Juve Stabia sotto sequestro, il Tribunale di Napoli blocca quote societarie e beni del club

Il Tribunale di Napoli ha disposto il sequestro delle quote societarie e dell’intero patrimonio aziendale della Juve Stabia

Foto di Mauro Di Gregorio

Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Pubblicato:

Nuovo terremoto giudiziario per la Juve Stabia, squadra di calcio di Castellammare di Stabia (NA), mentre è impegnato nella sua corsa verso la Serie A.

La sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli ha disposto il sequestro delle quote societarie e dell’intero patrimonio aziendale del club campano.

Juve Stabia sotto sequestro

La misura serve “per preservare l’impresa dal pericolo di dispersione, alienazione e sottrazione del patrimonio”, come viene scritto in una nota della Procura, “mentre è in atto l’esecuzione della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria, disposta lo scorso mese di ottobre per bonificare la gestione societaria dal pericolo di condizionamento da parte della locale criminalità organizzata“.

Il provvedimento è stato adottato su proposta del Procuratore Nazionale antimafia e antiterrorismo, del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli e del Questore di Napoli.

Il decreto emesso dal Tribunale è a carico di Francesco Agnello, legale rappresentante della società Stabia Capital srl, proprietaria delle quote del club di calcio.

Gli inquirenti puntano a chiarire i dettagli del passaggio di proprietà del 17 aprile avvenuto al prezzo simbolico di un euro. Il passaggio dalla Brera Holdings Public Limited Company alla Stabia Capital, quest’ultima costituita con un capitale sociale di duemila euro, quattro giorni prima della compravendita, viene definito “allarmante” dai magistrati, nella misura del Tribunale di Napoli.

Si ricorda che il sequestro e l’amministrazione giudiziaria sono provvedimenti cautelari, non condanne penali definitive.

Il comunicato stampa di Juve Stabia

Il club Juve Stabia, nel rivolgersi ai tifosi sul proprio sito ufficiale, guarda al futuro:

Si apre ora un nuovo capitolo importante per il futuro della società perché sarà lo Stato Italiano nelle persone degli amministratori giudiziari, i dottori Salvatore Scarpa e Mario Ferrara, a gestire completamente e in maniera autonoma le attività societarie cercando di assicurare un futuro radioso al club che rappresenta uno dei più antichi vessilli del calcio italiano, fin dal 1907.

Ipotesi della Procura sui presunti condizionamenti mafiosi

Quando, nell’ottobre 2025, la Juve Stabia venne posta in amministrazione giudiziaria nell’ambito di un’inchiesta su presunti condizionamenti della criminalità organizzata, Giovanni Melillo, Procuratore Nazionale Antimafia, fece riferimento all’ipotesi di una subordinazione della società ai clan D’Alessandro e Imparato. Il Corriere dello Sport riporta il suo commento:

Un quadro generale preoccupante, un caso scuola. Si tratta del terzo caso in Italia: prima della Juve Stabia ci sono stati analoghi provvedimenti per il Foggia Calcio e il Crotone Calcio. Il consuocero del boss D’Alessandro ha ricoperto la carica di presidente della società sportiva Juve Stabia. Il mio ufficio ha la convinzione profonda che analoghi provvedimenti riguarderanno anche altre società in futuro: il quadro è davvero allarmante e non riguarda solo le regioni dove tipicamente sono radicate le mafie e non riguarda solo il calcio. Una degenerazione delle logiche che regolano le manifestazioni sportive: tutto questo crea un clima nel quale si possono verificare tragedie come quella di Rieti.

Così disse Melillo, citando la morte di Raffaele Marianella, l’autista di bus ucciso da una sassaiola di tifosi.

E così specificò a suo tempo Nicola Gratteri, procuratore di Napoli, nel corso di una conferenza stampa in Procura:

Gli spostamenti della squadra fino al 2024, la sicurezza, il beveraggio, la gestione dei biglietti: tutto era nelle mani della camorra.