Economia e salute. Il binomio rimbalza sempre giorno dopo giorno, fino a creare veri e propri legami indissolubili che creano veri e propri “fili rossi” tra il benessere e le disponibilità finanziarie delle persone. Se si parla di cure odontoiatriche nei soggetti avanti con gli anni, poi, la tematica appare ancor più importante. E bisogna fare in modo che le persone abbiano accesso a diagnosi e terapie per patologie del cavo orale prima possibile, visto che non potersi permettere cure di questo tipo si traduce in un aumento del rischio di sviluppare problematiche neurologiche e cardiovascolari, a partire da decadimento cognitivo ed infarto. A dirlo è una ricerca coordinata da Kendra Sims, realizzata da esperti della Boston University School of Public Health (BUSPH), apparsa su The Journals of Gerontology, Series A.
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Quanto pesa il fattore economico
Che esistano rapporti tra salute orale ed infiammazione cronica, con ripercussioni sulla salute di cuore e cervello, non è una novità. Ma lo studio è tra i primi ad associare queste condizioni con la realtà socio-economica delle persone sotto esame. Come riporta una nota, infatti occorre ricordare quanto e come il costo della prestazione possa diventare un ostacolo all’accesso alle cure. Lo segnala Mabeline Velez, docente di politica sanitaria e ricerca sui servizi sanitari presso la BUSPH: come conseguenza,
“le persone spesso rimandano le cure essenziali o accettano la copertura assicurativa disponibile, che può comportare misure più drastiche, come l’estrazione di un dente non clinicamente indicata. La perdita dei denti, soprattutto in giovane età, può causare una serie di problemi di salute in età avanzata, tra cui un aumento della mortalità”.
Lo studio, in particolare, ha analizzato i dati di un sondaggio condotto tra i partecipanti over 55 dello studio All of Us, un’iniziativa lanciata nel 2017 dai National Institutes of Health per sviluppare un database diversificato su una varietà di condizioni di salute. Analizzando le cartelle cliniche elettroniche e le risposte al sondaggio, il team ha esaminato le associazioni tra le esigenze di cure dentistiche non soddisfatte a causa dei costi e le nuove diagnosi di insufficienza cardiaca, infarti, ictus e demenza di qualsiasi causa. Sono state analizzate complessivamente 88.496 persone per quanto riguarda gli attacchi cardiaci, 86.593 per l’insufficienza cardiaca, 88.410 per gli ictus e 92.272 per la demenza. I ricercatori hanno scoperto che le persone che saltavano visite e trattamenti odontoiatrici perché non potevano permetterseli presentavano una maggiore incidenza di tutte le patologie sopra menzionate.
A livello di popolazione, eliminare le barriere economiche che impediscono alle persone di ricevere cure dentistiche potrebbe prevenire dal 2 al 4% di ciascuna di queste patologie tra gli anziani. Ad eccezione di quanto osservato per gli ictus, le associazioni si sono attenuate dopo che i ricercatori hanno tenuto conto di fattori socioeconomici, comportamentali e clinici. I ricercatori sottolineano che questo indebolimento della correlazione indica la necessità di ulteriori dati per comprendere e affrontare le cause sottostanti o sistemiche delle malattie croniche.
Si possono rendere le cure più accessibili?
Trovare il modo di rendere le cure dentistiche più accessibili per tutti è una misura preventiva che può aiutare in generale il benessere del singolo e la sanità. Ma occorre lavorarci. Sicuramente le politiche che facilitano l’accesso alle cure dentistiche preventive potrebbero ridurre significativamente i problemi di salute orale, con benefici che si estendono anche alla salute cardiovascolare e alle funzioni cognitive.
Se dall’altra parte dell’Oceano questa è la situazione, come andiamo da noi? Ci sono le opportunità per aiutare, lo conferma Corrado Bondi, Vicepresidente Nazionale ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani).
“In Italia, la risposta alla barriera economica evidenziata dalla ricerca di Boston ha un nome preciso: sanità integrativa di categoria. Il FAS, il Fondo dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani, nasce esattamente con l’obiettivo di scindere il legame tra disponibilità finanziaria immediata e diritto alla salute. Mentre lo studio statunitense conferma come la rinuncia alle cure aumenti il rischio di infarto e demenza, il modello del FAS opera sulla prevenzione primaria. Attraverso piani sanitari mirati, il Fondo permette ai pazienti di accedere regolarmente a controlli e terapie, eliminando l’ostacolo del ‘costo vivo’ della prestazione. Non si tratta solo di rimborsare una parcella, ma di promuovere una cultura della salute dove la continuità terapeutica è garantita. In un sistema dove l’odontoiatria è spesso esclusa dal welfare pubblico, il FAS rappresenta la risposta concreta di ANDI per assicurare che nessun paziente debba scegliere tra la propria stabilità economica e la prevenzione di patologie sistemiche gravi. Rendere le cure dentistiche accessibili non è solo una questione di equità sociale, ma una vera misura di prevenzione sanitaria. Le politiche che facilitano l’accesso alle cure preventive potrebbero ridurre significativamente i problemi del cavo orale, con benefici che si estendono alla salute cardiovascolare e alle funzioni cognitive, trasformando quello che oggi è un costo in un investimento per la longevità”.