2024 e del livello più basso dal 2028. Quanto investire del proprio stipendio è quindi un tema importante se non si vuole compromettere l’equilibrio delle spese quotidiane.
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La regola del 50/30/20
La risposta alla domanda quanto investire del proprio stipendio non è uguale per tutti.
Per gestire il proprio reddito, il modello più utilizzato è regola del 50/30/20 per la quale:
- il 50% dello stipendio dovrebbe essere utilizzato per coprire le spese necessarie;
- il 30% dovrebbe essere destinato alle spese discrezionali;
- il 20% si potrebbe utilizzare per gli investimenti o i risparmi.
La percentuale giusta, però, dipende dal reddito effettivo, dalle spese fisse che si hanno e dai propri obiettivi. Nel caso si viva con i genitori o si debba ripagare un debito alto, ad esempio, potrebbe essere necessario riadattare queste proporzioni.
Per capire meglio quanto del proprio stipendio mettere da parte è necessario partire dalle spese essenziali come il cibo, le bollette e l’affitto che occupano spesso una parte molto alta del budget. Se esse superano già la metà del reddito, mettere da parte anche solo il 20% è un’impresa quasi impossibile.
La soluzione potrebbe quindi essere quella di puntare sulle spese extra come:
- disdire abbonamenti che non servono;
- approfittare delle offerte migliori per luce, gas e acqua.
Solo dopo aver valutato quanto del proprio stipendio destinare alle spese principali e quali extra poter tagliare, si potrà pianificare una strategia di investimento. Per avere risultati concreti in tale fase sarà fondamentale scegliere oculatamente gli strumenti finanziari e avere obiettivi chiari.
Perché è importante il lungo periodo?
Per costruire un capitale utile per integrare il reddito futuro è importante destinare fin da subito una quota del proprio stipendio agli investimenti.
La regola indicativa è quella di mettere da parte almeno il 20% delle entrate mensili in quanto tale percentuale, se mantenuta nel tempo, può far accumulare una rendita significativa, specie se si ha un lungo orizzonte temporale.
Il risultato finale dipende però da diversi fattori come:
- l’età dalla quale si parte;
- il capitale che si ha già;
- la continuità degli investimenti.
Iniziare a investire presto indubbiamente offre vantaggi ma cominciare più tardi non significa dover rinunciare a costruire un capitale. Anche a 40 e 50 anni, infatti, è possibile avviare un piano di investimento efficace che rafforzi la propria sicurezza economica.
Quali sono le regole da rispettare se se si vuole investire parte dello stipendio?
Se si decide di investire una parte del proprio stipendio è fondamentale accantonare anche una quota per gli imprevisti. Chi ha un contratto di lavoro dipendente può permettersi una percentuale più bassa rispetto a chi ha delle entrate variabili.
Un’altra regola da non dimenticare è capire perché si vuole investire. Le ragioni possono essere diverse come:
- integrare il reddito con una pensione integrativa;
- proteggersi dall’inflazione;
- avere degli obiettivi come l’acquisto di una casa o il finanziamento di studi.
È fondamentale infine conoscere l’orizzonte temporale dei propri investimenti.
La regola del 10% e l’obiettivo del 20-30%
Uno dei passaggi più delicati della pianificazione finanziaria è stabilire quale quota del proprio stipendio si dovrà destinare agli investimenti.
Per il consulente finanziario certificato Douglas Boneparth una buona regola sarebbe quella accantonare almeno 10% del proprio reddito lordo. Se uno stipendio annuo è di 50.000 euro significa mettere da parte 5.000 euro l’anno per obiettivi di lungo periodo come la pensione.
Tale soglia per l’esperto dovrebbe essere solo il punto di partenza e non un traguardo in quanto l’obiettivo ideale è tra il 20 e il 30% del reddito. Prima di investire percentuali così alte, però, è fondamentale mettere in ordine le priorità in quanto non ha senso effettuare tale operazione se si hanno debiti e non si è costruito un fondo adeguato di emergenza. Senza quest’ultimo, infatti, c’è poi il rischio di:
- vanificare gli sforzi fatti;
- vendere gli investimenti in momenti poco opportuni.
È importante poi bilanciare gli investimenti alla qualità della vita. Accantonare molto denaro in tempi brevi, infatti, può diventare insostenibile nel lungo periodo.
La sfida è quindi quella di trovare un equilibrio tra il benessere quotidiano e gli investimenti duraturi. Il motivo è che anche somme modeste, se investite regolarmente per molti anni, possono crescere significativamente grazie all’interesse composto.
Quest’ultimo si basa su un principio molto semplice per il quale non si ottengono rendimenti soltanto sul capitale iniziale investito ma anche sugli interessi maturati.
In quali strumenti investire una parte del proprio stipendio?
Quando si investe è l’orizzonte temporale uno degli elementi principali da valutare, come spiega la Consob. Il motivo è che esso consente di assorbire meglio le oscillazioni del mercato e beneficiare della crescita nel lungo periodo.
Ma in quali strumenti investire il proprio stipendio? Ci sono quelli a basso rischio che sono tra i prodotti finanziari più diffusi secondo l’ultimo rapporto Consob 2024.
Tra questi ci sono i buoni postali e i conti deposito, detenuti dal 48% delle persone intervistate.
Gli investimenti a rischio medio sono invece quelli che puntano a un equilibrio tra stabilità e crescita come:
- i fondi bilanciati;
- i fondi obbligazionari;
- soluzioni di investimento diversificato.
Il denaro che si investe in essi può subire delle oscillazioni ma il rischio è contenuto. Tali prodotti sono ideali se si ha un orizzonte temporale di medio-lungo periodo.
Infine, ci sono gli strumenti ad alto rischio come le azioni e gli Etf azionari in quanto il loro andamento è variabile nel breve periodo. Sono però quelli che beneficiano di più dell’interesse composto nel lungo termine.
Dal rapporto Consob emerge che le azioni sono presenti nel portafoglio del 32% degli investitori italiani e che è cresciuto il numero di chi cerca rischi molto elevati come le criptovalute, esattamente del 18% contro l’8% del 2022.
Tali dati sottolineano quindi quanto sia importante conoscere il livello di rischio che si è disposti a sostenere e bilanciare il proprio portafoglio. Investire denaro gradualmente e sfruttare gli strumenti adatti al proprio orizzonte temporale dà quindi la possibilità di ottenere dei rendimenti significativi senza compromettere la sicurezza finanziaria.