Riscaldamento, gli obblighi di controllo fra manutenzione ordinaria e prova dei fumi

La manutenzione ordinaria dell'impianto di riscaldamento e il controllo dei fumi hanno finalità e scadenze diverse

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Con l’arrivo della stagione fredda, torna l’attenzione sulla manutenzione degli impianti di riscaldamento. Controllare la caldaia non è soltanto una questione di efficienza e consumi: per gli impianti termici sono previsti obblighi di manutenzione e verifiche periodiche, il cui mancato rispetto può comportare sanzioni amministrative fino a 3.000 euro.

La normativa di riferimento è il D.P.R. 74/2013, che disciplina i controlli e la manutenzione degli impianti termici.

Manutenzione ordinaria e controllo dei fumi, le differenze

Il primo intervento è la manutenzione ordinaria, che comprende la verifica dei parametri di funzionamento, le regolazioni e la pulizia dell’apparecchio. Il tecnico controlla le componenti più esposte all’usura e verifica che la caldaia funzioni correttamente.

Il controllo dei fumi, invece, è una verifica dell’efficienza energetica e della combustione. Permette di misurare parametri come il tiraggio, la regolazione del bruciatore, la temperatura dei fumi e i valori di monossido di carbonio e anidride carbonica.

La manutenzione ordinaria non ha una periodicità annuale uguale per tutti gli impianti stabilita in via generale dalla normativa nazionale. Bisogna seguire le indicazioni dell’installatore e del produttore riportate nel libretto d’uso e manutenzione. In mancanza di istruzioni, si può fare riferimento alle norme tecniche Uni e Cei.

Ogni quanto bisogna controllare la caldaia

Per il controllo di efficienza energetica, le indicazioni generali sono le seguenti (fermo restando che possono essere previste altre disposizioni regionali):

Tipo di impianto Potenza termica Controllo
combustibile liquido o solido fino a 100 kW ogni 2 anni
gas metano o Gpl fino a 100 kW ogni 4 anni
combustibile liquido o solido oltre 100 kW ogni anno
gas metano o Gpl oltre 100 kW ogni 2 anni

Quanto costa la revisione della caldaia

La spesa dipende dal tipo di intervento. Le cifre, indicativamente:

  • manutenzione ordinaria – da 90 a 140 euro;
  • controllo dei fumi – da 60 a 90 euro;
  • bollino blu – 13 euro per gli impianti con potenza inferiore a 35 kW.

Bollino blu e verde

Al termine dei controlli, il tecnico abilitato compila i documenti e registra gli interventi sul libretto dell’impianto. Il rapporto di controllo attesta le verifiche effettuate e, quando previsto, viene accompagnato dal bollino.

Il bollino blu è indicato per gli impianti termici con potenza inferiore a 35 kW. Il bollino verde riguarda i generatori di calore con potenza compresa tra 35 e 350 kW. Il contrassegno riporta un codice identificativo e viene utilizzato nella documentazione relativa al controllo.

Chi paga i controlli se la casa è in affitto

In un’abitazione in affitto, le responsabilità economiche sono ripartite tra proprietario e inquilino. In base alle indicazioni richiamate dall’articolo 1576 del Codice civile, il locatore deve sostenere le riparazioni necessarie per mantenere l’immobile idoneo all’uso, compresa la sostituzione della caldaia o dei componenti diventati inefficienti a causa dell’usura.

All’inquilino spettano invece, salvo diverso accordo, le spese relative alla manutenzione ordinaria e al controllo dei fumi. Negli edifici con riscaldamento centralizzato, la gestione della manutenzione dell’impianto compete all’amministratore di condominio.

Caldaia non controllata, multe salate

Chi non effettua i controlli obbligatori sulla caldaia rischia una sanzione amministrativa da 500 a 3.000 euro. Inoltre le verifiche possono far emergere irregolarità nella documentazione o nel libretto dell’impianto, che andranno sanate.