La sirena e lo scettro misterioso: i nuovi tesori scoperti a Selinunte

Gli scavi nel sito archeologico siciliano hanno riportato alla luce nuovi reperti oltre all'agorà più grande del mondo

Selinunte regala agli studiosi e agli appassionati di storia antica nuovi preziosi tesori. Dagli ultimi scavi del sito archeologico sulla costa a Sud ovest della Sicilia è emersa l’agorà più grande del mondo. Ma non solo: a sorprendere gli archeologi anche il ritrovamento di una sirena d’avorio e di uno stampo in pietra usato forse per fondere uno scettro in bronzo.

Scoperta in Italia la più grande agorà al mondo: i tesori emersi a Selinunte

Le scoperte sono il frutto della campagna scavi diretta da Clemente Marconi, del parco archeologico siciliano, che con i suoi 270 ettari è il più esteso d’Europa.

I lavori, che hanno visto per la prima volta insieme due missioni internazionali, quella dell’Institute of Fine Arts della New York University e dell’Università degli Studi di Milano con la squadra dell’Istituto Archeologico Germanico, hanno riportato alla luce un’agorà di 33mila metri quadrati, ritenuta la più grande del mondo antico.

L’intervento sulla vegetazione studiato dall’Istituto Germanico ha svelato i confini della piazza, dalle dimensioni il doppio di Piazza del Popolo a Roma e la forma vagamente trapezoidale con al centro, unico monumento, una tomba, forse proprio quella del fondatore.

“Una conca vuota che impressiona per la sua ampiezza e il suo fitto mistero”, ha dichiarato il direttore del Parco archeologico di Selinunte, Felice Crescente. Uno spazio “che dà l’idea della magnificenza di questa città e della sua straordinaria essenza”, ha aggiunti l’assessore alla cultura della Regione siciliana, Alberto Samonà.

Gli scavi hanno permesso di fare riaffiorare dall’acropoli anche i resti di quello che sembra essere stato il luogo sacro dei primissimi coloni greci di Selinunte, arrivati al seguito del fondatore Pammilo da Megara Hyblea, oltre a amuleti e oggetti di grande pregio del tutto simili ad altri ritrovati in Grecia, a Delfi.

“Risultati della massima importanza per la conoscenza di Selinunte in età arcaica e classica”, commenta il professore Marconi, l’archeologo che da decenni studia i resti dell’antica colonia greca.

Gli scavi sono ripresi a pieno ritmo dopo due anni di interruzioni a causa della pandemia portando a risultati che secondo lo stesso archeologo “sono andati molto oltre le aspettative” e che rivelano nuovi importati dettagli sulla storia affascinante e breve di questa città che nell’VIII secolo a.c fu distrutta dai soldati di Annibale.

La scoperta più importante è stata quella di una faglia d’acqua sotto le fondazioni di un tempio, particolare che, spiega il professor Marconi, “conferma l’ipotesi che i primi coloni greci si siano insediati proprio in questa porzione meridionale dell’Acropoli”, fondando l’antica Selinus.

La sirena e il mistero dello scettro

Tra i reperti riportati alla luce, il ritrovamento di una matrice in pietra uguale a un’altra trovata dieci anni prima e servita per la fusione di un oggetto in bronzo, probabilmente uno scettro. Un oggetto così prezioso, ipotizzano oggi gli archeologi, da non dover essere replicato. Per questo subito dopo la fusione le matrici sarebbero state seppellite in due luoghi diversi.

Dagli scavi intorno allo stesso tempio proviene anche una statuina in miniatura raffinatissima di una sirena in avorio, ritrovata in frammenti nel 2017 e ricostruita in questi mesi in laboratorio.