Crisi dell’agricoltura tra maltempo e alluvioni, tutti i prodotti a rischio

L'ondata di piogge intense e clima estremo compromette le eccellenze del Made in Italy: semine del grano bloccate e raccolti di agrumi e ortaggi distrutti

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

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I danni causati dal maltempo all’agricoltura sono tangibili e già misurabili. Secondo gli esperti, infatti, quello che è successo ai campi nelle ultime settimane, contraddistinte da piogge intense e clima sempre più estremo, ha messo a serio rischio la coltura e la distribuzione di quelli che sono prodotti simbolo del Made in Italy e dell’export italiano.

Il grano duro tra semine bloccate e smottamenti

In Toscana l’allarme riguarda in particolare il grano duro, coltura simbolo della cerealicoltura italiana e materia prima essenziale per la produzione di pasta e pane. Nelle aree a maggiore vocazione cerealicola della provincia di Grosseto, le piogge persistenti hanno saturato i terreni rendendo impossibile l’ingresso dei mezzi agricoli.

Il problema non è solo l’acqua in sé, ma la tempistica. La finestra per la semina del frumento è limitata, quindi ritardarla significa ridurre il potenziale produttivo, con effetti che possono tradursi in rese inferiori e qualità meno elevata. Ogni giorno perso pesa sull’intera stagione. In alcune zone, come il Mancianese, si registrano anche smottamenti che compromettono la stabilità dei terreni e aggravano i costi di ripristino.

Particolarmente complessa è la situazione nell’area di Massa Marittima, dove nell’ultimo mese sono caduti oltre 300 millimetri di pioggia. Un quantitativo eccezionale che ha trasformato i campi in distese di fango, impedendo qualsiasi lavorazione meccanica.

In Sicilia e Sardegna agrumi e ortaggi in ginocchio

Se al Centro Italia preoccupano le semine, nel Mezzogiorno il maltempo ha colpito colture già in produzione. In Sardegna, nel Sud dell’Isola, i nubifragi hanno provocato la caduta delle arance dagli alberi, compromettendo in alcuni casi fino all’80% del raccolto. Quando il frutto cade a terra, nella maggior parte dei casi non è più commercializzabile per il mercato del fresco e può al massimo essere destinato all’industria di trasformazione, con prezzi inferiori.

Il danno, quindi, non è solo quantitativo ma anche qualitativo. La perdita del prodotto destinato al consumo diretto incide sui ricavi delle aziende e altera gli equilibri di mercato. Se la riduzione dell’offerta dovesse essere consistente, è plausibile attendersi tensioni sui prezzi all’ingrosso nelle prossime settimane.

E anche in Sicilia prosegue intanto la conta dei danni. Le coltivazioni orticole, particolarmente diffuse in molte aree dell’Isola, hanno subito allagamenti che rischiano di compromettere interi cicli produttivi. Gli ortaggi, specie quelli in pieno campo, sono tra le colture più vulnerabili agli eccessi idrici: ristagni prolungati possono causare marciumi radicali e perdita totale del raccolto.

Situazione critica anche nell’Oristanese, dove campi di carciofi risultano sommersi dall’acqua. Il carciofo, prodotto identitario della zona e con un’importante incidenza economica sul territorio, potrebbe registrare un calo produttivo significativo, con ripercussioni sia sul mercato nazionale sia sulle esportazioni.

Oltre i campi: potature bloccate e infrastrutture rurali distrutte

Il maltempo non ha effetti limitati alle colture direttamente colpite. Le piogge incessanti stanno rallentando o bloccando attività come potature e trapianti. Questo è un problema perché, nei frutteti, i ritardi nelle operazioni colturali possono incidere sulla fioritura e sulla produttività futura. Inoltre, le strade poderali spazzate via da acqua e fango rendono difficoltoso l’accesso ai campi, rallentano il trasporto delle merci e aumentano i costi logistici. Per molte aziende agricole, specie quelle di piccole dimensioni, la combinazione di danno diretto alle colture e danno indiretto alle infrastrutture rappresenta un colpo durissimo alla sostenibilità economica.