Tim, accordo con Fastweb+Vodafone per realizzare oltre 6mila torri 5G

L'intesa non vincolante innesca un'accelerazione sulle telecomunicazioni di quinta generazione in Italia. Le società agiranno come "anchor tenant", cioè come principali utilizzatori della rete, ma apriranno all'affitto ad altri operatori

Foto di Maurizio Perriello

Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

Pubblicato:

Chiedi all'AI

Strategia a tutto 5G. Tim punta forte sulla tecnologica di quinta generazione firmando un accordo con Fastweb+Vodafone. L’obiettivo dichiarato è quello di realizzare almeno 6.000 nuove torri 5G per incrementare la copertura nazionale e ridurre i costi industriali.

L’intesa, ancora non vincolante, prevede la creazione di una joint venture partecipata in modo paritetico dai due gruppi.

Cosa prevede la joint venture sulle torri 5G

Le torri realizzate nell’ambito della joint venture fra Tim e Fastweb+Vodafone saranno utilizzate in primis dalle aziende, ma il modello scelto è quello del cosiddetto “open access”. Le infrastrutture passive per telefonia mobile si potranno cioè affittare anche ad altri operatori, replicando uno schema già diffuso nei principali mercati europei.

In una fase successiva è previsto anche l’ingresso di investitori terzi, allo scopo di rendere più efficiente la struttura del progetto. Le attività di costruzione delle torri 5G seguiranno un piano di sviluppo articolato su più anni.

Perché TIM e Fastweb+Vodafone accelerano sul 5G in Italia

L’intesa risponde a una necessità industriale chiara: ridurre i costi e velocizzare lo sviluppo della rete 5G. Il mercato italiano delle telecomunicazioni è tra i più competitivi d’Europa, con prezzi bassi e margini compressi. Una dinamica che ha indotto una progressiva erosione dei ricavi negli ultimi 15 anni.

La condivisione delle infrastrutture, in tal senso, consente di evitare duplicazioni di investimento, consentendo di destinare le risorse “risparmiate” allo sviluppo tecnologico. Le stesse aziende sottolineano come l’obiettivo sia “allineare i costi alla media europea”, mantenendo standard elevati di qualità.

In parallelo, la joint venture si inserisce in un percorso già avviato nel solco del cosiddetto Ran sharing, ossia la condivisione di parti attive della rete di telecomunicazioni che punta a migliorare la copertura soprattutto nelle aree meno popolate.

Quante torri 5G verranno costruite in Italia e in quanto tempo

Come accennato, il piano industriale prevede la costruzione progressiva delle torri 5G lungo un arco temporale pluriennale. Al momento non è stata indicata una scadenza precisa, ma lo sviluppo sarà graduale e subordinato alle autorizzazioni delle autorità regolatorie.

Le due società agiranno come “anchor tenant”, cioè come principali utilizzatori della rete, impegnandosi a stipulare contratti di lungo periodo. Questo fattore garantisce stabilità economica al progetto e ne facilita il finanziamento.

Il progetto di Tim e Fastweb+Vodafone segna inoltre un ritorno alla costruzione diretta di infrastrutture, dopo anni in cui gli operatori avevano preferito cedere le torri a società specializzate per fare cassa.

Gli effetti su Inwit e sul mercato delle telecomunicazioni

La notizia ha avuto un impatto immediato in Borsa. Il titolo Inwit, principale operatore italiano di torri 5G e partecipato dagli stessi operatori, ha registrato forti ribassi arrivando a perdere oltre il 20% nelle prime fasi di contrattazione.

Il motivo è evidente. Tim e Fastweb+Vodafone sono tra i principali clienti della società e la creazione di una nuova infrastruttura concorrente rischia proprio di ridurre la dipendenza da Inwit, indebolendone il potere contrattuale.

Gli analisti vedono nell’operazione anche un tentativo di rinegoziare i contratti esistenti, giudicati onerosi per gli operatori. Molti di questi resteranno in vigore fino al 2038.