La Manovra si incaglia sul capitolo pensioni e, in particolare, sul riscatto della laurea.
Dopo ore di tensioni in Commissione Bilancio, che hanno visto una frattura nella maggioranza, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha annunciato lo stralcio parziale dell’emendamento con codice 4.1000, con rinvio in un decreto ad hoc da approvare la prossima settimana, mentre resta in piedi solo la parte legata a Pnrr e iperammortamento.
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Maggioranza divisa sul riscatto della laurea in Manovra
Le prime polemiche sono arrivate dalla Lega, ma anche da frammenti di Fratelli d’Italia. E sono state polemiche tali da costringere la stessa premier Meloni a scendere in campo per fare una promessa:
Nessuno che ha riscattato la laurea vedrà cambiata l’attuale situazione, qualsiasi modifica che dovesse intervenire varrà solo per il futuro. L’emendamento in questo senso dovrà essere corretto.
La Lega, infine, si è formalmente sfilata. Come ha dichiarato il relatore Claudio Borghi:
Noi con un allungamento anche formale dell’età pensionistica quell’articolo non lo votiamo. Se non lo votiamo cosa succede, che quell’emendamento non si farà.
Dunque le modifiche contenute nell’emendamento, che valgono 3,5 miliardi:
Si faranno in un altro momento, quando ci sarà consenso.
Musica per le orecchie delle opposizioni, che parlano apertamente di una maggioranza in tilt su pensioni e riscatto della laurea, evocano l’ipotesi dell’esercizio provvisorio e denunciano un auto-ostruzionismo.
Il Governo, dal canto suo, cerca la mediazione politica e tecnica: il nuovo testo è atteso, mentre il decreto separato dovrebbe isolare il pacchetto incriminato e spostare il confronto più avanti.
Il ministro Giorgetti sul riscatto della laurea
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è allineato al Meloni-pensiero. La sua posizione in sintesi: chi ha già riscattato la laurea, o ha iniziato a pagare, resterà indenne con nessun effetto retroattivo.
Per il futuro, però, la logica cambia: si potrà continuare a riscattare, ma quanto versato varrà solo ad aumentare l’importo della pensione, senza incidere sulla data di uscita. Una trasformazione del riscatto in uno strumento previdenziale più legato al valore dell’assegno che all’età pensionabile.
Chi rischia di più sul riscatto laurea
Il cuore della contestazione riguarda l’effetto sulle coorti nate tra 1968 e 1975, cioè chi raggiungerà i 62 anni tra il 2030 e il 2037 e rientra nel metodo misto. Per loro il riscatto laurea è stato storicamente una leva per anticipare l’uscita anche di 5 anni rispetto alla vecchiaia.
Con le nuove regole, a partire dal 2031 il vantaggio si ridurrebbe progressivamente: neutralizzazione parziale del periodo riscattato e allungamento delle finestre mobili. In sintesi: hanno pagato cinque anni, potrebbero ottenerne due e mezzo di anticipo effettivo.
La misura avrebbe anche implicazioni sistemiche: chi aveva contributi solo dal 1996 in poi, nel metodo contributivo puro, avrebbe potuto puntare alla pensione anticipata contributiva (oggi a 64 anni con soglia minima d’importo). Il riscatto, in molti casi, ha spostato questi lavoratori nel misto, precludendogli questa opzione.
Ed è qui che nasce il tema della scommessa fallita: la Corte costituzionale, con la sentenza 112/2024, ha già chiarito che il riscatto è un atto aleatorio e non può essere neutralizzato a posteriori a convenienza del pensionando.
Ma il fronte dei potenziali ricorsi resta comunque aperto. I sindacati dei medici, in particolare, minacciano già una valanga di ricorsi se la modifica del riscatto della laurea sarà penalizzante.