Carne di cavallo vietata per legge, arriva la proposta: multe e carcere fino a 3 anni

Carcere, maxi-multe, microchip e un fondo per la riconversione: al fine di vietare la carne di cavallo questa volta la politica fa sul serio

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Mangiare carne di cavallo potrebbe presto diventare un tabù: sul tavolo della commissione Ambiente del Senato sono arrivati due disegni di legge a prima firma di Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (Avs), confluiti in un pacchetto che include anche un provvedimento analogo promosso da Michela Brambilla (Noi Moderati).

Il Parlamento torna così ad affrontare, in maniera bipartisan, il tema della macellazione degli equini dopo quattro legislature di tentativi falliti. La difficoltà è stata dovuta al fatto che la macellazione degli equini è rimasta un tema marginale, relegato a tradizioni locali e nicchie di consumo. Da qui è arrivata la scarsa attenzione normativa.

Carcere e multe

Il cuore della nuova proposta è il riconoscimento per cavalli, pony, muli, asini e bardotti dello status giuridico di animale da affezione, con l’attribuzione della dicitura “Non Dpa“, cioè “Non destinato alla produzione alimentare”.

Se la misura dovesse essere approvata segnerebbe la fine della macellazione degli equidi in Italia. O almeno di quella legale.

Il testo introduce un inasprimento delle pene:

  • reclusione da 3 mesi a 3 anni;
  • multa da 30.000 a 100.000 euro per chi alleva equidi con finalità di macellazione.

La pena aumenta di un terzo se le carni vengono immesse sul mercato. La proposta va a cambiare l’approccio repressivo: non sole sanzioni amministrative, ma norme più severe finendo nel penale per smantellare la filiera.

Tracciabilità obbligatoria per tutti gli equidi

La proposta prevede che, entro due mesi dall’entrata in vigore della legge, tutti gli equidi siano iscritti al Registro anagrafico nazionale e identificati tramite un microchip. Chi non provvede all’iscrizione rischia una multa compresa tra 20.000 e 50.000 euro.

Ogni animale registrato sarà automaticamente classificato come Non Dpa, rendendo giuridicamente illegittima qualsiasi destinazione alla filiera alimentare.

La reazione delle associazioni animaliste

Secondo Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia, l’avvio dell’iter parlamentare rappresenta “un passaggio politico rilevante e atteso”. L’associazione ha documentato negli anni, con inchieste sul campo, gravi violazioni delle norme sul benessere animale negli allevamenti e nei macelli di equini. Così prosegue Cupi:

Il Parlamento ha deciso di affrontare una pratica crudele e opaca, che provoca gravi sofferenze agli animali e pone seri interrogativi anche sul piano della tutela della salute pubblica.

Nel 2023 una petizione promossa dall’organizzazione ha raccolto 247.000 firme.

Fondo per la riconversione degli allevamenti equini

Ma non ci sono solo sanzioni: il pacchetto normativo prevede l’istituzione di un Fondo per la riconversione degli allevamenti di equidi, con una dotazione di 6 milioni di euro l’anno per il triennio 2025-2027. L’obiettivo è accompagnare gli allevatori verso attività alternative: centri di recupero, turismo equestre, ippoterapia, maneggi sociali o altri tipi di allevamento, evitando che il divieto si traduca in un impatto occupazionale secco.

Gli allegati ai disegni di legge, aggiornati al 20 gennaio 2026, fotografano un trend ormai consolidato di riduzione delle macellazioni di equini in Italia:

  • 2012 – 4.609 capi (2.952 dall’estero, 1.657 dall’Italia);
  • 2019 – 3.636 capi (1.304 dall’estero, 2.332 dall’Italia);
  • 2025 – 2.012 capi (567 dall’estero, 1.445 dall’Italia).

Il dato indica un progressivo disimpegno del settore, con una filiera sempre più marginale. Oggi le regioni con il maggior numero di equini macellati risultano:

  • Puglia – 34,32%;
  • Emilia-Romagna – 20,30%;
  • Veneto – 13,67%.