Negli ultimi anni, il modo in cui gli italiani acquistano cibo e beni di consumo è cambiato. La digitalizzazione dei servizi e i ritmi di vita sempre più frenetici hanno reso food delivery, spesa a domicilio ed e-commerce strumenti di uso quotidiano, quasi indispensabili. Tuttavia, dietro questa comodità si nasconde una voce di spesa spesso sottovalutata: i costi di consegna.
Secondo un’analisi condotta dalla fintech Bravo, gli italiani possono arrivare a spendere oltre 360 euro all’anno esclusivamente per ricevere prodotti a casa, una cifra che in alcuni casi sfiora i 400 euro.
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Spesa a domicilio e online, quanto costa agli italiani
Gli esperti l’hanno chiamata “tassa sulla comodità”, e si tratta di un costo che non emerge per ogni singola consegna, ma dipende dalla frequenza con cui questi servizi vengono utilizzati. E così piccoli importi, ripetuti nel tempo, si trasformano in una spesa significativa per le famiglie.
Uno dei segmenti che ha registrato la crescita più evidente è quello della spesa online. Accelerata durante la pandemia, questa abitudine è rimasta stabile anche negli anni successivi. Oggi circa il 25% degli italiani acquista generi alimentari tramite piattaforme digitali, con una media di 8 ordini all’anno. Considerando un costo medio di consegna di 6,80 euro, la spesa annuale per il solo trasporto può raggiungere i 54,40 euro.
Se la spesa alimentare a domicilio rappresenta una quota importante, l’e-commerce in senso più ampio incide ancora di più. In Italia, 35,2 milioni di persone acquistano online e quasi 26 milioni lo fanno almeno una volta al mese. Il costo medio di consegna si attesta intorno ai 6,12 euro per ordine. Per gli acquisti mensili, quindi, si può arrivare a una spesa annua di circa 73,44 euro solo per le spedizioni.
Food delivery: la voce più pesante
Il vero protagonista della spesa per consegne resta però il food delivery. Pizza, sushi, poke e piatti pronti rappresentano una scelta sempre più frequente per gli italiani, soprattutto nei contesti urbani.
Secondo lo studio, oltre il 41% degli italiani utilizza servizi di consegna di cibo pronto, con una frequenza media di 1,5 ordini a settimana. Questo significa circa 78 ordini all’anno. Anche con un costo medio relativamente basso – circa 3 euro a consegna – il totale annuale raggiunge i 234 euro.
La somma delle micro-spese
Sommando le tre principali categorie (spesa a domicilio, e-commerce e food delivery) si supera facilmente la soglia dei 360 euro annui. Questa cifra è particolarmente interessante perché non deriva da una singola scelta consapevole, ma dall’accumulo di micro-spese. È proprio questo il nodo centrale: la percezione del costo.
Pagare 3 euro per una consegna può sembrare irrilevante, così come 6 euro per una spedizione. Tuttavia, quando queste cifre si ripetono decine di volte nel corso dell’anno, il loro impatto diventa tangibile. Questo fenomeno rientra nella cosiddetta economia della “frizione zero”: acquistare è così semplice e immediato che il consumatore perde la percezione del costo complessivo.
Il peso sul bilancio familiare
Per rispondere a questa dinamica, il mercato ha introdotto formule in abbonamento e servizi premium che promettono consegne gratuite o scontate. Questi modelli, sempre più diffusi, mirano a fidelizzare il cliente e a rendere più prevedibile la spesa.
Tuttavia, non tutti gli utenti scelgono questa opzione. Molti continuano a utilizzare il modello pay per delivery, pagando ogni singola consegna. È proprio questa modalità che può portare a sfiorare i 400 euro annui di costi aggiuntivi.
Il dato più rilevante emerso dallo studio riguarda l’impatto sul bilancio familiare. Queste spese, proprio perché frammentate e ricorrenti, spesso passano inosservate. Non vengono percepite come una voce strutturale, ma come piccoli extra quotidiani.
Eppure, nel lungo periodo, possono incidere in modo significativo. In un contesto economico caratterizzato da inflazione e aumento del prezzo della spesa, anche queste cifre assumono un peso maggiore.
Per questo, il vero tema non è rinunciare a questi servizi, ma imparare a utilizzarli in modo consapevole, bilanciando praticità e sostenibilità economica.