I mercati finanziari stanno sottovalutando la crisi in Medioriente. Lo ha detto chiaramente la Presidente della BCE Christine Lagarde in una intervista a The Economist. Ma molti analisti sono concordi nel ritenere che la crisi sia troppo sottovalutata e che le conseguenze si sentiranno per un apprezzabile periodo di tempo. Questo quadro vede ancora riemergere il Bitcoin nella veste bene rifugio a discapito dell’oro e dei Treasury, che risentono invece delle prospettive della politica monetaria. E’ quanto emerge da una analisi di Marc Des Ligneris, Senior Portfolio Manager di CoinShares, società europea leader nel settore degli asset digitali.
Una crisi sottovalutata
“I mercati globali stanno mostrando segnali di stabilizzazione, nonostante l’acuirsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Gli investitori continuano a leggere gli sviluppi recenti, inclusa la rinnovata pressione sull’Iran, come un’escalation temporanea destinata a rientrare nelle prossime settimane”, sottolinea l’analista, evidenziando che “questa lettura rischia di sottovalutare la complessità strutturale del contesto, in quanto un’eventuale interruzione prolungata nell’area dello Stretto di Hormuz potrebbe avere effetti diretti su inflazione, condizioni finanziarie e catene di approvvigionamento globali”.
Rischi sui tassi e fragilità emergenti
Esistono alcune vulnerabilità strutturali soprattutto negli Stati Uniti. Una quota significativa del debito pubblico – ricorda l’analista – è stata rifinanziata su scadenze brevi, rendendo il sistema più esposto a un’inversione del ciclo dei tassi e, in presenza di pressioni inflazionistiche persistenti o di un indebolimento della domanda per i Treasury, un aumento dei rendimenti potrebbe tradursi rapidamente in maggiori costi.
L’effetto sui mercati: beni rifugio preferiti agli asset rischiosi
In questo contesto, la tenuta degli asset rischiosi appare in parte disallineata rispetto ai rischi sottostanti. Al tempo stesso, la maggiore inclinazione della curva dei rendimenti sta esercitando nuove pressioni sul credito privato, dove emergono con forza criticità legate alla liquidità con un numero sempre maggiore di fondi che introducono restrizioni nelle politiche di rimborso.
Tra i tradizionali beni rifugio emergono dinamiche divergenti: l’oro ha evidenziato una volatilità marcata, riflettendo anche un posizionamento già saturo dopo il recente rialzo, mentre il Bitcoin, dopo una correzione significativa, mostra una maggiore tenuta in quanto il suo posizionamento appare oggi più equilibrato. In particolare, il Bitcoin potrebbe beneficiare di due fattori-chiave: una maggiore indipendenza dalla finanza tradizionale e la possibilità che la Federal Reserve torni a politiche più accomodanti, inclusa una nuova fase di quantitative easing, storicamente favorevole agli asset digitali. Sul piano strutturale, la domanda di Bitcoin continua a mostrarsi solida: i flussi netti in ingresso verso ETF e Digital Asset Treasuries sono tornati a superare la nuova offerta, segnalando un equilibrio domanda-offerta sempre più favorevole.