Un’intera categoria rischia il lavoro: le filiali in chiusura

Il futuro è digitale, per questo molti posti di lavoro (in Italia e nel mondo) rischiano di sparire se non ripensati e adattati alle nuove esigenze tecnologiche

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Federica Petrucci

Consulente del lavoro, redattore

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

Il futuro è digitale e, con l’avvento delle nuove tecnologie e l’addio al contante, c’è un’intera categoria di lavoratori che rischia di sparire se alcuni ruoli non vengono ripensati e adattati alle esigenze dell’utenza di riferimento.

Un’intera categoria di lavoratori rischia di sparire

Ogni anno, in Italia, circa 600 sportelli bancomat vengono chiusi. Lo ha dichiarato Alessandro Zollo, amministratore delegato di Pagobancomat spa, che gestisce il circuito Pagobancomat. D’altronde, è vero che il denaro può far girare il mondo, ma è anche vero che il contante sta diventando sempre più un ricordo del passato. E su questo sembrano essere d’accordo anche gli osservatori del mercato, secondo cui – in una società senza contante – ci saranno anche sempre meno filiali bancarie fisiche per gestirlo. Tutto si sposta online, la banca diventa digital e investe sulle nuove tecnologie, il che vuol dire che le operazioni (anche quelle più classiche) saranno accessibili principalmente attraverso computer, smartphone, dispositivi mobili e “super-app”.

I pagamenti contactless, gli acquisti online e le transazioni elettroniche esistono da anni e la loro popolarità è destinata a crescere. La pandemia – come è successo con lo smart working (e qui come potrebbe ancora cambiare) – ha sicuramente accelerato la spinta verso una società senza contanti: la combinazione di restrizioni sociali e insieme alla diffusione del virus tramite contatto (anche attraverso lo scambio di oggetti e cose, come le banconote) è stata per molto tempo una paura reale, tanto da spingere sempre più aziende a affrettarsi a introdurre alternative di pagamento contactless e a spostare online le vendite (con il conseguente boom dell’e-commerce).

Revolut, NuBank e KakaoBank sono solo tre esempi di neo banche che hanno abbandonato le filiali fisiche. Invece, esistono esclusivamente nel regno digitale.

Chiudono gli sportelli ma aumentano i posti di lavoro per gli esperti tech

Per la maggior parte delle istituzioni finanziarie, la trasformazione del digital banking sta richiedendo tempo e molto denaro. Se i clienti e le esigenze del mercato chiedono una versione online di tutti i servizi bancari, bisogna anche dire che la trasformazione del digital banking va oltre la semplice esperienza mobile dell’utente. Ci deve essere, da parte dell’Istituto che vuole continuare a essere competitivo ed efficiente, anche un migliore trattamento dei dati, un monitoraggio dei guadagni, l’implementazione delle piattaforme tecnologiche moderne e nuovi modelli creati appositamente per questo nuovo business.

La maggior parte banche è già consapevole del fatto che la trasformazione digitale richiede un team interfunzionale, guidato da esperti, per raggiungere il successo. Quindi, se da un lato si tagliano i costi riducendo gli sportelli fisici aperti, dall’altro si cercano e assumono professionisti in ambito tech e digital (qui le figure più richieste), per avere un’idea chiara di ciò che sarà necessario per essere pronti per il futuro.

Da qui la necessità di determinare i ruoli per ciascun membro del team e garantire un’implementazione regolare: il cambiamento del back-office è fondamentale per aiutare le istituzioni a ridurre i rapporti di spesa e affrontare le inefficienze della trasformazione digitale. Tuttavia, una riqualificazione del personale, l’aggiornamento delle persone impiegate (allo sportello e non solo) è importante per due motivi: salvare posti di lavoro, ottimizzare le risorse che già si hanno a disposizione per un ecosistema bancario in continua evoluzione.

È importante quindi assumere il talento giusto con le conoscenze e le competenze necessarie per implementare e massimizzare la tecnologia in ogni area, ma il processo di reclutamento e inserimento in azienda richiede tempo e non è detto che garantisca sempre ottimi risultati. Per cui l’alternativa, anche per evitare lo shock del settore impiegatizio, potrebbe essere quella di investire in formazione del personale già assunto. Evitando in questo modo il rischio che un’intera categoria venga sostituito o, addirittura, sparisca completamente.