Lavoro, ecco cosa si chiede al nuovo Governo: dal taglio costi agli stipendi

Nel sondaggio realizzato dall'agenzia per il lavoro Jobtech contrasto al lavoro nero e maggiori tutele ai genitori contano più della sicurezza sul posto di lavoro

Nei giorni in cui tutti gli occhi sono puntati sulla formazione del nuovo Consiglio dei Ministri ci si interroga sugli ambiti in cui questo interverrà prima, considerando le numerose questioni economiche sul tavolo. Per 1 italiano su 2 il nuovo Governo dovrebbe intervenire il prima possibile sulla riduzione dei costi del lavoro, leva che spingerebbe i datori di lavoro ad assumere di più. Al secondo posto, l’aumento degli stipendi che permetterebbe di far fronte all’inflazione galoppante. Queste le priorità sul fronte del mondo del lavoro emerse dall’indagine realizzata dall’agenzia per il lavoro Jobtech su un panel di 1000 persone in ricerca attiva (attualmente disoccupate e non) di età compresa tra i 18 e i 45 anni (Per un confronto vedi anche le priorità indicate dal Ministro Orlando e inserite nel PNRR).

“Chi cerca lavoro oggi ha come priorità l’avere una chance, vuole trovare il suo posto nel mondo – dichiara Angelo Sergio Zamboni, co-founder di Jobtech – ed è chiaro che ritenga fondamentale agevolare il datore di lavoro e metterlo nelle condizioni di assumere. Conta chiaramente lo stipendio, che deve essere però dignitoso: i cosiddetti working poors, persone che pur lavorando non riescono ad uscire dalla soglia di povertà, sono ormai l’11,7% del totale ed è una situazione insostenibile. Le proposte che arrivano sono tutte sensate e comprensibili e ci auguriamo che possano arrivare sul tavolo del prossimo ministro competente. Lato nostro, lavoriamo per ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, con l’obiettivo di far incontrare le aziende che hanno bisogno di personale con i profili più idonei”.

Proposte al nuovo Governo da parte di chi cerca lavoro oggi

Dopo la riduzione dei costi per i datori di lavoro, così da permettere più assunzioni (52,6% degli intervistati) e stipendi più alti per contrastare l’inflazione (43,4% dei rispondenti), al terzo posto tra le questioni da risolvere per migliorare lo stato del lavoro in Italia vi è l’introduzione del salario minimo: una “soglia limite” di salario sotto la quale il datore di lavoro non può scendere, definita dallo Stato e non più dalla contrattazione collettiva. C’è una direttiva europea che invita ogni nazione ad introdurlo, ma in Italia non abbiamo ancora nulla. Tra chi cerca lavoro l’interesse è forte: viene indicata dal 33,6% di chi ha risposto.

Seguono  al quarto posto il contrasto al lavoro irregolare e nero (30,9%) e al quinto maggiori tutele e supporto verso i genitori con figli (21,1%). Scorrendo la lista delle priorità più ricorrenti, si arriva a parlare di smart working, che andrebbe regolarizzato quanto prima per il 19,7% del campione. Tra le richieste anche quella di aumentare la sicurezza sul posto di lavoro (17,1%) e una migliore formazione a livello scolastico, con l’idea che già alle superiori si debbano ricevere le competenze che il mercato ritiene fondamentali (17%). Chiudono la lista due altri temi su cui si è discusso tantissimo, che sembrano però meno strategici per chi sta cercando lavoro oggi: la riduzione del gender gap, il divario salariale tra uomini e donne (14,5%), e una migliore gestione degli stage dei neolaureati e diplomati, con l’abolizione di quelli non pagati e degli extra-curricolari (13,2%).

Il mercato del lavoro nel 2022

Anche il 2022, come lo scorso anno, si sta rivelando un anno a luci e ombre per il mercato del lavoro. I dati forniti dall’agenzia statistica dell’Unione europea (EUROSTAT) ci dicono che l’Italia ha chiuso il 2021 collocandosi al terzo posto nell’UE per percentuali di disoccupati. Con un tasso del 9,5%, eravamo dietro solo alla Spagna (14,8%) e alla Grecia (14,7%). Gli ultimi dati Istat, per fortuna, rilevano miglioramenti: nel secondo trimestre dell’anno il tasso di disoccupazione è sceso all’8%. Parallelamente, secondo i dati di Jobtech nel primo semestre gli annunci sul web sono cresciuti del 20,9%, mentre le persone in ricerca attiva in rete sono aumentate del 12%.