Come ottenere un prestito personale con la partita Iva e cosa valutare

Ottenere un prestito con la partita Iva è possibile, ma servono requisiti chiari: un reddito dimostrabile ed eventuali garanzie in aggiunta

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Alessandra Di Bartolomeo

Giornalista di economia

Giornalista esperta di risparmio, ha maturato una vasta esperienza nella divulgazione di questioni economiche.

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Le partite Iva attive in Italia sono oltre 5 milioni secondo i dati forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi al 2023. Di queste, la percentuale più alta, ovvero il 22%, appartiene al settore del commercio mentre circa il 12% alle attività professionali tecniche e scientifiche.

Possedere una partita Iva significa lavorare in autonomia in quanto con essa è possibile scegliere i clienti e organizzare gli orari come meglio si crede. Tale libertà, però, comporta anche alcune difficoltà se si vuole richiedere un prestito personale.

Il motivo è che l’iter può essere più complesso e la documentazione da presentare maggiore.

Oggi è più facile ottenere un prestito con la partita Iva

Il lavoratore autonomo e il libero professionista non hanno un datore di lavoro e operano entrambi con la partita Iva.

Nella categoria dei liberi professionisti rientrano ad esempio:

  • i giornalisti freelance;
  • i personal trainer:
  • i tutor privati;
  • i procacciatori d’affari;
  • gli avvocati, gli ingegneri o gli architetti con uno studio personale;
  • i commercialisti, ragionieri e consulenti fiscali autonomi;
  • i consulenti finanziari;
  • i lavoratori che offrono dei servizi online.

In quella dei lavoratori autonomi, invece, figure come gli artigiani, i commercianti, i piccoli imprenditori.

Entrambe le categorie hanno delle entrate che dipendono:

  • dai clienti;
  • dai progetti;
  • dai periodi dell’anno.

In passato per tali professionisti era più difficile ottenere un prestito personale mentre negli ultimi anni la situazione è cambiata.

Il motivo è che in Italia, come emerge dall’analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, ci sono più di 5 milioni di lavoratori autonomi. Inoltre, il nostro Paese all’interno dell’Unione Europea è quello con il più alto numero di occupati in proprio.

Le banche e le finanziarie non possono quindi ignorare una quota così ampia di potenziali clienti, per cui erogano più finanziamenti rispetto al passato, anche se con controlli più approfonditi. Spesso, però, viene anche richiesta una garanzia maggiore.

Quali sono i requisiti da rispettare per chiedere un prestito?

Ma quali sono i requisiti per ottenere un prestito personale?

Innanzitutto l’età che parte dai 18 anni. Il limite massimo al termine del piano di ammortamento, invece, è diverso a seconda dell’istituto di credito o della finanziaria che si sceglie. Con Mister Credit e Creditis, ad esempio, non può superare rispettivamente i 75 e i 77 anni.

È importante poi avere un reddito che sia abbastanza stabile nel tempo. Il motivo è che per valutare la capacità finanziaria del cliente, le banche e le finanziarie spesso richiedono la dichiarazione dei redditi degli ultimi tre anni.

Questo permette infatti loro di osservare l’andamento dell’attività economica e capire se il reddito sia sufficiente a sostenere le rate del finanziamento.

Qualora l’importo che si richiede sia troppo elevato, potrebbe essere necessaria la firma di un garante che a sua volta dovrà mostrare il suo reddito.

Quali documenti servono per ottenere un prestito personale

I liberi professionisti  e i lavoratori autonomi titolari di partita Iva per chiedere un prestito personale devono presentare una serie di documenti fondamentali. Grazie ad essi, infatti, gli istituti di credito o le finanziarie possono analizzare in modo dettagliato la situazione economica dei chi effettua la richiesta.

I principali da presentare sono quelli identificativi come la carta di identità o qualsiasi altro documento di riconoscimento e il codice fiscale.

Sono poi richiesti quasi sempre:

  • lo stato di famiglia e il certificato di residenza che sono utili per sapere qual è la composizione del nucleo familiare e confermare il domicilio;
  • la bolletta più recente di un’utenza domestica o un estratto conto aggiornato che servono a dimostrare la corrispondenza tra il luogo di residenza dichiarato e quello effettivo;
  • gli ultimi tre modelli unici dato che le entrate degli autonomi possono variare da un anno all’altro.

Per avere un prestito personale è fondamentale, inoltre, non essere stati segnalati al Crif come:

  • cattivi pagatori;
  • ritardatari nei pagamenti;
  • insolventi.

Avere una posizione pulita per il Crif è spesso una garanzia importante quanto la documentazione di reddito.

Se tutta la documentazione su indicata è completa, i modelli unici mostrano un reddito sufficiente e la posizione creditizia è regolare, l’erogazione del prestito personale solitamente avviene senza difficoltà.

Quali somme si possono ottenere con un prestito personale?

Gli autonomi o i liberi professionisti che chiedono un prestito solitamente ottengono degli importi più contenuti rispetto ad un lavoratore dipendente.

Ad esempio, il prodotto offerto a chi ha una partita Iva da Poste Italiane prevede importi che vanno da 5.000 a 40.000 euro con una durata da 24 a 96 mesi mentre quello proposto da Credito Più arriva fino a 60.000 euro in 120 mesi.

Quali dati verificare prima di sottoscrivere un contratto

Prima di sottoscrivere un prestito personale se si è titolari di partita Iva è importante verificare alcuni dati:

  • i tassi di interesse;
  • le spese istruttorie;
  • i costi.

Inoltre, è fondamentale confrontare le diverse offerte e leggere con attenzione il contratto.

Si può chiedere un prestito se la partita Iva si è aperta da poco?

Anche nel caso in cui la partita Iva si sia aperta da poco tempo è possibile chiedere un prestito. La valutazione, però sarà più complessa in quanto mancherà una vera documentazione di reddito.

Nel caso in cui gli istituti di credito o le finanziarie reputino che il reddito sia insufficiente si potrà chiedere una garanzia esterna e rivolgersi, ad esempio, ad associazioni di categoria come la Confersercenti o la Confcommercio.

Tali realtà aiutano infatti i professionisti ad accedere al credito mediante i Confidi che sono organismi che offrono garanzie alle banche e sono regolati dal Testo Unico Bancario come stabilito bel D.Lgs numero 385 del 1993.

Cosa cambia per chi è in regime forfettario

È possibile chiedere un prestito anche se si ha una partita Iva in regime forfettario.

Si tratta di un regime fiscale agevolato pensato per i liberi professionisti, i lavori autonomi e le microimprese che hanno dei ricavi bassi, che prevede un’aliquota del 15% che può scendere anche al 5% per i primi 5 anni e se si rispettano alcuni requisiti come l’inizio di una nuova attività.

I ricavi di chi ha questa tipologia di partita Iva sono di solito più contenuti, per cui le banche tendono a concedere dei finanziamenti di importi non troppo alti, in linea con la capacità di rimborso che il professionista può dimostrare.

L’istituto di credito anche in questo caso per erogare il finanziamento valuta:

  • i documenti reddituali degli ultimi anni;
  • la regolarità dei pagamenti;
  • la stabilità dell’attività.