Gas, stoccaggi non basteranno: “A gennaio e febbraio sarà dura”. L’allarme

L'ex ad di Eni, Franco Bernabè, smonta le rassicurazioni di Cingolani e Ue: "Serve un piano per tutelare aziende e ospedali".

Sono passati solo due giorni dalle dichiarazioni di Roberto Cingolani sulla probabile sufficienza degli stoccaggi di gas per l’inverno, ma c’è chi sostiene che la situazione sarà molto più dura di quanto prefigurato dal ministro uscente. Nello specifico l’ex ad di Eni Franco Bernabè, che in una intervista a La Stampa delinea una situazione molto meno ottimistica lanciando l’allarme sui mesi invernali.

Cingolani dixit

A livello energetico “abbiamo un inverno coperto, se non ci saranno eventi catastrofici”. Così ha detto il ministro uscente per la Transizione ecologica Roberto Cingolani al programma Mezz’ora in più di Lucia Annunziata. Cingolani rassicura gli italiani, spiegando che “abbiamo fatto un piano che ci consente di rimanere al sicuro. Però questo piano va controllato di giorno in giorno”. Il punto principale adesso è il prezzo, ma – ha aggiunto – “non è che se risparmiamo il prezzo cala. C’è l’ipotesi che diminuendo la domanda in Europa possa calare il prezzo, ma è molto complesso”.

Bernabè pessimista

Di tutt’altro avviso è Franco Bernabè, ex amministratore delegato Eni, intervistato da Giuseppe Bottero su La Stampa. “I problemi stanno diventando sempre più seri, ma capiremo quanto soltanto tra gennaio e febbraio, il momento in cui il fabbisogno di metano è massimo. Gli stoccaggi che abbiamo correttamente riempito non basteranno e ci vorrà un flusso continuo dall’estero: però il gas russo non ci sarà”, dice Bernabè. Temeva la tempesta perfetta, e la tempesta è arrivata. “Adesso – spiega – stiamo godendo di un periodo di grazia eccezionale, fa caldo e c’è un eccesso di gas ma tutto è destinato a finire appena cambierà la situazione climatica”.

“Il problema vero è che non esistono soluzioni nel breve periodo. Le difficoltà di cui oggi soffriamo sono il risultato di scelte che si sono accumulate nel corso di due decenni. Possiamo solo ottimizzare le disponibilità di metano nel corso dell’inverno con una strategia di razionamenti che minimizzi i danni”.

Serve piano d’emergenza

Ciò che serve per Bernabè è un piano estremamente dettagliato in modo da tutelare i servizi essenziali: “Innanzitutto ospedali, residenze per anziani. E poi le imprese, a partire da quelle energivore. Andranno tutelate anche le famiglie, in particolare al Nord, dove fa più freddo. Occorre immaginare un piano per rimodulare la produzione delle industrie che hanno catene interrompibili. Se poi non sarà necessario attuarlo tanto meglio, ma intanto ci saremo preparati. Senza un piano ci troveremo nelle stesse condizioni in cui ci siamo trovati all’inizio della pandemia: impreparati a gestire l’emergenza”.

Prospettive future

“Questa crisi darà un nuovo impulso al nucleare – aggiunge Bernabè -. E dovrà essere dato un impulso anche allo sviluppo del gas. In Italia si dovrà riprendere l’esplorazione e lo sviluppo di idrocarburi, senza compromettere la spinta verso le rinnovabili. Tra due o tre anni avremo una situazione del mercato energetico molto più favorevole e allora i prezzi scenderanno. I russi avranno metano che non sapranno a chi vendere. Entreranno in produzione nuovi sviluppi che si stanno facendo in molti Paesi, soprattutto in Qatar ma anche negli Stati Uniti». Dunque, la situazione migliorerà? «Sì, penso a partire dal 2025. Ma bisogna arrivarci vivi”.