Sergio Mattarella ha definito “indifferibile” la costruzione di una Difesa comune europea. In visita in Repubblica Ceca, il presidente della Repubblica ha legato l’argomento al mantenimento della pace sia in relazione alla guerra in Ucraina sia al conflitto in Medio Oriente, che ora sta rivivendo un’intensificazione degli attacchi israeliani in Libano.
Quello della sicurezza del continente è un tema che ciclicamente ritorna e che (ri)chiama in causa la Nato. Il Capo dello Stato ha ribadito l’intimo legame tra Ue e Stati Uniti su questo tema, allontanando gli spettri di abbandono dell’Alleanza tuonati da Donald Trump. Ma il Patto Atlantico rappresenta il vero grande esercito comune europeo e le possibilità di chiunque di sottrarvisi non sono molte.
Cosa ha detto Mattarella su Nato ed esercito comune europeo
Parlando dal Castello di Praga, Mattarella ha sottolineato come la vicenda dell’Ucraina abbia prospettato all’Ue “l’esigenza indifferibile di organizzare la propria sicurezza e difesa rispetto a pericoli di questo genere”. Pericoli che oggi sono circoscritti alla cintura eurasiatica, ma che “domani potrebbero riguardare qualunque altro Paese”.
Tuttavia il fatto stesso che il presidente della Repubblica abbia fatto visita al suo omologo, Petr Pavel, per suggellare un piano d’azione bilaterale in tema di sicurezza per il prossimo quinquennio è un segnale principe. L’Unione Europea è un sodalizio politico-economico e nulla più, formato da Stati serrati da un mercato comune ma non da elementi geopolitici fondamentali come lingua, alleanze e interessi strategici.
Anche in questo senso le parole del Capo dello Stato italiano sulla Nato appaiono senza dubbio condivisibili, ma retoriche. A partire dall’importanza di rafforzare il pilastro europeo dell’Alleanza, garantendone l’operatività “anche in scenari di ridotta partecipazione statunitense“. Mattarella ha inoltre evidenziato che le ragioni del Patto Atlantico “stanno crescendo e non diminuendo”. Sorta originariamente per contrastare l’Unione Sovietica, la Nato “rappresenta oggi un interesse bilaterale fondamentale per Usa ed Europa, due realtà legate da valori indissolubili”.
Perché riarmo europeo e Nato viaggiano di pari passo
Meglio precisarlo subito fuori dai denti: dire Nato e dire Stati Uniti è la stessa cosa. Non si sceglie di entrare o di uscire da una sfera d’influenza di una potenza globale, e la Nato è l’espressione militare della sfera d’influenza americana in Europa. Un continente che hanno liberato dal nazi-fascismo assieme ai russi alla fine della Seconda Guerra Mondiale e contestualmente invaso. Lasciando decine di migliaia di soldati nei vari Paesi, di cui 13mila nella sola Italia.
La Nato è insomma il braccio armato degli Usa nel Vecchio Continente, mentre l’Unione europea ne è il braccio politico. Una costruzione necessaria viste le profonde e irrisolvibili differenze tra i vari Stati. Motivo principale che rende infattibile il perseguimento pratico di una Difesa comune. L’argomento è stato discusso e ridiscusso in questi quattro lunghi anni di guerra in Ucraina, ma ciò che è stato organizzato è stato un riarmo.
Una questione più industriale che militare. Gli Stati Uniti, sovraesposti su troppo fronti mondiali e invischiati in un momento storico di stanchezza imperiale, si sono comportati come tutte le superpotenze prima di loro: hanno chiesto alle loro province di contribuire ai costi e alla sicurezza dell’intero sistema. Ma non andando al fronte a fare la guerra, bensì pagando. Da qui il riferimento prima al 2%, poi al 3,5% e infine al 5% del Pil da convogliare nella spesa industriale per produrre armamenti. E, soprattutto, acquistare componenti e mezzi da aziende e apparati statunitensi.
Tra i vari ritardi sulla tabella di marcia, inevitabili per industrie europee in gran parte da riqualificare per produrre strumenti di difesa, si è perso un po’ di vista il senso geopolitico dell’aumento delle spese pubbliche per la sicurezza europea. Primo: non sono comuni, ma ogni Stato le approva e le realizza attraverso i propri sistemi politici, ma sempre su impulso di Washington. Secondo: il riarmo avviene sempre e comunque in relazione agli obiettivi militari che la Nato aggiorna periodicamente, integrando ogni ordine o decisione nella catena di comando dell’Alleanza.
Gli Usa possono lasciare la Nato e far nascere la Difesa comune Ue?
In più di un’occasione e come altri prima di lui, Donald Trump ha minacciato l’abbandono della Nato da parte degli Stati Uniti. Lo ha detto e ridetto, anche durante il suo primo mandato, dando voce alla stanchezza degli americani e al rifiuto popolare di voler aiutare ancora gli europei “scrocconi” che si fanno difendere dalla Russia da ottant’anni. Oggi tutto il mondo torna a chiedersi se gli Usa abbandoneranno davvero la Nato e che cosa succederà dopo. Da punto di vista strategico la risposta è solo una: no, gli Usa non possono lasciare la Nato. Il perché dovreste credere a questa risposta, tra le tante che avrete letto, cercheremo di spiegarlo in maniera lineare.
Prima di citare leggi e trattati che impediscono tecnicamente agli Stati Uniti, analizziamo il motivo geopolitico per il quale gli Usa non possono ritirarsi dal Patto Atlantico. Il comando atlantico fa capo a Washington, i militari nelle basi Nato sono statunitensi, la direzione dei programmi è statunitense. Uscire dalla Nato significherebbe dunque abbandonare l’Europa, perla dell’impero americano. Uno scenario che gli Usa, se vogliono restare la superpotenza globale, non potranno mai realizzare.
In altre parole: le guerre in Ucraina e Medio Oriente non faranno nascere gli Stati Uniti d’Europa di draghiana memoria. Dal punto di vista giuridico, l’eventuale volontà di Trump di uscire dalla Nato deve ottenere l’autorizzazione di due terzi del Senato ed essere approvata tramite un atto del Congresso. Questa legge è stata approvata nel 2024 durante la presidenza di Joe Biden e promossa dagli allora senatori Tim Kaine e Marco Rubio. Proprio lui, il Segretario di Stato “falco” dell’attuale presidente e ispiratore autentico della politica estera americana. Incluso l’intervento in Iran al fianco di Israele.
Nel dettaglio, la sezione 1250A del National Defense Authorization Act prevede che il Commander in chief, cioè il presidente, si debba consultare con le Commissioni Esteri di Camera e Senato “in relazione a qualsiasi iniziativa volta a ritirare gli Stati Uniti” dalla Nato. Non solo: l’inquilino della Casa Bianca ha l’obbligo inderogabile di notificare alle commissioni “qualsiasi deliberazione o decisione” sul ritiro “mai oltre 180 giorni prima di intraprendere il processo”.