Listeria, altri prodotti ritirati: l’elenco degli alimenti a cui stare attenti e i sintomi

Dopo il caso dei wurstel e dei tramezzini al salmone, arriva dal Ministero della Salute una nuova allerta per possibile presenza di listeria

Dopo il caso dei wurstel che ha portato anche ad alcuni morti in Italia della ricotta – per cui il caso di decesso è in fase di valutazione – e dei tramezzini al salmone, arriva dal Ministero della Salute una nuova allerta per possibile presenza di listeria. In particolare, il Ministero ha comunicato che sono stati ritirati dai supermercati alcune tipologie di pancake.

Si tratta di quelli al cioccolato del marchio francese Bernard Jarnoux Crepier, venduto anche nei supermercati italiani. L’azienda, con sede a Lamballe, in Francia, in data 6 ottobre, ha disposto il richiamo dal mercato del lotto 256 del prodotto venduto in confezione da 6 per rischio microbiologico.

La raccomandazione ai consumatori è quella naturalmente di non consumare il prodotto, e di riportarlo al punto vendita per rimborso o sostituzione.

Dove si trova la listeria: i cibi a cui fare attenzione

Come precisa l’Istituto Superiore di Sanità in suo documento di alcuni anni fa, la listeria monocytogenes è un batterio particolarmente furbo perché in grado di sopravvivere e proliferare anche a temperatura di refrigerazione e in condizioni avverse per altri batteri. Proprio per la sua notevole resistenza, è un importante contaminante degli ambienti di lavorazione e degli alimenti, sia crudi che cotti.

L’identificazione del batterio della listeria è eseguita tramite l’utilizzo di tecniche microbiologiche standard. I batteri crescono in 24-48 ore, formando piccole colonie arrotondate. La terapia consiste nell’associazione di un antibiotico β-lattamico con un aminoglicoside. La durata del trattamento farmacologico è solitamente di almeno due settimane in funzione dell’evoluzione clinica.

Ma quali sono i cibi a rischio? I maggiori rischi si possono avere per piatti cotti a base di carne, che possono essere soggetti a manipolazioni e conservazione anche dopo la cottura, e per i prodotti di salumeria. Questo ci ricorda l’assoluta importanza di una corretta manipolazione e conservazione degli alimenti pronti al consumo, sia nelle fasi di distribuzione e di somministrazione, sia a casa.

In generale, come spiega l’Iss, va posta massima attenzione nel consumo di una serie di cibi. Ecco i principali: tramezzini, panini imbottiti, formaggi e altri derivati del latte, prodotti della pesca, sia cotti che crudi, e piatti a base di pesce, piatti cotti a base di carne macinata e anche non macinata, e prodotti di salumeria come salami, salsiccia stagionata, prosciutto cotto, prosciutto crudo.

Per chi può essere pericolosa

La maggior parte dei soggetti adulti in buona salute non presenta alcun sintomo dopo il consumo di alimenti contaminati o può manifestare sintomi gastroenterici, come la diarrea, che compaiono nel giro di poche ore dall’ingestione.

Invece, le donne in gravidanza, i neonati, gli anziani e, soprattutto, gli individui immunocompromessi possono sviluppare la malattia anche a seguito del consumo di alimenti contaminati con bassi livelli di carica batterica.

Le donne in gravidanza di solito manifestano una sindrome simil-influenzale con sintomi non specifici come febbre, affaticamento, dolori, ma talvolta si possono osservare serie conseguenze sul feto, quali morte fetale, aborto, parto prematuro o listeriosi congenita.

Altri fattori di rischio sono rappresentati da alcune patologie – ad esempio, il diabete – e dai trattamenti con immunosoppressori, oltre che dalla predisposizione individuale in soggetti altrimenti sani.

Negli anziani e nei soggetti con deficit del sistema immunitario o affetti da malattie croniche si può sviluppare una forma invasiva, o sistemica, con forme acute di sepsi, encefaliti e meningiti. In questo caso, tra l’ingestione del cibo a rischio e la manifestazione dei sintomi possono passare anche periodi di tempo consistenti, fino a 70 – 90 giorni.

Listeria, quali sintomi provoca la listeriosi

Volendo riassumere i possibili sintomi, anche gravi, la listeriosi può manifestarsi con batteriemia, meningite, encefalite, dermatite, sindrome oculoghiandolare, infezione intrauterina e neonatale o, raramente, endocardite.

Possono verificarsi endocardite, peritonite, osteomielite, artrite settica, colecistite e pleuropolmonite. Gastroenteriti con febbre si possono manifestare dopo l’ingestione del cibo contaminato. Nella forma gastrointestinale febbrile il periodo d’incubazione va da 6 ore a 10 giorni. I batteri replicano negli epatociti, dove restano localizzati; se invece l’organismo non riesce a controllare l’infezione – ad esempio in relazione ad una grave immunodepressione – questa può generalizzare e superare la barriera emato-encefalica o la placenta manifestando malattia in tutta la sua gravità, nonostante un adeguato trattamento farmacologico.

Nei neonati e nei pazienti con più di 60 anni, la meningite è causata dalla listeria nel 20% dei casi. Il 20% dei casi evolve in encefalite, o di tipo diffuso o, raramente, romboencefalite e ascessi cerebrali. La romboencefalite si presenta con alterazione dello stato di coscienza, paralisi dei nervi cranici, segni cerebellari e perdita sensitiva o motoria.

La listeriosi oculoghiandolare può causare oftalmite e linfoadenomegalia regionale (la cosiddetta sindrome di Parinaud), che può essere conseguenza di un’inoculazione congiuntivale e, se non trattata, può progredire verso la batteriemia e la meningite.

Quanto è pericolosa: i tassi di mortalità

La listeriosi ha una elevata mortalità (circa 25% dei pazienti) e un elevato tasso di ospedalizzazione (circa il 97% dei pazienti), per questo l’isolamento tempestivo e l’accurata identificazione del batterio nei casi sospetti sono fondamentali per identificare i focolai.

Come evitarla

Per evitare la listeria si raccomanda di lavare accuratamente i prodotti crudi, come frutta e verdura sotto acqua di rubinetto prima di tagliarla e/o prima della cottura.

Asciugare i prodotti con un panno pulito o un tovagliolo di carta, lavarsi bene le mani, lavare i coltelli e i taglieri dopo la manipolazione e la preparazione di cibi crudi.

Visto che la listeria può svilupparsi negli alimenti anche se conservati in frigorifero, è importantissimo anche tenere pulito il frigorifero, le pareti interne e i ripiani.