Alberto Trentini in Italia dal Venezuela dopo 423 giorni, le prossime tappe

Dopo 423 giorni di carcere a El Rodeo I, in Venezuela, il cooperante veneziano torna a casa. Arrivato a Roma, prossima tappa è Venezia

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Sono atterati in Italia nella mattinata di martedì 13 gennaio Alberto Trentini e Mario Burlò. Ad accoglierli la stessa Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, oltre i familiari.

Le tappe di rientro di Trentini e Burlò sono già scandite. In particolare, conosciamo il calendario di Alberto Trentini, il cooperante liberato dopo 423 giorni di detenzione nel carcere di El Rodeo I. Dopo l’atterraggio a Roma e dopo gli abbracci, dovrebbe essere immediatamente trasferito a Venezia. Potrebbe essere ascoltato prima dagli inquirenti, su mandato dell’ufficio giudiziario di Roma. In teoria non c’è un procedimento sulla vicenda del quarantaseienne e secondo la legale “verrà il tempo per raccontare quanto accaduto” dal 17 ottobre 2024.

Liberazione dei prigionieri politici: Trentini e Burlò tra i nomi

Negli ultimi cinque giorni, dal passaggio di potere da Nicolás Maduro a Rodríguez, sono stati liberati 116 detenuti, dei quali 53 ritenuti “prigionieri politici”. Tra i nomi degli italiani figurano Alberto Trentini e Mario Burlò.

Il rientro dei due prigionieri italiani è avvenuto in tranquillità nella mattinata del 13 gennaio 2026. Prima della partenza hanno espresso i loro ringraziamenti al governo italiano, in particolare alla presidente del Consiglio, al ministro degli Esteri e al corpo diplomatico.

Chi è Alberto Trentini

Alberto Trentini si è specializzato come assistente umanitario, conseguendo un master in sanificazione dell’acqua dopo una laurea in Storia all’Università di Venezia. Ha compiuto 46 anni lo scorso 10 agosto, mentre era detenuto in una delle prigioni denunciate per la propria crudezza in Venezuela.

Nel corso di dieci anni si è occupato di cooperazione internazionale. Dal 2017 ha vissuto in Perù per aiutare i Paesi colpiti dalle inondazioni, poi si è trasferito in Ecuador, Paraguay, Bosnia, Etiopia, Nepal, Grecia e Libano con lo stesso obiettivo. In Venezuela si trovava con la Ong francese Humanity and Inclusion per assistere le persone con disabilità.

Era arrivato in Venezuela nell’ottobre 2024 e pochi giorni dopo, il 15 novembre, è stato arrestato a un posto di blocco con accuse generiche. Pedina di scambio del presidente Maduro, si ipotizza, è stato detenuto per 423 giorni prima di essere liberato.

I prossimi appuntamenti

Trentini sarà sentito dagli inquirenti. Dopo il rientro a Roma, la famiglia ha auspicato un immediato trasferimento a Venezia. Potrebbe però esserci una tappa intermedia, ovvero un incontro con gli inquirenti su mandato dell’ufficio giudiziario di Roma.

Al momento non ci sono procedimenti aperti sulla vicenda, ma l’avvocata Alessandra Ballerini ha confermato che ci sarà un momento in cui Alberto Trentini sarà chiamato a raccontare i fatti per accertare eventuali responsabilità.

Infatti, una volta calmate le acque, bisognerà ricostruire da capo la vicenda. Cosa è successo il 17 ottobre 2024, quando Trentini è arrivato in Venezuela? L’obiettivo degli inquirenti è capire chi possa averlo segnalato alle autorità di Caracas e perché. Trentini non aveva capi di imputazione concreti: le accuse erano del tutto generiche e riconducibili al “terrorismo”.

È stato arrestato a un posto di blocco il 15 novembre 2024, insieme all’autista dell’Ong con cui stava collaborando.

Atterrati felici ma “abbiamo pagato un prezzo altissimo”

Alberto Trentini e Mario Burlò sono atterrati all’aeroporto di Ciampino, accolti dalla presidente Giorgia Meloni e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, oltre che dai familiari. Il momento dell’incontro con i parenti è stato, come riferito dal ministro degli Esteri, “molto toccante”. Ma dopo questo arriva la richiesta di passare giorni spensierati prima di tornare alla normalità e ad affrontare quello che c’è da fare.

La famiglia di Alberto Trentini ha commentato l’arrivo del figlio dicendosi molto felice, ma sottolineando di aver dovuto pagare anche un prezzo molto alto. “Questi mesi hanno lasciato molte ferite. Non si possono cancellare le sofferenze di questi interminabili 423 giorni”.

Da Trentini arriva la richiesta: “Abbiamo bisogno di vivere giornate serene per tentare di cancellare i brutti ricordi e superare le sofferenze di questi 14 mesi”. Sofferenze che vengono spiegate da Mario Burlò: “Avevo paura che ci ammazzassero, di non rivedere i miei figli. Dormivamo per terra in mezzo agli scarafaggi, ci tenevano incappucciati. Non abbiamo subito torture fisiche, ma psicologiche”.

Ora non resta che liberare gli altri italiani ancora detenuti politici nelle carceri venezuelane. Il lavoro del ministero degli Esteri non è ancora concluso.