Pensioni d’oro, congelato il taglio agli assegni sopra i 4mila euro

Siamo ormai vicini a Ferragosto, a ridosso della pausa per i lavori parlamentari, ma dell’intervento per tagliare le pensioni più alte si sono perse le tracce

Taglio delle pensioni d’oro rimandato a settembre. La proposta di legge sulla riduzione degli assegni più alti, ha annunciato stamane il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio in diretta dagli studi di Agorà Estate, sarebbe infatti “pronta e la calendarizzeremo a settembre, perché tra decreto dignità, decreto motovedette, milleproroghe, decreto ministeri, che sono stati provvedimenti importanti per affrontare il tema dell’immigrazione, del precariato e di altre crisi sociali, non siamo riusciti a portarla avanti nel dibattito parlamentare di questi primi due mesi”.

“Ma lo faremo da settembre, non solo – aggiunge – per i pensionati d’oro ex manager di Stato, i grandi pensionati che da quattromila euro in su non hanno versato i contributi e prendono pensioni anche di ventimila euro al mese, ma anche per i sindacalisti. Perché ci sono non pochi privilegi anche per i sindacalisti sulle pensioni. Quindi sarà un provvedimento a 360 gradi che ridarà alle pensioni minime e toglierà alle pensioni d’oro”.

In realtà lo stop e il conseguente rinvio nascondono problemi squisitamente politici: da un lato il ministro dell’Economia Giovanni Tria è il garante dei conti italiani presso l’Ue, ed è sua responsabilità far quadrare gli interventi in legge di Bilancio con le relative coperture. Dall’altro l’intervento sulle pensioni sopra i 4 mila euro è una proposta del Movimento 5 Stelle. Alla Lega non è mai piaciuta. Alberto Brambilla, consulente del Carroccio in tema previdenziale e possibile successore di Tito Boeri all’Inps quando a febbraio scadrà il suo mandato, lo ha criticato duramente parlando di “clima da Rivoluzione francese”.

E lanciando una proposta alternativa, in realtà già praticata in passato, quella di un contributo di solidarietà temporaneo a carico delle pensioni più alte. Per questo anche la Lega, che ha già dovuto digerire la stretta sui contratti a termine voluta da Di Maio e criticata da buona parte del proprio elettorato, ha chiesto agli alleati di fermarsi e aspettare la legge di Bilancio.

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