Con l’inizio del 2026, in numerosi Comuni italiani è entrato in vigore un cambiamento rilevante nel sistema di pagamento della gestione dei rifiuti. In molte realtà locali la Tari, la tassa calcolata su parametri fissi come la superficie dell’immobile e il numero degli occupanti, viene progressivamente sostituita dalla Tcp o Tarip, la tariffa corrispettiva puntuale. Il nuovo modello introduce un criterio diverso, legato alla quantità di rifiuto indifferenziato effettivamente prodotto da ciascuna utenza. L’obiettivo dichiarato è rendere il sistema più equo, premiando i comportamenti virtuosi e responsabilizzando cittadini e imprese nella riduzione dei rifiuti e nella raccolta differenziata.
Indice
Il principio alla base della tariffa puntuale
La tariffa puntuale si fonda sul principio europeo del “chi inquina paga”. Una parte della bolletta non è più legata solo a elementi anagrafici o catastali, ma alla quantità reale di rifiuto indifferenziato conferito. Questo significa che chi produce meno rifiuti non riciclabili può beneficiare di un costo complessivo più contenuto.
Il sistema non misura il peso totale dei rifiuti prodotti, ma si concentra esclusivamente sull’indifferenziato, considerato l’indicatore principale dell’impatto ambientale di ciascuna utenza. Tutte le altre frazioni correttamente separate, organico, plastica, vetro e carta, non incidono sulla parte variabile della tariffa.
Come viene misurato il rifiuto indifferenziato
Le modalità di misurazione variano in base all’organizzazione della raccolta adottata dal Comune. Nei territori con raccolta stradale, il conferimento dell’indifferenziato avviene tramite cassonetti dotati di sistemi di riconoscimento dell’utenza, come tessere o chiavette elettroniche. Ogni apertura del contenitore viene registrata e associata all’utente.
Nei Comuni dove è attivo il porta a porta, il controllo avviene attraverso bidoncini dotati di chip identificativi o mediante sacchi codificati. Anche in questo caso, ogni esposizione del contenitore viene contabilizzata come uno svuotamento.
Ogni amministrazione, in accordo con il gestore del servizio, sceglie il sistema più adatto al proprio territorio, tenendo conto delle caratteristiche urbanistiche e delle esigenze operative.
Come sarà composta la nuova bolletta
La prima bolletta calcolata interamente con la tariffa puntuale non arriverà prima di giugno 2026. Il documento sarà articolato in tre componenti principali.
La quota fissa resta simile a quella della vecchia Tari e dipende dalla superficie dell’immobile, dal numero di occupanti o, per le attività economiche, dalla tipologia di attività svolta. A questa si aggiunge una quota variabile base, che include un numero minimo di conferimenti annui di rifiuto indifferenziato.
Infine, è prevista una quota variabile aggiuntiva, che scatta solo se si supera il numero di svuotamenti compresi nella soglia base. In questo modo il sistema introduce un meccanismo progressivo, che penalizza l’eccesso di produzione di indifferenziato.
I gestori metteranno a disposizione portali online e applicazioni dedicate per consentire agli utenti di monitorare in tempo reale il numero di conferimenti effettuati.
Quanti conferimenti sono inclusi
Il numero minimo di svuotamenti varia in base alla composizione del nucleo familiare e al tipo di raccolta adottata. Le famiglie sono suddivise in fasce, che vanno da un solo componente fino a sei o più componenti. All’aumentare del numero di persone cresce anche il numero di conferimenti inclusi nella quota base.
Nel caso del porta a porta, il riferimento è generalmente un bidoncino da 30 litri. Per i cassonetti stradali, invece, ogni apertura equivale al conferimento di un sacco standard, anch’esso di norma da 30 litri.
Sono previste agevolazioni specifiche per le famiglie che utilizzano pannolini o pannoloni, che rientrano nell’indifferenziato. In questi casi vengono concessi svuotamenti aggiuntivi gratuiti.
Per le aziende il passaggio dalla Tari alla tariffa corrispettiva introduce una differenza significativa. Il numero minimo di conferimenti annui è fissato a 24, indipendentemente dalla tipologia di raccolta e dal volume del contenitore, fino a una capacità di 1.700 litri.
Un aspetto rilevante riguarda il trattamento fiscale. Poiché la Tcp non è più un tributo ma il corrispettivo di un servizio, il pagamento avviene tramite fattura. Questo consente alle imprese di detrarre l’Iva al 10%, un’opportunità che non era prevista con la Tari.
I Comuni che hanno già adottato la tariffa puntuale
Dal 1° gennaio 2026 diversi Comuni hanno avviato il nuovo sistema. Tra questi figura Piacenza, in linea con gli obiettivi del piano regionale dell’Emilia-Romagna che prevede l’adozione della tariffa puntuale in tutti i Comuni entro il 2027.
Il nuovo modello è stato introdotto anche in varie realtà del Trentino, come l’area della Vallagarina e degli altipiani Cimbri, in alcuni Comuni dell’area metropolitana di Firenze e in diverse località dell’hinterland di Cagliari.