Si temeva che potesse succedere, ed è successo: nella mattina di venerdì 16 gennaio il titolo Ferrari alla Borsa di Milano è crollato sotto la soglia psicologica di 300 euro ad azione, calando a picco a 298,5 euro per poi fare un piccolo rimbalzo.
Si tratta del livello più basso dalla fine del 2023. Ferrari in Borsa ha raggiunto il suo apice a febbraio 2025, dopo di che è stata una continua discesa, fra risalite momentanee e ricadute sempre più in giù.
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Come sta Ferrari
Si parta da un principio: Ferrari non è un’azienda automotive, è un’azienda che produce lusso. Ed è, occorre puntualizzarlo, anche un’azienda solida con profitti, redditività e flussi di cassa robusti.
Ferrari ha chiuso il terzo trimestre 2025 con risultati in crescita:
- i ricavi netti raggiungono 1,766 miliardi di euro, in aumento del 7,4% su base annua con consegne complessive pari a 3.401 unità;
- l’utile operativo (Ebit) sale a 503 milioni di euro (+7,6%) con un margine del 28,4%;
- l’utile netto si attesta a 382 milioni di euro;
- l’utile diluito per azione è pari a 2,14 euro;
- in crescita anche l’Ebitda che raggiunge 670 milioni di euro (+5,0%), con un margine del 37,9%;
- positiva la generazione di free cash flow industriale pari a 365 milioni di euro.
La solidità dei conti, tuttavia, non si è tradotta in un sostegno al titolo in Borsa. Il mercato non sta mettendo in discussione la redditività di Ferrari, ma sta operando un vero e proprio repricing, rivedendo al ribasso le aspettative di crescita futura. In altre parole, gli investitori sono oggi disposti a pagare meno ogni euro di utile atteso rispetto al recente passato.
Perché le azioni Ferrari scendono
Alla base del repricing del titolo Ferrari in Borsa c’è un cambiamento nella percezione del profilo di crescita del gruppo.
Il piano industriale 2025-2030 è stato giudicato dagli investitori troppo prudente, con obiettivi su ricavi e utili inferiori alle attese di mercato. Questo ha innescato una revisione dei modelli di valutazione e una conseguente riduzione dei multipli, avviando la discesa del titolo nonostante fondamentali ancora solidi.
Il 31 luglio 2025, ad esempio, le azioni Ferrari sono scese di oltre il 12% in un solo giorno, il più grande ribasso dal 2016, dopo che la società ha annunciato misure come la riduzione dei prezzi in alcuni mercati (come gli Usa) per stimolare la domanda, generando timori sulla sostenibilità dei margini.
La nuova guidance finanziaria ha imposto previsioni di crescita meno ambiziose rispetto a quelle attese da analisti, come la crescita dei ricavi e dell’Ebit sotto le aspettative, portando a revisioni al ribasso degli obiettivi di utile.
Ferrari ha ridotto la quota prevista di auto elettriche nel 2030 dal 40% al 20%, segnalando un approccio più prudente verso l’evoluzione dell’industria. Questa mossa ha sorpreso negativamente alcuni investitori, perché l’elettrificazione è vista come critica per la crescita futura nel settore auto.
Diverse banche d’affari hanno tagliato i target price e le raccomandazioni sul titolo Ferrari, riflettendo la percezione di crescita più lenta e rischi legati a consegne e margini.
Ferrari, pur restando un marchio estremamente forte, soffre anche del più ampio raffreddamento del mercato dei beni di lusso e di una domanda di auto super-esclusive che non sta crescendo ai ritmi storici.
Ferrari in Formula 1
Completa il quadro una stagione 2025 piuttosto tiepida in F1, dove i due piloti Ferrari Leclerc ed Hamilton hanno chiuso, rispettivamente, al quinto e sesto posto dopo le scuderie McLaren, Red Bull e Mercedes.
Insopportabile per un brand mondiale sinonimo di eccellenza ed esclusività. Anche l’aura che arriva dai risultati sportivi ha il suo peso.