Concorsi tutti a Roma: quanto costano davvero e quanto arricchiscono la Capitale

Negli ultimi anni la PA ha ricominciato a fare selezioni pubbliche, che sembrano aver luogo quasi tutte nel Lazio, in particolare a Roma

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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I concorsi pubblici in Italia sono sempre stati al centro del dibattito sociale: da un lato la promessa di meritocrazia e stabilità lavorativa, dall’altro la retorica diffusa secondo cui tutti i concorsi nazionali si svolgono a Roma. E quindi che per partecipare bisogna recarsi nella Capitale.

Da un lato quello che doveva essere un principio di uguaglianza formale, come la partecipazione a un concorso, rischia di diventare un fattore di disparità economica, penalizzando chi non ha risorse da spendere per un viaggio o una notte in albergo. In più, c’è l’idea che Roma accentri la maggior parte delle procedure selettive a causa della presenza di ministeri ed enti statali.

Concorso pubblico fuori regione: i costi sommersi

Può sembrare scontato, ma partecipare a un concorso pubblico fuori dalla propria regione comporta una spesa che spesso non viene considerata nel dibattito pubblico. Per chi vive fuori dal Lazio, arrivare a Roma non è solo una questione di tempo, ma anche di soldi. Anche perché il costo della vita è aumentato insieme all’inflazione galoppante.

Prendiamo il caso del maxi-concorso del 2025 per il Comune di Roma: ci sono state 67.000 domande presentate da tutta Italia. Ora immaginiamo che tra il 65% e il 75% di queste domande arrivi da fuori Regione Lazio, una stima prudente basata su numeri rilevabili dal Ripam e dalla piattaforma concorsuale InPa.

Ecco una media realistica delle spese di ciascun candidato non residente nel Lazio:

  • 90 euro, circa, per trasporti (treno, aereo low budget o bus);
  • 105 euro, circa, per il soggiorno (notte in hotel o altra soluzione);
  • 60 euro, circa, per pasti e consumi;
  • 20 euro, circa, per spese accessorie.

Il totale stimato è di circa 275 euro a persona.

Non una cifra così esigua quando si pensa che molti aspiranti partecipano a più concorsi all’anno e che questo non è un costo detraibile o rimborsabile. Per chi vive con un budget ristretto, può diventare un vero e proprio ostacolo.

Indotto economico dei concorsi pubblici per Roma

Il movimento di persone causato dalle selezioni di ministeri ed enti è capace di generare una vera e propria voce di entrata per la città di Roma.

Le stime parlano chiaro: tra il 2021 e il 2025, i concorsi pubblici svolti con sede centrale a Roma hanno generato tra 250.000 e 500.000 presenze di candidati provenienti da altre regioni. Moltiplichiamo questo dato per la spesa media prudenziale di 275 euro e otteniamo tra 70 e 140 milioni di euro soltanto in spesa diretta dei partecipanti.

E se aggiungiamo l’indotto derivato da ristoranti, taxi, trasporti urbani e servizi vari, il totale potrebbe facilmente superare 150 milioni di euro nell’arco di cinque anni.

Il Lazio e Roma sono davvero sovrarappresentati nei concorsi pubblici?

È vero che Roma è spesso sede di prove centrali. È la Capitale, la sede dei ministeri, degli enti centrali, di gran parte dei nodi gestionali della Pubblica Amministrazione. Ma è altrettanto vero che non tutti i concorsi si svolgono lì e che, negli ultimi anni, molte prove preselettive o scritte sono state distribuite in altre città italiane per motivi logistici, di costi e soprattutto di accessibilità.

Detto questo, quando le prove finali o decisive vengono tenute nella Capitale, i numeri non mentono. Circa il 65–75% dei partecipanti alle prove svolte a Roma proviene da fuori regione. La maggioranza dei candidati, inoltre, compie spostamenti significativi, con tutte le conseguenze economiche che ne derivano.

Quindi sì: Roma è più presente di altre città quando si parla di sedi centrali. Questo non deve però far dimenticare che il sistema si sta muovendo verso il decentramento e si apre a soluzioni digitali. Resta il fatto che a prescindere dalle delocalizzazioni su base regionale penalizzano chi non ha risorse economiche sostanziose, cosa che meriterebbe una riflessione più ampia sul piano sociale. Perché se l’accesso ai concorsi è formalmente meritocratico, nella pratica è condizionato da costi di trasferta e permanenza.