Vortice polare in Italia, danni all’economia in aumento per il clima estremo

L’indebolimento del vortice polare può aumentare instabilità, eventi estremi e costi economici in un Paese già fragile

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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L’Italia entra in una nuova fase di instabilità climatica mentre il vortice polare infuria.

Il tema non è puramente atmosferico, dal momento che il clima sempre più estremo ha gravi ripercussioni sull’economia.

Cos’è il vortice polare

Il 2025 ha confermato che il cambiamento climatico non è più un’emergenza episodica, ma una condizione strutturale che incide sull’economia, sulle infrastrutture e sulla sicurezza dei territori.

Secondo i dati più recenti, lungo la Penisola si sono registrati 139 allagamenti da piogge intense, 86 episodi di danni da vento e 37 esondazioni fluviali.

Una pressione continua che ha colpito città industriali, porti, aree turistiche e nodi logistici. In questo scenario, il possibile indebolimento del vortice polare nelle prossime settimane rischia di accentuare ulteriormente la volatilità meteorologica, aumentando l’esposizione ai danni.

Il vortice polare è una vasta area di bassa pressione che si forma in inverno sopra l’Artico, estendendosi dalla troposfera alla stratosfera. Quando è compatto e stabile, mantiene il freddo confinato alle alte latitudini. Quando invece si indebolisce o si frammenta, come può avvenire in seguito a riscaldamenti stratosferici improvvisi, le masse d’aria fredda possono scendere verso le medie latitudini, coinvolgendo anche l’Europa e il Mediterraneo.

Le analisi atmosferiche indicano segnali di disturbo del vortice polare nella seconda metà dell’inverno, con una possibile maggiore ondulazione delle correnti. Tradotto in termini concreti: alternanza di fasi fredde, irruzioni d’aria artica, precipitazioni intense e forti venti. Non è necessariamente sinonimo di freddo continuo, ma di tempo più estremo e instabile, con picchi difficili da gestire.

I rischi per l’Italia

Per l’Italia il nodo non è soltanto la temperatura, ma la combinazione tra freddo, piogge intense, vento e neve a bassa quota, soprattutto su territori già vulnerabili. Le città più colpite dagli eventi estremi nel 2025 (come Genova, Milano e Palermo) mostrano come il rischio non sia più circoscritto a singole aree fragili. A livello regionale, Lombardia, Sicilia e Toscana guidano una classifica che fotografa un Paese intero sotto stress.

In questo contesto, un vortice polare più debole può favorire:

  • precipitazioni improvvise e concentrate, con nuovi allagamenti urbani;
  • raffiche di vento capaci di danneggiare edifici, reti elettriche e trasporti;
  • nevicate tardive o gelo, con impatti su agricoltura e logistica.

I costi per l’economia

Uno degli effetti meno visibili ma più onerosi dei danni climatici riguarda le infrastrutture. Nel 2025 si sono contati 24 episodi di danni e ritardi al trasporto ferroviario e pubblico locale. Ogni interruzione genera un effetto a catena: ore di lavoro perse, rallentamenti produttivi, disservizi per pendolari e turismo. Se le dinamiche del vortice polare dovessero accentuare l’instabilità, questo capitolo di spesa è destinato a crescere.

Il problema è sistemico: infrastrutture progettate per un clima che non esiste più, sottoposte a sollecitazioni sempre più intense e frequenti.

E la crisi climatica ha un impatto diretto sulla crescita: danni materiali, interruzioni produttive, aumento dei costi assicurativi e incertezza sugli investimenti colpiscono soprattutto le imprese più esposte e le filiere logistiche. Secondo Legambiente, l’Italia continua a muoversi in ritardo, con azioni di adattamento frammentate e una gestione ancora troppo emergenziale.

Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvato a fine 2023, resta in gran parte inattuato per mancanza di risorse. Le 361 misure previste rischiano di rimanere sulla carta proprio mentre l’instabilità atmosferica, amplificata anche dalle dinamiche del vortice polare, rende evidente il costo dell’inazione.

I danni del cambiamento climatico nel mondo

Nel 2025 i principali disastri climatici nel mondo hanno superato 120 miliardi di dollari di danni secondo un nuovo rapporto di Christian Aid, Counting the Cost 2025, colpendo tutti i continenti. Una cifra in linea con i danni dei disastri climatici registrati l’anno prima. Ondate di calore, incendi, siccità e tempeste mostrano come gli eventi estremi non siano anomalie isolate, ma l’espressione di un sistema climatico sempre più instabile.

Per l’Italia, già esposta a fragilità idrogeologiche e a un patrimonio infrastrutturale vulnerabile, questo significa entrare in una fase in cui ogni episodio atmosferico intenso può trasformarsi in un danno economico rilevante.