Saldi invernali 2026, il calendario completo delle regioni: le regole sugli sconti

Quando iniziano i saldi invernali 2026: il calendario regione per regione, le eccezioni e le regole su prezzi e sconti

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Con l’inizio del nuovo anno tornano i saldi invernali, uno degli appuntamenti più attesi dai consumatori. Per il 2026, come avviene ormai da diversi anni, la data di riferimento per l’avvio degli sconti è fissata nei primi giorni di gennaio, ma non tutte le Regioni seguono lo stesso calendario. In alcune aree d’Italia, infatti, i saldi iniziano in anticipo o vengono differenziati in base alle caratteristiche del territorio. Per la maggior parte del Paese, i saldi invernali 2026 partono sabato 3 gennaio. Da quella data, negozi e attività commerciali possono applicare ribassi sui prezzi secondo le regole previste dalla normativa nazionale e regionale. Restano però alcune eccezioni che vale la pena conoscere per organizzare gli acquisti in modo consapevole.

Perché le date non sono uguali in tutta Italia

La possibilità di anticipare o modulare l’inizio dei saldi deriva dalle competenze attribuite alle Regioni in materia di commercio. Gli indirizzi unitari approvati nel 2011 indicano come riferimento il primo giorno feriale antecedente l’Epifania, lasciando però spazio a deroghe legate alle specificità territoriali.

In questo quadro rientrano sia l’anticipo della Valle d’Aosta sia l’autonomia riconosciuta alle Province di Trento e Bolzano. Per i consumatori, queste differenze possono rappresentare un’opportunità, soprattutto per chi vive in zone di confine o è disposto a spostarsi per approfittare prima delle riduzioni di prezzo.

Il calendario dei saldi regione per regione

Il calendario dei saldi invernali 2026 prevede un avvio quasi uniforme al 3 gennaio, con differenze soprattutto nella durata. In Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Molise, Puglia, Sardegna, Toscana e Umbria i saldi partono il 3 gennaio e durano 60 giorni. In Basilicata gli sconti vanno dal 3 gennaio al 1° marzo. In Friuli Venezia Giulia il periodo si estende dal 3 gennaio al 31 marzo.

Nel Lazio la durata è più contenuta, con sei settimane di saldi a partire dal 3 gennaio. In Liguria il periodo va dal 3 gennaio al 16 febbraio, per un totale di 45 giorni. In Lombardia i saldi terminano il 3 marzo, mentre nelle Marche il periodo si chiude il 1° marzo. In Piemonte la durata è di otto settimane.

In Sicilia gli sconti partono il 3 gennaio e si protraggono fino al 15 marzo. In Veneto il periodo previsto va dal 3 gennaio al 28 febbraio. La Valle d’Aosta conferma l’anticipo al 2 gennaio, con saldi attivi fino al 31 marzo. Questo il calendario completo:

Regioni Saldi
Abruzzo 3 gennaio per 60 giorni
Basilicata 3 gennaio1 marzo
Calabria 3 gennaio per 60 giorni
Campania 3 gennaio per 60 giorni
Emilia-Romagna 3 gennaio per 60 giorni
Friuli Venezia Giulia 3 gennaio31 marzo
Lazio 3 gennaio per 6 settimane
Liguria 3 gennaio16 febbraio (45 giorni)
Lombardia 3 gennaio3 marzo
Marche 3 gennaio1 marzo
Molise 3 gennaio per 60 giorni
Piemonte 3 gennaio per 8 settimane
Puglia 3 gennaio per 60 giorni
Sardegna 3 gennaio per 60 giorni
Sicilia 3 gennaio15 marzo
Toscana 3 gennaio per 60 giorni
Umbria 3 gennaio per 60 giorni
Valle d’Aosta 2 gennaio31 marzo
Veneto 3 gennaio28 febbraio
Provincia autonoma di Trento per 60 giorni (periodi determinati dai commercianti)
Provincia autonoma di Bolzano 8 gennaio5 febbraio (in molti distretti)
oppure 7 marzo4 aprile (in alcune aree turistiche)

Le regole sui prezzi durante i saldi

Si ricorda che i negozi sono tenuti a indicare in modo chiaro il prezzo originario, quello scontato e la percentuale di riduzione applicata. Lo sconto deve essere calcolato sul prezzo più basso praticato nei 30 giorni precedenti l’avvio dei saldi. In caso di difetto, il consumatore ha diritto alla sostituzione o al rimborso. Nei negozi fisici, invece, il cambio per altri motivi non è obbligatorio e dipende dalle politiche del singolo esercente, che spesso prevede l’emissione di buoni spesa.