Voto ai fuori sede, il Senato accelera: domande online e seggi negli uffici postali

Domande telematiche e seggi negli uffici postali: come funzionerà il sistema in discussione per dare il voto ai fuori sede

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Il Senato accelera sul voto ai fuori sede con l’obiettivo dichiarato di estendere il diritto-dovere a chi, per difficoltà logistiche, non può usufruirne agevolmente, ma anche nel tentativo di assottigliare l’astensionismo.

Al rientro dalla pausa natalizia, mercoledì 7 gennaio, la commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama avvierà l’esame della proposta di legge di iniziativa popolare che punta a rendere strutturale la possibilità di votare fuori dal comune di residenza per tutte le consultazioni elettorali: politiche, regionali, amministrative e referendum.

Verso il voto ai fuori sede

Sono circa 5 milioni gli elettori italiani temporaneamente domiciliati lontano dalla propria residenza per motivi di studio, lavoro o salute. Per quanto riguarda l’astensionismo, secondo l’ultimo sondaggio Ipsos del 18 dicembre 2025, il dato in Italia è a quota 41,8%. Nella percentuale sono ricompresi astenuti, indecisi, schede bianche e schede nulle.

La proposta è il risultato di una raccolta firme che ha superato le 50.000 sottoscrizioni richieste dalla Costituzione, conclusa a dicembre.

Il testo è stato depositato al Senato dai promotori ovvero Good Lobby, Will Media e la Rete voto fuori sede, con la richiesta di una rapida calendarizzazione. Il regolamento di Palazzo Madama impone che le proposte di iniziativa popolare vengano esaminate entro tre mesi, trascorsi i quali il testo approda automaticamente in Aula.

La relatrice del provvedimento sarà la senatrice di Fratelli d’Italia Domenica Spinelli, che illustrerà il contenuto della proposta alla commissione. L’intenzione, secondo quanto filtra dalla maggioranza, è quella di procedere in modo spedito, anche alla luce del consenso trasversale che il tema ha già raccolto in passato.

Il dibattito sul voto ai fuori sede si inserisce in un contesto più ampio di crisi della partecipazione elettorale. “L’astensionismo elevato è una sfida per tutti, a tutti i livelli”, ha spiegato la stessa Spinelli.

Lo scorso anno il Senato aveva votato all’unanimità la sperimentazione che ha permesso il voto fuori dalla residenza per motivi di studio, lavoro o salute in occasione dei referendum di giugno. In quel caso, per la prima volta, studenti e lavoratori fuori sede avevano potuto votare lontano dalla residenza, seppur con modalità temporanee.

Il nuovo testo, adesso, punta a costruire un sistema stabile, ispirato in parte a quello già previsto per gli elettori italiani residenti all’estero.

Domande online e requisiti certificati

Il cuore della proposta è la procedura di richiesta del voto fuori sede. Gli elettori interessati dovranno presentare una domanda online tramite Spid o carta d’identità elettronica almeno 35 giorni prima della data delle elezioni. Alla domanda dovrà essere allegata la documentazione che certifica il motivo del domicilio temporaneo: iscrizione a un corso universitario, contratto di lavoro o certificazione medica.

Una volta verificati i requisiti, il Comune di domicilio comunicherà all’elettore l’accoglimento della richiesta e l’indicazione della sezione elettorale presso cui votare. In questa fase, il modello ricalca in larga parte quello già sperimentato nel 2023.

Seggi negli uffici postali e voto anticipato

La proposta di iniziativa popolare prevede che i seggi per i fuori sede vengano allestiti negli uffici postali, dotati di cabine elettorali e di totem digitali per la consultazione delle liste. Il voto sarebbe inoltre anticipato, con la possibilità di esprimere la propria preferenza nei giorni compresi tra il mercoledì della seconda settimana precedente e la data ufficiale delle elezioni.

Una scelta pensata per decongestionare il voto nel giorno unico e per rendere il sistema più flessibile, riducendo al contempo i costi organizzativi per i Comuni. Ed anche per rispettare l’orario di lavoro degli impiegati postali.

Il testo stanzia 1 milione di euro per l’avvio del nuovo sistema. Le risorse verrebbero reperite attraverso la cancellazione degli sconti sui viaggi oggi previsti per gli elettori fuori sede che rientrano nel comune di residenza per votare.