Influenza K, contagi in calo apparente ma a gennaio potrebbero risalire

Influenza e variante K: il calo dei contagi è legato alle festività e alla chiusura delle scuole. Dunque l’incidenza potrebbe risalire

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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L’influenza stagionale ha rallentato la sua corsa nell’ultima settimana del 2025: secondo l’ultimo rapporto RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella settimana dal 22 al 28 dicembre si stimano circa 820.000 nuovi casi, con un totale che dall’inizio della stagione ha raggiunto 6,7 milioni di infezioni respiratorie acute.

L’incidenza complessiva è scesa a 14,5 casi ogni 1.000 assistiti, in calo rispetto ai 17,1 della settimana precedente.

Influenza, contagi in calo ma potrebbero risalire

Un dato che, spiegano gli esperti, va interpretato con cautela: il Natale, la riduzione delle visite mediche e la chiusura delle scuole incidono sulla rilevazione dei casi e non fotografano necessariamente una reale diminuzione della circolazione virale.

Il calo registrato negli ultimi dati non indica automaticamente l’inizio della discesa stagionale. L’Iss chiarisce che la flessione potrebbe essere legata a una minore trasmissione dei dati da parte dei medici di famiglia durante le festività, oltre alla sospensione delle attività scolastiche, che ogni anno produce una temporanea riduzione dei contagi, soprattutto tra i più piccoli.

Il calo è infatti più evidente nella sorveglianza territoriale rispetto ai flussi ospedalieri, dove l’impatto dell’influenza resta significativo. Con la riapertura delle scuole e il ritorno alla piena attività lavorativa, l’incidenza potrebbe tornare a salire o rimanere comunque su livelli elevati nelle prossime settimane di gennaio.

Bambini i più colpiti dall’influenza

Come avviene regolarmente, la fascia d’età più colpita resta quella 0-4 anni, con un’incidenza di circa 39 casi ogni 1.000 assistiti. In ospedale, tra le persone con infezioni respiratorie acute, la positività all’influenza è elevata, soprattutto nei reparti: 22,2% nella comunità e oltre il 50% in ambito ospedaliero.

La sorveglianza delle forme gravi segnala inoltre un aumento dei casi complicati rispetto alla stessa settimana della scorsa stagione. Il sottotipo più frequentemente associato alle forme severe è A (H3N2). Un dato rilevante riguarda la vaccinazione: la maggior parte dei casi gravi riguarda persone non vaccinate.

Le regioni più colpite: Sicilia in testa

Dal punto di vista geografico, l’intensità dell’influenza risulta:

  • molto alta in Sicilia;
  • alta in Campania;
  • media in Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Umbria e Puglia;
  • bassa nelle altre regioni.

La variante K domina

Sul fronte virologico, i dati di sequenziamento indicano che tra i ceppi A (H3N2) attualmente in circolazione in Italia il subclade K è nettamente prevalente. Per quanto riguarda l’H1N1pdm09, tutti i ceppi analizzati rientrano nel subclade D.3.1, appartenente allo stesso grande clade dei ceppi vaccinali.

Un punto importante chiarito dall’Iss: non è stata rilevata la presenza di virus influenzali A non sottotipizzabili, che potrebbero far sospettare ceppi aviari. La variante K, quindi, non è un virus nuovo o misterioso, ma una delle evoluzioni previste dell’H3N2 già noto.

I sintomi dell’influenza

L’influenza di questa stagione si presenta con i sintomi classici: febbre spesso sopra i 38-38,5 gradi, dolori muscolari e articolari, cefalea, tosse, mal di gola e spossatezza. In molti casi, come sottolinea il professor Matteo Bassetti, sono frequenti anche disturbi gastrointestinali: nausea, vomito e diarrea.

Un elemento caratteristico segnalato da diversi clinici è la possibilità di un secondo picco febbrile, dopo una temporanea remissione dei sintomi.

Quando andare al pronto soccorso

Nella maggior parte dei casi l’influenza non richiede l’accesso al pronto soccorso, soprattutto in soggetti giovani e senza patologie croniche.

Secondo Bassetti, il vero campanello d’allarme non è la febbre, anche se alta, ma la difficoltà respiratoria. Tosse intensa associata a dolore toracico, respiro affannoso o peggioramento rapido delle condizioni generali sono segnali che impongono una valutazione urgente, perché possono indicare una polmonite grave.

Al contrario, in presenza di febbre, dolori e tosse senza difficoltà respiratoria, la gestione corretta prevede:

  • contatto con il medico di famiglia o il pediatra,
  • riposo,
  • idratazione,
  • terapia sintomatica,
  • monitoraggio dei sintomi nei giorni successivi.

È fondamentale non sovraccaricare inutilmente i pronto soccorso, già sotto particolare pressione nei mesi invernali.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.