Piano del governo contro il caporalato, aumentano i controlli: cosa si rischia

In alcune regioni il caporalato investe più del 40% dei lavoratori. Il governo pensa a un piano per contrastare il fenomeno

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Il ministero del Lavoro ha annunciato un nuovo piano di misure per combattere il caporalato e il lavoro irregolare nel settore agricolo. La necessità è stata risvegliata dopo la tragica morte di Satnam Singh, il lavoratore indiano coinvolto in un grave incidente sul lavoro e che ha perso la vita per colpa del datore negligente durante il soccorso (che non è avvenuto). Il contesto del caporalato esige forti misure a contrasto, in particolar modo dopo l’ennesimo controllo che ha evidenziato oltre il 65% di irregolarità nelle aziende prese a campione.

Il piano del governo: quali sono le misure annunciate

Le novità principali riguardano un aumento dei controlli. Il ministero ha previsto l’assunzione di 514 nuovi ispettori:

  • 403 dall’INPS
  • 111 dall’INAIL.

Gli ispettori hanno, e avranno anche in futuro, il compito di verificare la regolarità dei contratti di lavoro dei braccianti e, nel caso di lavoratori stranieri, l’adeguatezza dei permessi di soggiorno.

Sarà anche istituita una banca dati degli appalti, che conterrà informazioni su tutte le aziende della filiera agroalimentare. La banca dati degli appalti sarà accessibile ai Carabinieri, alla Guardia di finanza, all’Ispettorato del lavoro e all’Inail, con l’obiettivo di favorire la condivisione delle informazioni tra enti locali, forze dell’ordine e organizzazioni nazionali come Inps e Inail.

Le misure annunciate rappresentano un passo verso il contrasto del caporalato, un fenomeno endemico nel settore agricolo italiano. L’assunzione di nuovi ispettori e la creazione di una banca dati degli appalti sono azioni concrete, ma la loro reale efficacia dipenderà dall’implementazione e dalla continuità delle azioni intraprese.

Nuovi criteri di appalto: il rischio sanzioni

Per ottenere un appalto, le aziende dovranno rispettare una serie di criteri stabiliti dal ministero del Lavoro. Il focus è sul rispetto dei contratti. In caso di violazione delle norme, le aziende rischieranno sanzioni amministrative comprese tra 5.000 e 15.000 euro e saranno escluse per un anno dalla “Rete del lavoro agricolo di qualità”, una lista gestita dall’Inps che identifica gli imprenditori rispettosi delle norme sul lavoro e i contratti.

L’aumento dei controlli e l’inasprimento delle sanzioni vogliono scoraggiare le pratiche illegali. Le sanzioni economiche, seppur rilevanti, potrebbero non essere sufficienti a dissuadere le aziende più recidive. Come per la sicurezza nel settore edilizio, il governo potrebbe pensare all’inclusione in programmi di rieducazione per gli imprenditori, ma anche aggiungere incentivi per le aziende che rispettano le norme.

Operazione di vigilanza: 66,45% di irregolarità

Un analisi significativa per comprendere il fenomeno e la sua ramificazione può essere fatta dall’operazione di vigilanza del 3 luglio 2024. La ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone l’ha definita “la più grande operazione di vigilanza in agricoltura in un’unica giornata”.

L’operazione ha coinvolto 690 carabinieri e 550 ispettori, per un totale di 1.240 unità che hanno ispezionato 310 aziende agricole nelle province di Latina, L’Aquila, Torino, Cuneo, Rieti e Caltanissetta.

I risultati dell’operazione sono stati significativi:

  • il 66,45% delle aziende controllate è risultato irregolare (206 su 310);
  • su 2.051 lavoratori impiegati, 216 erano completamente in nero (10,53%);
  • un quarto dei lavoratori extracomunitari (39,18%) risultava irregolare
  • su 786 rintracciati durante le ispezioni, 308 erano completamente in nero e 22 privi di permesso di soggiorno.

Sono state comminate ammende e sanzioni per un totale di 1,686 milioni di euro, mentre sono state sospese 128 attività imprenditoriali con multe per 250.800 euro, di cui 60 per lavoro in nero e 51 per gravi violazioni sulla sicurezza. Inoltre, 171 persone sono state deferite all’autorità giudiziaria per attività di rilevanza penale, tra cui 157 responsabili aziendali che hanno violato la normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono stati emessi due provvedimenti di sequestro e impartite 382 prescrizioni, con dieci persone contestate per il reato di caporalato.

Che cos’è il caporalato?

Il fenomeno del caporalato è profondamente radicato in alcune regioni italiane, dove il lavoro irregolare rappresenta una realtà diffusa. Le statistiche fornite nel rapporto “Agromafie e caporalato” del 2022 e i risultati dell’operazione di vigilanza del 3 luglio 2024 evidenziano la gravità della situazione. Affrontare questo problema richiede non solo controlli più rigorosi, ma anche interventi strutturali che incidano sulle cause profonde del fenomeno, come la precarietà economica e la mancanza di alternative legali per i lavoratori stranieri.

Sempre secondo il rapporto “Agromafie e caporalato”, pubblicato dall’osservatorio Placido Rizzotto del sindacato CGIL, circa 230.000 persone sono sfruttate nei campi italiani, rappresentando un quarto di tutti i braccianti. L’incidenza del lavoro irregolare è particolarmente elevata in regioni come Puglia, Sicilia, Campania, Calabria e Lazio, dove si stima che oltre il 40% dei lavoratori agricoli abbia un contratto irregolare o non abbia alcun contratto. Anche nelle regioni del Nord, il tasso di irregolarità resta alto, oscillando tra il 20% e il 30%.

Esiste poi il fenomeno del lavoro “grigio”. Mentre molti braccianti vengono assunti in nero perché stranieri senza permesso di soggiorno – giunti in Italia grazie a intermediari a cui pagano per il viaggio e altri servizi come la ricerca di una casa in affitto – altri lavoratori rientrano nel cosiddetto lavoro “grigio”, ossia vengono assunti regolarmente per un massimo di 102 giornate lavorative in due anni, il che permette loro di richiedere la disoccupazione agricola. In realtà questi sono spesso costretti a lavorare il doppio delle ore, talvolta anche tutto l’anno e senza riposo.

Oltre alle misure repressive sopra riportate, è quindi fondamentale promuovere politiche di prevenzione e inclusione sociale come programmi di formazione e integrazione per i lavoratori stranieri che possano offrire loro alternative al lavoro irregolare.