Morto Rocco Commisso patron della Fiorentina, l’emigrato divenuto miliardario

Dal garage di casa a Wall Street: come l'emigrato calabrese Rocco Commisso ha costruito Mediacom partendo da un'infanzia difficile

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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È morto a 76 anni Rocco Commisso, presidente e proprietario della Fiorentina, imprenditore italiano naturalizzato statunitense e fondatore di Mediacom.

La notizia è stata comunicata dalla famiglia con una nota diffusa dal club viola: Commisso si è spento negli Stati Uniti dopo lunga malattia. Rocco Commisso è stato l’emblema del self made man italiano, partito dall’emigrazione e arrivato in vetta all’industria delle telecomunicazioni, con un patrimonio stimato da Forbes in 5,9 miliardi di dollari a gennaio 2026, pari a oltre 5 miliardi di euro.

Rocco Commisso, dalla Locride a Wall Street

Nato a Marina di Gioiosa Ionica, in Calabria, il 25 novembre 1949, Rocco Benito Commisso emigrò negli Stati Uniti a soli 12 anni, raggiungendo il padre in Pennsylvania prima di stabilirsi nel Bronx.

Fu un’infanzia segnata da lavori umili: raccontava spesso di aver suonato la fisarmonica nei cinema per qualche dollaro. Ma fu un’infanzia segnata anche da una passione profonda per il calcio, giocato praticamente ad ogni angolo di strada con palloni di fortuna.

Il calcio e l’istruzione

Il punto di svolta fu l’istruzione: grazie al calcio ottenne una borsa di studio alla Columbia University, dove si laureò in Ingegneria industriale nel 1971, per poi conseguire un Mba alla Columbia Business School. Un percorso accademico che gli aprì le porte della finanza e dei grandi gruppi americani.

Dopo un’esperienza in Pfizer, Commisso lavorò per Chase Manhattan Bank e successivamente per la Royal Bank of Canada, specializzandosi nel finanziamento dei settori media e comunicazioni. La svolta arrivò nel 1986, quando entrò in Cablevision Industries, di cui divenne direttore finanziario. In meno di dieci anni contribuì a trasformarla in uno dei principali operatori via cavo statunitensi, fino alla vendita a Time Warner nel 1995.

L’era Mediacom

È proprio nel 1995 che nasce Mediacom Communications, fondata letteralmente nel garage di casa come nella migliore tradizione dei nerd made in Usa. La strategia di Rocco Commisso fu controcorrente: invece di competere nei grandi centri urbani, Mediacom acquisì sistemi via cavo in comunità medio-piccole del Midwest e del Sud-Est degli Stati Uniti. Una scelta industriale che si rivelò vincente.

Nel 2000 l’azienda si quotò a Wall Street, arrivando a posizionarsi come ottavo operatore via cavo negli Stati Uniti, con oltre 1,6 miliardi di dollari di fatturato annuo. Nel 2011 Commisso riportò Mediacom fuori dalla Borsa, consolidando il controllo personale su circa l’87% del capitale. È da questa operazione che deriva la maggior parte del suo patrimonio, che Forbes ha valutato negli anni tra i 6 e gli 8 miliardi di dollari, a seconda delle fasi di mercato.

Rocco Commisso e il calcio

A differenza di molti imprenditori che vedono lo sport come un asset finanziario, per Commisso il calcio è sempre stato una questione di cuore. Nel 2017 acquistò i New York Cosmos, salvando dal fallimento una delle squadre più iconiche della storia del soccer americano. Due anni dopo, il grande ritorno simbolico in Italia: l’acquisto della Fiorentina per una cifra stimata tra i 150 e i 200 milioni di dollari.

Da presidente viola, Rocco Commisso ha investito ingenti risorse senza mai nascondere la frustrazione per la burocrazia italiana, in particolare sul tema degli stadi: “La burocrazia sta uccidendo l’Italia“, andava ripetendo.