Il 16 marzo 2026 entra in vigore la legge Gelli-Bianco sulla responsabilità professionale sanitaria. Ci sono voluti sette anni, ma ora entrano pienamente a regime le norme che riorganizzano le aziende sanitarie. Cosa cambia nel concreto lo spiega ai giornali l’avvocato e partner dello studio legale THMR Maruzio Hazan, che ricorda come dal 2026 sarà obbligatorio per le strutture e i professionisti essere dotati di una copertura assicurativa oppure di un sistema alternativo.
Tali assicurazioni o forme analoghe servono a risolvere i problemi profondi del sistema sanitario nel momento di un contenzioso. Questo non ha solo un costo economico, ma anche sociale, perché aumenta la sfiducia tra medico e paziente. Tanto per i medici ospedalieri quanto per i pazienti sono previsti importanti cambiamenti.
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Cosa cambia con la legge Gelli-Bianco?
La legge Gelli-Bianco, risalente al 2017 ma con decreto attuativo del 2023, modifica l’assetto delle strutture sanitarie. Dal 16 marzo 2026 il rischio di responsabilità sanitaria dovrà essere coperto. Nella pratica vuol dire che strutture e professionisti sanitari dovranno essere dotati di una copertura assicurativa o di una misura analoga.
La copertura serve a proteggere chi sbaglia nella cura, ma anche a consentire di agire nell’attività sanitaria con maggiore serenità. Non viene meno però l’obiettivo di tutelare il paziente, garantendo una controparte solvibile.
Se le strutture non sono obbligate a stipulare un’assicurazione, dovranno comunque accedere in alternativa a una forma analoga. Una struttura sanitaria che decide di non assicurarsi deve però dimostrare di essere in grado di far fronte ai risarcimenti.
In caso di non adeguamento alla legge, al momento non sono previste sanzioni automatiche. Ci sono però conseguenze indirette, spiega l’avvocato, di tipo reputazionale, per esempio.
Che cos’è la responsabilità medica?
A un medico viene riconosciuta l’autonomia delle scelte professionali, ma è tenuto a considerare il diritto del paziente di essere curato. In pratica, l’obiettivo del medico è curare il paziente attraverso le proprie conoscenze scientifiche.
La responsabilità professionale deriva quindi dall’inadempimento dell’obbligo relativo allo svolgimento della sua attività, ovvero dalla violazione delle regole della scienza medica che provoca una malattia o una lesione permanente a un individuo. I responsabili non sono soltanto i medici, ma anche le strutture sanitarie come ospedali e cliniche, oltre agli ausiliari, come gli infermieri.
Nel caso in cui il paziente, per via di violazioni o inadempimenti, subisca un evento lesivo, il medico può essere accusato di responsabilità civile o penale.
Ci sono vari livelli di colpa medica:
- negligenza;
- imprudenza;
- imperizia.
Dopo la riforma del 2017, le diverse forme di colpa vengono identificate in maniera più chiara, chiarendo anche il ruolo delle strutture sanitarie e dei singoli professionisti. Per esempio, la colpa grave viene esclusa quando siano state rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida e dalle buone pratiche assistenziali, sanitarie e cliniche.
Cosa cambia per i medici?
I medici ospedalieri non saranno più direttamente i soggetti a rischio di richieste risarcitorie, perché la responsabilità viene spostata sulle strutture sanitarie. Questo significa che è la struttura a doversi occupare della copertura assicurativa o della misura analoga.
Il medico può così operare in maniera più serena. Si ricorda inoltre che la rivalsa della struttura nei confronti del medico è limitata e opera soltanto in caso di dolo o colpa grave, con tetti economici ben definiti.
Cosa cambia per i pazienti?
Al momento, per i pazienti non cambia nulla. Non cambia il modo in cui ricevono le cure o il rapporto con il medico, ma viene rafforzata la tutela nel caso in cui si verifichi un errore.
Secondo l’avvocato, nel lungo periodo questo sistema dovrebbe garantire cure più sicure, meno conflittualità e una relazione più equilibrata con il sistema sanitario. Certo, non è una garanzia di rischio zero, ma un tentativo di ricostruire la fiducia.
Secondo questa impostazione, infatti, l’incertezza in cui vivono i medici ospedalieri – come la paura di finire coinvolti in un contenzioso per una cura fornita – aumenta anche l’incertezza del paziente. Viceversa, la sicurezza del medico è anche la sicurezza del paziente.