Mutui, perché la guerra in Iran non ha fatto salire i tassi e come potrebbero cambiare

La guerra in Medio Oriente riaccende i timori sui mutui, ma i tassi restano stabili: fisso sotto il 3% e variabile intorno al 2,3%. I motivi

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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L’escalation della guerra in Iran e le tensioni sui mercati energetici hanno riacceso il timore di possibili rincari per i finanziamenti destinati all’acquisto della casa. Al momento, però, il mercato dei mutui non mostra segnali di cambiamenti immediati. I tassi applicati dalle banche restano sostanzialmente stabili e le offerte disponibili continuano a muoversi su livelli simili a quelli delle ultime settimane. Secondo gli operatori del settore, l’incertezza geopolitica non ha ancora prodotto effetti concreti sul costo del denaro. Il motivo è legato soprattutto al fatto che i principali indicatori finanziari utilizzati per determinare i tassi dei mutui non hanno registrato variazioni significative.

I tassi dei mutui restano stabili

Nel mercato attuale le proposte più convenienti per i mutui a tasso fisso si collocano poco sotto il 3%. I mutui a tasso variabile, invece, presentano offerte che partono da circa il 2,3%. La distanza tra le due tipologie di finanziamento resta quindi di poco superiore a mezzo punto percentuale. Questo differenziale continua a rendere il tasso variabile leggermente più conveniente nel breve periodo, anche se comporta maggiori incognite nel medio e lungo termine.

Il quadro generale non mostra per ora scossoni rilevanti. Le banche non hanno modificato in modo significativo le proprie condizioni e il mercato del credito immobiliare continua a muoversi su livelli considerati competitivi.

Perché la crisi internazionale non incide sui mutui

Le tensioni geopolitiche possono avere effetti sui mercati finanziari, ma nel caso dei mutui l’impatto non è immediato. I tassi applicati ai finanziamenti immobiliari dipendono infatti da indicatori specifici, come l’Euribor e l’andamento delle aspettative sui tassi di interesse. Finché questi parametri non cambiano in modo significativo, anche il costo dei mutui tende a restare stabile.

Secondo gli analisti del settore, i futures sull’Euribor non mostrano al momento variazioni rilevanti. Le aspettative indicano piuttosto un possibile aumento graduale nel corso dei prossimi anni.

Un fattore che potrebbe influenzare in futuro l’andamento dei mutui è l’inflazione. Già prima delle nuove tensioni internazionali i prezzi avevano mostrato segnali di risalita. I dati preliminari diffusi dall’Istat per il mese di febbraio indicano infatti un aumento del cosiddetto “carrello della spesa”.

L’indice dei beni di largo consumo è salito al 2,2% rispetto all’1,9% registrato a gennaio. Anche l’inflazione generale ha mostrato una crescita, passando dall’1% all’1,6%. Si tratta di un elemento che incide direttamente sulla percezione del potere d’acquisto delle famiglie. I beni di uso quotidiano sono infatti quelli che influiscono maggiormente sulla spesa domestica. L’aumento dei prezzi registrato finora non ha avuto effetti diretti sulle condizioni dei mutui.

Le possibili decisioni della Bce

Un altro elemento da considerare riguarda le scelte della Banca centrale europea sui tassi di interesse. All’inizio dell’anno alcuni analisti ipotizzavano un possibile taglio dei tassi nei mesi successivi. Il nuovo contesto internazionale potrebbe però rendere questa prospettiva più incerta. Si va sempre più verso un rinvio di un altro taglio dei tassi da parte della Bce. Questo significa che l’attuale livello dei mutui potrebbe restare stabile ancora per un certo periodo.