La cannabis per uso terapeutico entra nell’elenco delle droghe: cosa cambia per i malati

Il cannabidiolo ottenuto dalla cannabis ora fa parte della lista degli stupefacenti: la decisione del governo

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Primi passi della stretta del governo nei confronti della cannabis. Dopo l’emendamento alla legge sulla sicurezza che vuole rendere illegale la canapa light, arriva anche lo spostamento dei derivati della cannabis a uso terapeutico nella tabella B delle sostanze stupefacenti. Una scelta che ne restringerà la possibilità di vendita e diffusione.

I prodotti a base di cannabidiolo quindi, utilizzati soprattutto per il trattamento del dolore cronico, dell’ansia e dell’insonnia, potranno da ora in poi essere acquistati soltanto in farmacia. Ne sarà inoltre completamente vietata la pubblicità, come accade per altri prodotti considerati stupefacenti derivati da vegetali e dedicati alla cura di determinate patologie.

Cannabis tra gli stupefacenti: cosa cambia per i medicinali

Il governo Meloni ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale un decreto ministeriale per l’“Aggiornamento delle tabelle contenenti l’indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope”. Il testo unico sugli stupefacenti, che regola le norme penali e civili per quanto riguarda l’utilizzo, il consumo e la vendita di determinate sostanze, contiene infatti diverse tabelle nelle quali le sostanze stesse sono inserite e che poi, con vari riferimenti all’interno della legge, vanno a creare le categorie in cui sono distinte le droghe e altre sostanze psicotrope.

La novità principale di questo aggiornamento è lo spostamento delle composizioni per somministrazione ad uso orale di cannibidiolo, ottenute dalla cananbis, nella tabella B. Questo le identifica come sostanze stupefacenti provenienti dal mondo vegetale. Lo spostamento di tabella ha un effetto a cascata su una serie di leggi che determinano il ruolo della sostanza all’interno del sistema legislativo.

Ne conseguono alcuni cambiamenti sul modo in cui questi farmaci possono essere utilizzati e venduti. Si tratta principalmente di composti che sfruttano alcune caratteristiche analgesiche del cannabidiolo, che non ha effetti psicotropi a differenza dell’altro principio attivo contenuto nella cannabis, il Thc. Da ora in poi per ottenere questi prodotti sarà necessaria la prescrizione medica e la loro vendita sarà autorizzata solo in farmacia

La stretta del governo sulla cannabis

Non si tratta della prima mossa restrittiva che il governo Meloni ha provato a portare avanti contro la cannabis. Durante la discussione del disegno di legge sulla sicurezza infatti, la Lega ha proposto un emendamento per rendere illegale la cannabis light. La legge attualmente in vigore infatti, supportata da numerose sentenze della corte di Cassazione, permette di vendere prodotti che contengano cannabis con un contenuto di Thc estremamente basso, praticamente privi di effetti psicotropi rilevanti.

Negli anni questa possibilità ha dato vita a un’intera filiera produttiva, che spesso si ritrova a dover affrontare le incertezze della legge, fatto che ha a sua volta prodotto le numerose sentenze della corte di Cassazione che hanno certificato la legalità di queste attività. Non si tratta soltanto di negozi di distribuzione ma anche di aziende agricole che coltivano la materia prima.

I rappresentanti delle aziende del settore hanno protestato nelle scorse settimane contro le intenzioni del governo, che secondo i dati da loro stessi raccolti metterebbero in pericolo una filiera di centinaia di piccole e medie imprese e migliaia di lavoratori in tutto il Paese.