Trattamento fine servizio, azzeramento attese e rate: il nuovo calendario dal 2027 al 2035

Con la Manovra 2027, si dà il via al piano per azzerare i tempi di accredito del Tfs per i dipendenti pubblici in pensione.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Dopo i continui richiami della Corte Costituzionale, il Governo a guida Meloni mette un freno ai lunghissimi tempi di attesa della liquidazione dei dipendenti pubblici che vanno in pensione.

La legge di Bilancio 2027 definisce un piano graduale di nove anni per dire addio alle lunghe attese per il pagamento del Trattamento di Fine Servizio, azzerando i tempi di differimento previsti per legge e superando la corresponsione a rate dell’indennità.

Il nuovo calendario dei pagamenti fino al 2030

L’intervento nella Manovra riguarda i lavoratori che maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia e lasciano il servizio per raggiunti limiti di età. Non riguarda, invece, chi sceglie di andare in pensione prima di aver maturato i requisiti di vecchiaia.

Il piano per garantire l’incasso dell’assegno senza dover aspettare mesi e mesi si articola così:

  • 9 mesi di attesa per chi matura i requisiti nel 2027;
  • 6 mesi di attesa per chi li matura nel 2028;
  • 3 mesi di attesa per chi li matura nel 2029;
  • nessun differimento previsto a partire dal 2030.

Insomma, nell’arco di 4 anni anche gli statali potranno percepire il proprio Tfr senza dover aspettare nient’altro che i tempi tecnici amministrativi necessari all’Inps per la lavorazione della pratica.

L’addio graduale alle rate fino al 2035

Oltre all’intenzione di azzerare i tempi di attesa iniziali, la riforma interviene anche sulla rateizzazione per i Tfs di importo più elevato.

Fino a oggi per importi pari o inferiori a 50.000 euro la liquidazione veniva corrisposta in un’unica soluzione. Per cifre fino a 100.000 euro, le tranche diventano due. Tre per quote ancora superiori.

A partire dal 2031, la soglia minima della prima rata aumenterà con una scansione precisa:

  • 60.000 euro nel 2031;
  • 70.000 euro nel 2032;
  • 80.000 euro nel 2033;
  • 90.000 euro nel 2034.

Quindi buone notizie anche per chi ha un Tfs elevato: a partire dal 2035 non dovrà più aspettare per godere dell’intera somma spettante.

Perché i tempi di attesa tra Tfs e Tfr sono diversi

C’è una differenza sensibile nei tempi di incasso di liquidazione tra dipendenti pubblici e lavoratori del settore privato.

Un lavoratore non statale percepisce il Trattamento di Fine Rapporto mediamente entro 30 giorni dalla cessazione del servizio, e comunque quasi mai oltre i 90 giorni stabiliti dai contratti collettivi.

Gli ex dipendenti pubblici devono aspettare anche anni per vedersi liquidare il Trattamento di Fine Servizio.

Questa differenza di trattamento si spiega perché nel settore privato il Tfr è gestito direttamente dall’azienda o dal fondo di previdenza complementare, che permettono una liquidazione pressoché immediata.

Nel pubblico impiego, invece, il Tfs è erogato dall’Inps ed è stato a lungo utilizzato dallo Stato come leva di cassa, con attese ordinarie che vanno dai 12 ai 24 mesi per la pensione di vecchiaia, fino a superare i 24-48 mesi per chi accede alla pensione anticipata.

Con la riforma avviata dalla Manovra 2027, lo Stato punta ad azzerare progressivamente questo divario per le pensioni di vecchiaia entro il 2030 ed eliminare le rate entro il 2035 per le pensioni più elevate.

L’impatto finanziario sulle casse dello Stato

Il Governo ha dovuto mettere mano ai cronici ritardi delle erogazioni per rispondere alla sentenza n. 130 del 2023 e alla successiva ordinanza della Consulta, che avevano bocciato i rinvii della liquidazione, giudicandoli incompatibili con i principi costituzionali di giusta retribuzione.

Secondo le stime della Ragioneria Generale dello Stato, la misura comporta un maggior esborso lordo pari a 4,18 miliardi di euro nel decennio compreso tra il 2027 e il 2036. Non si tratta di risorse aggiuntive ma di un anticipo di cassa che lo Stato dovrà sostenere per coprire la liquidazione media di circa 100.000 euro destinata a oltre 36.000 dipendenti pubblici in uscita ogni anno. Una scommessa ardita per i margini piuttosto stretti della Manovra 2027.