Cresce turismo nei borghi, +6,85% presenze e +7,86% arrivi: ogni euro investito ne genera tre

Crescita record e investimenti strategici: come i piccoli Comuni stanno trasformando l'economia del turismo italiano attraverso sostenibilità e valore aggiunto

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

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Il turismo nei borghi italiani non è più una tendenza emergente. I dati presentati a gennaio 2026 al Forum internazionale del Turismo certificano una crescita solida di questo specifico comparto dei viaggi, misurabile e soprattutto economicamente sostenibile. Secondo i dati illustrati dalla ministra Daniela Santanchè, nel 2025 i piccoli Comuni italiani hanno registrato un incremento delle presenze turistiche del +6,85% e un aumento degli arrivi del +7,86% rispetto all’anno precedente. Un segnale chiaro di trasformazione dei flussi turistici, che si stanno progressivamente spostando dalle grandi destinazioni sature verso mete secondarie, diffuse e territorialmente integrate.

Borghi e piccoli Comuni: da periferia turistica a infrastruttura economica

Un altro dato interessante riguarda le preferenze di destinazione emerse: i borghi, a livello nazionale, rappresentano circa il 68% dei Comuni che registrano flussi turistici, contribuendo a circa il 20% delle presenze complessive nazionali.

Non più nicchie turistiche per viaggiatori alternativi, ma infrastrutture territoriali di sviluppo capaci di decongestionare le grandi città d’arte, distribuire i flussi su base regionale e ridurre la stagionalità, ma anche attivare economie locali e creare occupazione diffusa. In questo modo, i numeri ancora una volta smentiscono l’idea dei borghi come turismo minore, facendoli emergere come componente strutturale, con un peso economico reale e crescente capace di rafforzare le filiere territoriali (agroalimentare, artigianato, servizi, cultura, mobilità).

Effetto diretto, indiretto e indotto

Che si tratta di un fenomeno in crescita lo confermano anche i rendimenti degli investimenti. Per esempio, lo stanziamento di 34 milioni di euro previsto dal Fondo MiTur, secondo il ministero del Turismo avrebbe garantito un impatto economico stimato che sfiora i 100 milioni di euro. Questo successo si traduce in un moltiplicatore economico pari a 3,07. In termini pratici, ciò significa che ogni euro investito dal Fondo ha prodotto oltre tre euro di valore complessivo per il territorio. Tale cifra non si limita al beneficio immediato, ma comprende una reazione a catena che coinvolge l’intera filiera turistica.

Per cui ci sono stati degli effetti diretti misurabili (come la spesa effettuata dai turisti nelle strutture ricettive e nei servizi locali), indiretti (ovvero il volume d’affari generato dai fornitori e dalle attività collegate) e indotti (che comprendono l’aumento dei consumi derivante dai redditi percepiti da chi lavora nel settore).

I Fondi di Coesione: 60 milioni per la qualità delle destinazioni

Per seguire la crescita e stimolarla, durante il Forum Santanchè ha annunciato imminenti accordi per i Fondi di Coesione, che prevedono lo stanziamento di 60 milioni di euro, su un totale di 121 milioni destinati al turismo, riservati a progetti per il miglioramento qualitativo di piccoli Comuni e isole minori, oltre ai grandi centri urbani.

Le risorse saranno usate per sviluppare un piano per la gestione dei picchi di affluenza, la valorizzazione delle destinazioni secondarie e l’integrazione tra grandi mete e realtà alternative. Dal punto di vista della sostenibilità economica e ambientale, i borghi aiutano infatti a ridurre l’overtourism e abbassano la pressione infrastrutturale, favorendo il turismo lento e la spesa pro-capite, migliorano la qualità dell’esperienza.

Non è un turismo povero, ma un turismo ad alto valore aggiunto, perché orientato alla qualità dell’esperienza, alla relazione con il territorio e alla permanenza.