Giornata Mondiale contro il Cancro, le sfide da vincere e il valore della prevenzione

Il 4 febbraio è anche l'occasione per puntare i riflettori sul ruolo centrale di prevenzione e diagnosi precoce nella sfida oncologica, e sottolineare il ruolo dei caregiver nell'assistenza dei malati

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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In occasione del World Cancer Day emergono i primi segnali di inversione di tendenza nell’andamento dei tumori in Europa e in Italia, in un quadro ancora segnato da disuguaglianze rilevanti. Lo segnalano gli esperti di Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute.
Secondo i più recenti dati europei, il 2026 si apre con una diminuzione dell’incidenza complessiva dei tumori pari all’1,7% in Europa e al 2,6% in Italia rispetto al 2022; un risultato attribuibile in larga parte a quanto osservato nella popolazione maschile, dove si registra una riduzione di circa l’1% l’anno, trainata dal calo dei tumori legati al fumo, in particolare del polmone. Ma ovviamente non basta. E c’è ancora molto da fare.

Lotta alle diseguaglianze

A delineare il punto della situazione è Diego Serraino, epidemiologo e consulente di Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute.

“Siamo finalmente all’inizio di una discesa quantitativa dei tumori in Europa e in Italia  un risultato che conferma l’efficacia delle politiche adottate”

sottolinea l’esperto.

Attenzione però. Esistono chiare differenze di genere. Nella popolazione femminile in diversi Paesi europei, soprattutto nel Nord e nell’Est del continente, l’incidenza rimane elevata, riflettendo l’ondata più tardiva del consumo di sigarette tra le donne.

“La Danimarca rappresenta oggi il Paese con la più alta incidenza oncologica in Europa, in particolare per tumore del polmone e del colon-retto nelle donne, a fronte di carenze evidenti nelle politiche di prevenzione primaria e secondaria”

prosegue Serraino.

Secondo l’epidemiologo, inoltre, la riduzione della mortalità oncologica è ormai un dato consolidato; tuttavia, come ricordano le istituzioni europee, cancer is a disease of inequalities e non dipende solo dal livello di spesa sanitaria, ma da un insieme di investimenti e scelte di programmazione. Permangono infatti forti differenze tra Paesi e aree geografiche, in particolare nell’Europa orientale, anche se con quadri interni non omogenei. Per affrontare queste disuguaglianze, l’Europa ha rafforzato gli strumenti di monitoraggio attraverso l’European Cancer Inequalities Registry e l’European Cancer Information System, sui cui dati ACC è impegnata in prima linea per documentare l’impatto delle politiche sanitarie e individuare margini di intervento. Anche in Italia peraltro si confermano differenze territoriali, in particolare tra Nord e Sud, ma il divario si è significativamente ridotto rispetto a un decennio fa; un’evoluzione che conferma il valore della prevenzione, della programmazione e dell’uso sistematico dei dati come leve centrali per il contrasto ai tumori.

La prevenzione dei fattori di rischio

Negli ultimi giorni è chiaramente emerso come diventino sempre più frequenti i tumori che compaiono nei giovani, sotto i 50 anni. Lo fanno notare gli specialisti della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma, che fanno parte dei team di ricerca internazionali sui tumori cosiddetti “early onset”, in particolare del colon e del pancreas. Per questo occorre puntare l’attenzione sui fattori di rischio, con un occhio di riguardo per l’alimentazione già in tenera età, anche nella logica di sviluppare un microbiota sano e di contrastare sovrappeso e diabete che, favorendo l’infiammazione, possono alterare l’equilibrio dell’organismo.
In ogni caso gli esperti ricordano anche come in Italia ogni anno circa 105mila casi di cancro, il 27% del totale, è determinato proprio dal fumo. Lo ricorda Massimo Di Maio, Presidente AIOM, sottolineando l’importanza della campagna ‘5 euro contro il fumo’.

“ In pochi giorni dal lancio dell’iniziativa migliaia di cittadini hanno firmato. Circa 30 società scientifiche e oltre 15 associazioni di pazienti e fondazioni hanno aderito. Siamo soddisfatti, ma serve un ulteriore sforzo per arrivare alle 50.000 firme necessarie. Il fumo di tabacco è il principale fattore di rischio oncologico”.

