Sotto la cupola liberty del Palazzo del Ghiaccio di Milano, ZEGNA presenta la collezione uomo Autunno Inverno 2026, firmata da Alessandro Sartori, e lo fa attraverso un racconto che va ben oltre la moda. Non una semplice sfilata, ma una vera e propria riflessione sul vestire come atto di responsabilità, sulla memoria e sul valore del tempo. Tra gli ospiti in prima fila spiccano Mads Mikkelsen, James Norton, Lee Byung-Hun, mentre in passerella sfila la superstar asiatica William Chan, simbolo di un dialogo globale che unisce culture e generazioni.
L’armadio ZEGNA
Al centro dello spazio scenico, una serie di armadi diventa il cuore concettuale della collezione. L’armadio di famiglia ZEGNA non è solo un luogo fisico, ma un territorio simbolico in cui convivono passato, presente e futuro. È qui che prendono forma gli abiti ereditati, l’eccellenza tessile che ha costruito la reputazione del marchio e una visione estremamente attuale del lusso consapevole. Come afferma Ermenegildo Zegna, indossando un cappotto double degli anni Trenta: «L’abito ti dà confidenza». Una frase semplice che racchiude l’essenza di questa collezione: non nostalgia, ma fiducia nella qualità, nella durata e nel tramandare valore.

L’armadio diventa così uno scrigno emotivo, un luogo in cui gli oggetti vengono custoditi, ricordati e poi restituiti alla vita attraverso l’atto di indossarli. È una eredità viva, che cresce nel tempo grazie all’incontro tra generazioni, accumulando storie, gesti e tracce di vissuto.
Per Alessandro Sartori la moda è esperienza
La collezione nasce all’interno di un armadio immaginario, popolato da oggetti reali provenienti dal guardaroba di Gildo Zegna e Paolo Zegna, membri della terza generazione della famiglia. Tra questi, una teca da museo custodisce l’iconico “ABITO N.1”, il primo abito Su Misura degli anni Trenta realizzato per il Conte Ermenegildo Zegna in 100% lana australiana. Un simbolo che racconta un amore profondo per il tessere e per l’indossare, dove l’idea di buttare via diventa impensabile.

Per Alessandro Sartori, la moda è esperienza: «Gli abiti sono le pagine di un diario che scriviamo lungo tutta la nostra esistenza». In questa visione, l’iconica lana Trofeo, nata nel 1965, torna protagonista, reinterpretata per il presente e capace di stimolare ancora una volta un incontro tra generazioni. Tutto in ZEGNA parte dal tessuto, lavorato attraverso un processo meticoloso di prova, styling e affinamento, modellato su ogni corpo.
Silhouette morbide e nuove possibilità di stile
La silhouette è lunga e fluida, con un’attitudine dégagé ma impeccabile. Cappotti e giacche si allungano e si ampliano, le spalle diventano più squadrate, mentre i pantaloni seguono una linea piena che nasce da una vita alta e definita. Il doppiopetto, simbolo di formalità, si fa giocoso e modulabile, offrendo nuove vestibilità e libertà di interpretazione.
Ricorre costantemente l’idea della trasformabilità: blazer con doppi revers, blouson con doppi colli, overshirt fluide, bomber in shearling o maglia ricchi di texture. I confini tra categorie si dissolvono, mentre motivi classici si reinventano su camicie in seta lavata e capispalla dall’anima ibrida. La palette cromatica è un paesaggio naturale fatto di toni cremisi e organici, accesi da sfumature preziose, mentre le texture sono dense, tattili, profondamente materiche. Accessori come pantofole, mocassini destrutturati, cappelli da pioggia e borse morbide completano un guardaroba pensato per durare.