Borse europee tirano la volata su esiti elettorali e dati macro confortanti

I mercati hanno reagito positivamente ai dati sull'occupazione USA ed a quello sull'inflazione europea, ma anche l'esito delle elezioni in Francia e UK ha rassicurato le borse del Continente

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Redazione

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Le borse europee chiudono l’ultima seduta della settimana all’insegna della cautela, subendo l’impatto di qualche presa di profitto, dal momento che la performance settimanale è largamente positiva. Una settimana condizionata dalla festività infrasettimanale dell’Independence Day, che ha tenuto spento il faro di Wall Street nella giornata di giovedì.

A rendere volatili i mercati hanno contribuito anche le elezioni che si stanno svolgendo un po’ ovunque: questa è stata la settimana della Francia, che al primo turno ha sancito la forte crescita dell’estrema destra di Marine Le Pen, ma anche del Regno Unito, che ha dato una vigorosa svolta alla politica interna, mandando al governo il centro-sinistra di Starmer. Nel frattempo, dall’altra parte dell’Oceano, il grande confronto Trump-Biden ha gettato un’ombra sulla rielezione dell’attuale Presidente USA.

Lo scenario macroeconomico

La settimana si è aperta con le consuete letture dei PMI manifatturieri, che hanno visto l’indice dei direttori acquisto dell’Eurozona scendere a giugno per la quarta volta negli ultimi cinque mesi fino a 45,8 punti, dal record in 14 mesi di maggio con 47,3. L’ISM manifatturiero USA, invece, si è attestato a 48,7 punti dai 49,2 del mese precedente, risultando anche inferiore alle attese degli analisti che stimavano un aumento fino a 49,8 punti.

Quadro diverso per il settore terziario, che si conferma in espansione: l’indice dei direttori d’acquisto delle attività terziarie nella Zona Euro si è attestato a 52,8 punti, superiore alle attese ed alla stima preliminare (52,6). L’ISM non manifatturiero USA si è portato a 53,8 punti, dai 49,4 punti del mese precedente, risultando superiore alle attese (51 punti).

Foa i dati clou anche l’inflazione dell’Eurozona, che conferma una frenata della crescita dei prezzi ed un graduale rientro al 2,5% dal 2,6% del mese precedente.

La settimana si è chiusa con in numeri sugli occupati USA, che hanno evidenziato un tasso di disoccupazione in aumento  al 4,1%, ma una crescita degli occupati non agricoli (non-farm payrolls) di 206 mila unità, che seguono i 218 creati a maggio e superano le attese del mercato, che indicavano un aumento di 191 mila posti di lavoro. Il dato è invece inferiore alle aspettative nel settore privato: sono stati creati 136 mila posti di lavoro, contro i 193 mila rivisti di maggio e i 160 attesi dal mercato.

Sotto i riflettori anche BCE e Fed, che si sono confrontate in occasione dell’ECB Forum a Sintra (Portogallo). Camminando su strade parallele , ma non comunicanti, Powell e Lagarde hanno escluso, per ragioni diverse, un imminente taglio dei tassi a luglio, rafforzando le attese per una riduzione da settembre in poi. Anche le Minutes della Fed uscite a metà settimana hanno confermato una impostazione restrittiva della politica monetaria della banca centrale USA.

Spread, valute e commodities

L’euro mostra una performance positiva, portandosi attorno a 1,0828 contro il biglietto verde, con una crescita dello 0,15% nel corso dell’ottava. Da segnalare questa settimana anche i passi avanti della sterlina che, nel post-elezioni, ha guadagnato terreno, concludendo la settimana attorno a 1,28 USD, in vantaggio dell’1,2% su base settimanale.

L’Oro si avvia a chiudere questa settimana a 2.385 dollari l’oncia, dopo essersi spinto ad un soffio dalla soglia di 2.400 USD, portando in panchina un rialzo del 2,45%. Il petrolio americano WTI è salito fino a 84,24 dollari al barile, accumulando un progresso del 3% su base settimanale.

La performance settimanale delle borse

Uno sguardo alla performance settimanale evidenzia che il Cac-40 di Parigi resta al top con un rialzo superiore all’1,9%, premiata da un esito elettorale giudicato “rassicurante” dagli operatori, avendo lasciato l’ultradestra senza una maggioranza netta in parlamento. Bene anche Milano, con l’indice FTSE MIB in vantaggio di oltre il 2,4%, grazie alla perfomance brillante del comparto bancario sulle speculazioni per il risiko di settore. Avanza Bruxelles che ha guardato oltre un punto percentuale ed il Dax di Francoforte, salito di circa un punto e mezzo. Resta indietro Londra con un guadagno settimanale dello 0,3%,  avendo espresso cautela in attesa dell’esito delle elezioni arrivato solo venerdì. L’indice Erostoxx 50 è salito dell’1%.

Anche gli indici americani si avviano a chiudere la settimana in forte rialzo: il Nasdaq 100 guadagna il 2,88%, l’S&P 500 l’1,3%, mentre il Dow Jones Industrial è salito meno di  mezzo punto percentuale.

I migliori e peggiori a Piazza Affari

Fra i migliori titoli della settimana si segnala Montepaschi, che guadagna oltre l’11% sul riaccendersi delle speculazioni relative alla vendita della quota del Tesoro. Vivace il settore bancario con Unicredit che balza di oltre il 7% e BPER Banca che sale del 6%, dopo la notizia dell’aumento della partecipazione di Unipol, in vista della possibilità di operazioni straordinarie con altra banca dalle buone prospettive. Vola anche STM (+7%), contagiata dal buon andamento del settore dei chip per l’intelligenza artificiale e dalla ottime previsioni formulate dalla sudcoreana Samsung Electronics. Esce sul finale dell’ultima seduta dalla Top 5 il titolo TIM, che risente di qualche realizzo dopo l’exploit registrato sulla conclusione della vendita di NetCo (Ora FiberCop) alla cordata guidata da KKR e partecipata dal MEF.

Dal lato dei peggiori si segnalano alcuni difensivi, come Amplifon che perde il 7,6% (circa il 6,5% solo nella giornata di venerdì) dopo il taglio del Target price operato da Bank of America (BofA) a 40 euro per azione dai precedenti 42 euro, a causa di un andamento del business in UE relativamente piatto nel secondo trimestre. Giù anche Brunello Cucinelli, che arretra del 4%, scontando un settore della moda e del lusso un po’ opaco. Fra i peggiori si segnalano anche Campari , Saipem e Stellantis con perdite dell’1-2%.