Quando si investono i propri risparmi, una parte del guadagno va allo Stato sotto forma di tassazione sulle rendite finanziarie. In Italia l’imposta varia a seconda del prodotto che si sceglie. Quali sono dunque le aliquote principali e perché esistono differenze tra i vari strumenti? E, soprattutto, a chi conviene un determinato prodotto e in quali casi può risultare più vantaggioso investirvi?
Indice
Cos’è la tassazione sulle rendite finanziarie
La tassazione sulle rendite finanziarie è l’imposta che si paga sui guadagni ottenuti dagli investimenti come interessi, dividendi e plusvalenze. Queste ultime sono i profitti che si realizzano quando si vende un investimento a un prezzo superiore a quello di acquisto.
Dal 2012 nel nostro Paese è in vigore un sistema di imposta sostitutiva che tassa questa tipologia di redditi con delle aliquote fisse. Le principali sono:
- del 26% che si applica alla maggior parte degli strumenti finanziari moderni come le azioni;
- del 12,5% agevolata, valida soprattutto per strumenti considerati più sicuri come i titoli di Stato italiani.
Tale distinzione esiste perché lo Stato vuole rendere più vantaggiosi gli investimenti in titoli di Stato rispetto ad altri prodotti finanziari.
I prodotti che godono di tassazione agevolata al 12,5%
Alcuni investimenti in Italia godono di un’aliquota agevolata del 12,5 %, molto più bassa rispetto alla maggior parte degli altri investimenti finanziari.
Si applica:
- ai buoni postali, emessi da Cassa Depositi e Prestiti e collocati sul mercato da Poste Italiane;
- ai titoli di Stato italiano come i Btp, i Bot, i Cct e i CtzM;
- ai titoli di Stato esteri inclusi nella white list dell’Agenzia delle Entrate.
Per chi non lo sapesse, la white list è un elenco di Paesi con i quali l’Italia ha accordi di scambio di informazioni fiscali. I titoli di Stato emessi da quegli stati possono essere equiparati ai fini fiscali ai titoli di Stato nostrani.
I prodotti elencati sono ideali per chi:
- vuole pagare meno tasse sui risparmi;
- cerca degli investimenti più sicuri di azioni o fondi;
- desidera una rendita stabile senza troppe oscillazioni.
Il rendimento è però più basso di altri investimenti. Proprio per questo chi investe deve valutare se la minore tassazione compensa il rendimento più contenuto.
Quali sono i prodotti tassati al 26%
La maggior parte degli investimenti più comuni è soggetto a un’aliquota standard del 26%. Viene applicata sia sui redditi da capitale che sulle plusvalenze.
Tra i prodotti soggetti a tale imposta ci sono:
- le azioni italiane ed estere;
- le obbligazioni societarie;
- gli Etf e i fondi comuni;
- i conti deposito;
- le polizze assicurative con componente finanziaria.
Tali strumenti di investimento sono indicati per chi:
- punta su rendimenti più alti e accetta una tassazione maggiore;
- investe per un periodo più lungo;
- vuole diversificare il portafoglio puntando su più tipologie di investimenti.
Perché è importante un portafoglio bilanciato
La scelta su dove mettere i soldi dipende dagli obiettivi finanziari, dall’attitudine al rischio e dall’orizzonte temporale.
L’ideale è creare un portafoglio bilanciato, come suggerisce anche Warren Buffet, perché consente di combinare diverse classi di investimento riducendo il rischio complessivo senza rinunciare alla possibilità di ottenere rendimenti nel lungo periodo.
Una buona diversificazione aiuta infatti ad assorbire meglio le oscillazioni del mercato e ad alleggerire l’incertezza emotiva che accompagna spesso le fasi di ribasso.
Ecco degli esempi su come si può suddividere il capitale in base al profilo dell’investitore.
Nel caso di un portafoglio conservativo, si potrebbe destinare circa il 70% in strumenti a basso rischio come i Btp o altri titoli di Stato, il 20% in Etf obbligazionari e il 10% in ETF azionari globali. In questo modo si privilegia la stabilità mantenendo però una piccola esposizione alla crescita dei mercati azionari.
Qualora, invece, si scelga un portafoglio orientato alla crescita, la distribuzione potrebbe essere diversa:
- 50% in Etf azionari globali;
- 25% in azioni con un buon profilo di crescita;
- 15% in strumenti a basso rischio;
- 10% in liquidità (parte del capitale lasciato in strumenti molto sicuri e facilmente disponibili come i libretti postali o i conti correnti).
Dove conviene investire oggi
Tra i migliori prodotti sui quali puntare se si cerca sicurezza e si vuole preservare il capitale ci sono i buoni postali, emessi da Cassa Depositi e Prestiti e garantiti dallo Stato Italiano.
Tra le soluzioni attuali che rendono di più ci sono i 3×4 che durano 12 anni e offrono i seguenti tassi di interesse annui lordi:
- 1% dopo 3 anni;
- 1,50% dopo 6 anni;
- 2,25% dopo 9 anni;
- 3% dopo 12 anni.
In alternativa, è possibile puntare sul nuovo Btp 15 anni con scadenza al 1° ottobre 2040, tasso annuo del 3,85% e pagamento in due cedole semestrali, o il nuovo Btp Valore con emissione a marzo.
Per chi, invece, è disposto ad assumersi un livello di rischio più alto pur di ottenere dei rendimenti potenzialmente superiori, il mercato azionario può rappresentare un’opportunità, sopratutto se si scelgono delle società solide e ben posizionate nei diversi settori.
Morningstar Canada evidenzia diverse opportunità per il 2026 nei mercati europei:
- nel settore dei servizi alla comunicazione figurano i titoli Deutsche Telekom e Bouygues;
- per la tecnologia, Relx;
- nel comparto dei beni di consumo ciclici, Kering, Stellantis e Persimmon;
- tra i beni di consumo difensivi, Morningstar segnala Diageo e Nestlé ;
- nel settore energia, Slb (Schlumberger) e TotalEnergies;
- per la finanza, tra i titoli preferiti figurano BnpParibas, Prudential e Adyen;
- nel settore salute, Morningstar Novo Nordisk e Genmab.
Quali sono gli errori comuni da evitare
Molti investitori guardano solo ai rendimenti lordi, trascurando l’impatto delle tasse. In realtà, ciò che conta veramente è il guadagno netto ovvero ciò che resta dopo aver pagato le imposte. Anche una differenza fiscale di pochi punti percentuali può ridurre in modo significativo il risultato finale nel tempo.
Un altro errore frequente è non considerare la composizione di un Etf o di un fondo comune. All’interno di un portafoglio possono esserci infatti anche titoli di Stato, soggetti a tassazione più favorevole, che possono aumentare il rendimento netto.
Spesso, poi, si sbaglia anche cambiando investimento troppo frequentemente. Ogni vendita, infatti, può generare plusvalenze tassabili, riducendo il capitale effettivamente investito. Operare in modo eccessivo, oltre ad aumentare i costi, può quindi erodere i rendimenti nel tempo.
Non bisogna inoltre dimenticare che ci sono differenze tra redditi da capitale e redditi diversi in quanto seguono delle regole fiscali differenti. Ignorare tali distinzioni può rendere difficile valutare la convenienza dei prodotti o calcolare correttamente il risultato complessivo degli investimenti.
Infine, molti investitori non pianificano con un orizzonte temporale adeguato, finendo con il vendere nei momenti peggiori. Una strategia ben definita, che tenga conto anche della tassazione, aiuta a prendere decisioni più razionali e a proteggere meglio il rendimento netto nel lungo periodo.