Più in generale si stima che più del 40% dei decessi per cancro sia dovuto a fattori di rischio modificabili, come fumo, consumo di alcol, dieta scorretta, sovrappeso e obesità. Pensate: il consumo di alcol è correlato a 7 tipi di carcinoma e il grave eccesso ponderale a 12. Nonostante queste evidenze, in Italia il 24% degli adulti fuma, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 58% consuma alcol e il 27% è sedentario.
L’Italia, nel 2023, ha destinato alla prevenzione il 4,6% della spesa sanitaria complessiva, una percentuale, se si considerano i Paesi europei, inferiore a quelle di Regno Unito (5,6%), Olanda (5,2%) e Germania (4,8%).

Come cambiano i risultati delle cure

Secondo Di Maio,

“la prevenzione rappresenta lo strumento per ridurre il numero dei casi di tumore e per sostenere l’incremento delle uscite per le cure innovative”.

Lo confermano le cifre. Nel 2024, in Italia, la spesa pubblica per i farmaci anti-cancro è stata pari a 5,4 miliardi di euro, in aumento del 13,8% rispetto al 2023, rappresentando quasi il 20% della spesa farmaceutica pubblica totale. L’innovazione non è solo un costo, ma si traduce in vite salvate. Nel nostro Paese, nel 2026 rispetto al periodo 2020-2021, è stimata una diminuzione dei tassi di mortalità oncologica del 17,3% negli uomini e dell’8,2% nelle donne. Sono dati migliori nel confronto con la media europea (-7,8% negli uomini e -5,9% nelle donne nel 2026 rispetto al periodo 2020-2022).

“In Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi e almeno un paziente su quattro è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito. Le terapie anti-cancro sono caratterizzate da meccanismi di azione sempre più specifici. La transizione verso trattamenti innovativi ad alta complessità, come l’immunoterapia e gli anticorpi farmaco-coniugati, offre opzioni in grado di migliorare la sopravvivenza e le possibilità di guarigione in un numero crescente di situazioni cliniche, ma pone questioni legate alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. La disponibilità di nuove strategie determina, inoltre, la necessità di definire linee guida specifiche per stabilire la corretta sequenza di questi farmaci”

sottolinea Massimo Di Maio.

Oltre i farmaci, il ruolo dei caregiver

Accanto ai progressi della ricerca, ai nuovi farmaci e all’innovazione terapeutica, esiste un altro pilastro fondamentale del percorso di cura: è chi si prende cura. I dati lo confermano: secondo l’ISTAT oltre 7 milioni di italiani assistono regolarmente un familiare senza alcuna retribuzione formale; la letteratura scientifica internazionale mostra che il 61% dei caregiver oncologici sperimenta un carico assistenziale medio-alto, che oltre il 70% presta assistenza da più di sei mesi e che fino al 48% manifesta un burden psicologico significativo. Sul piano sociale ed economico, tra il 25% e il 29% dei caregiver è costretto a modificare la propria attività lavorativa.

Nel contesto oncologico, il caregiver familiare svolge infatti un ruolo complesso che va dalla gestione delle terapie alla sorveglianza dei sintomi, dal supporto psicologico e logistico per l’accesso ai servizi fino alla conduzione della vita quotidiana del paziente. Le evidenze scientifiche mostrano come questo impegno sia intenso, continuativo e di lunga durata, soprattutto nelle fasi avanzate della malattia, e come la salute del caregiver e quella del paziente siano strettamente interconnesse. In questo scenario si inserisce il disegno di legge quadro approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 gennaio 2026, che mira a riconoscere ufficialmente la figura del caregiver familiare e a definire un sistema di diritti e tutele per chi assiste un proprio caro non autosufficiente o con disabilità.

Secondo Paolo Tralongo, presidente del CIPOMO,

“la realtà quotidiana della cura è fatta anche di persone che accompagnano i pazienti ogni giorno, spesso per mesi o anni, sostenendoli non solo dal punto di vista pratico ma anche umano ed emotivo. Senza il lavoro dei caregiver, una parte importante delle cure semplicemente non sarebbe possibile. Riconoscere e tutelare il caregiver non significa solo fare un atto di giustizia sociale ma anche migliorare la qualità dell’assistenza oncologica. Un caregiver sostenuto, informato e tutelato è in grado di affiancare meglio il paziente, favorire l’aderenza alle cure e ridurre il rischio di isolamento e fragilità. Per questo il DDL Caregiver rappresenta un passaggio importante, che va rafforzato e reso sempre più aderente alla realtà delle famiglie e dei percorsi oncologici”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.