Modello 730/2026 con le nuove aliquote Irpef e le detrazioni per i figli

L'Agenzia delle Entrate ha approvato il Modello 730/2026. Parte ufficialmente la nuova stagione della dichiarazione dei redditi

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista freelance

Pierpaolo Molinengo è laureato in materie letterarie: ha avviato il suo percorso professionale nel 2002 specializzandosi in economia.

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Il countdown per la stagione fiscale è ufficialmente iniziato: con il provvedimento 71552 del 27 febbraio 2026, l’Agenzia delle Entrate ha dato il via libera definitivo al Modello 730/2026 (relativo ai redditi 2025). Tra le novità più attese spiccano la rimodulazione degli scaglioni Irpef e i nuovi criteri per i bonus edilizi e le relative detrazioni fiscali.

Il calendario è già fissato: la precompilata sarà consultabile dal 2 maggio, mentre la finestra per l’invio resterà aperta dal 15 maggio fino al termine ultimo del 30 settembre 2026.

Modello 730/2026, le novità più rilevanti

Il Modello 730/2026 ha recepito le modifiche strutturali introdotte dalle recenti riforme fiscali, aggiornando le modalità di calcolo delle imposte e i criteri di accesso alle detrazioni.

Con il provvedimento 71552 del 27 febbraio 2026, l’Agenzia delle Entrate ha approvato le istruzioni e la modulistica ufficiale. Nei nuovi documenti fiscali sono stati integrati i nuovi parametri basati sul reddito complessivo e sulla composizione del nucleo familiare.

Tali variazioni determinano una rimodulazione degli sconti Irpef  e influenzano in particolare la determinazione del carico fiscale per i contribuenti nelle diverse fasce di reddito.

Quali sono i tre nuovi scaglioni Irpef

A partire da quest’anno, il calcolo dell’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, si basa su tre aliquote:

  • 23% per redditi fino a 28.000 euro;
  • 33% per la fascia compresa tra 28.001 e 50.000 euro;
  • 43% per redditi eccedenti i 50.000 euro.

La riforma delle detrazioni per i figli e il limite dei 30 anni

La novità più rilevante riguarda il diritto alla detrazione per i figli a carico, che subisce una netta scadenza anagrafica. Rispetto al passato, dove il carico era determinato unicamente dal reddito del figlio, le nuove regole introducono un limite d’età:

  • fino a 30 anni la detrazione spetta regolarmente, a condizione che il figlio non superi i limiti di reddito previsti (2.840,51 euro annui, elevati a 4.000 euro per chi ha meno di 24 anni);
  • oltre i 30 anni il beneficio decade automaticamente, indipendentemente dal reddito del figlio;
  • per i figli portatori di disabilità ai sensi della Legge 104/92, la detrazione rimane garantita senza alcun limite anagrafico.

Le deroghe temporali

Esiste una fascia cuscinetto che permette di mantenere lo sconto fiscale fino al compimento dei 32 anni, ma solo in presenza di specifiche condizioni documentabili:

  • il figlio deve frequentare regolarmente un corso universitario o di formazione professionale (entro precisi limiti temporali);
  • restano vigenti i tetti di reddito già citati per definire il figlio fiscalmente a carico.

Le spese detraibili

Per i figli a carico con più di 30 anni fiscalmente a carico, dal 2025 il genitore mantiene il diritto di scaricare le sue spese nel suo Modello 730/2026. Ecco le principali voci detraibili al 19%:

  • sanità – nella quale rientrano visite specialistiche, esami, interventi e farmaci (franchigia 129,11 euro), la spesa è detraibile anche se la fattura è intestata al figlio;
  • tasse per università, master o corsi di specializzazione – se il figlio è fuori sede (oltre 100 chilometri), è possibile detrarre anche l’affitto fino ad un massimo di 2.633 euro.

Superbonus e altri bonus edilizi

Per le spese sostenute tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2025, l’aliquota del Superbonus è scesa definitivamente al 65%. Ricordiamo che l’agevolazione è riservata unicamente ai condomini e ai proprietari di edifici da 2 a 4 unità immobiliari (persone fisiche).

La detrazione per le spese sostenute nel corso del 2025 deve essere ripartita obbligatoriamente in 10 quote annuali di pari importo.

Bonus ristrutturazioni

Le agevolazioni per gli interventi di manutenzione straordinaria, note anche come bonus ristrutturazioni, prevedono delle aliquote differenti a seconda dell’uso dell’immobile:

  • 50% se l’immobile è l’abitazione principale del contribuente (prima casa);
  • 36% per seconde case, uffici o immobili locati.

Il limite di spesa rimane fisso a 96.000 euro per singola unità immobiliare.

Ecobonus e Sismabonus

Anche per gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica, noti come Ecobonus e Sismabonus, si applica la stessa logica di sdoppiamento.

Ricordiamo che dal 2025 è vietata la detrazione per la sostituzione di caldaie a combustibili fossili, a meno che non siano sistemi ibridi o integrati con energie rinnovabili.

Il nuovo tetto per i redditi sopra i 75.000 euro

Per chi ha redditi elevati, non conta più solo quanto si spende, ma anche il proprio quoziente familiare. Sopra i 75.000 euro di reddito complessivo, viene introdotto un limite massimo alle detrazioni (Quadro E del Modello 730/2026).

Ma come funziona questa novità nel dettaglio? Il fisco stabilisce una sorta di salvadanaio massimo detraibile che dipende da due variabili:

  • la fascia di reddito (ossia la base su cui partono i calcoli) che prevede una base di partenza è 14.000 euro (per redditi tra 75.000 e 100.000 euro) o 8.000 euro (sopra i 100.000 euro);
  • su questa base viene moltiplicata per un coefficiente figli che premia le famiglie numerose (da 0,50 per chi non ha figli fino a 1,00 per chi ne ha 3 o più).

Se la somma delle detrazioni del singolo contribuente (bonus edilizi, spese istruzione, polizze) supera questo plafond personalizzato, la parte eccedente viene persa.

Spese blindate

Non tutto rientra nel tetto. Il legislatore ha voluto proteggere i diritti fondamentali e gli impegni già presi:

  • le spese sanitarie restano sempre detraibili al 19% (oltre la franchigia), senza alcun limite di reddito o tetto massimo;
  • gli interessi passivi sui mutui stipulati entro il 31 dicembre 2024 sono esclusi dal calcolo del tetto e restano pienamente detraibili.

Le criptovalute entrano nella dichiarazione dei redditi

L’inserimento delle criptovalute nel Modello 730/2026 (tramite il nuovo Quadro T) rappresenta una svolta: per la prima volta, chi detiene asset digitali non è più obbligato a presentare il Modello Redditi Pf, ma può gestire tutto nella dichiarazione semplificata.

I due righi del Quadro T

Il monitoraggio e la tassazione avvengono attraverso sezioni distinte per separare la proprietà dal guadagno: nel Quadro W/T il contribuente deve indicare il valore delle criptovalute detenute al 1° gennaio e al 31 dicembre (o alla data di vendita). Questo serve per il calcolo dell’imposta di bollo (o Ivafe) del 0,2% sul valore totale.

Nei redditi diversi devono essere dichiarate le plusvalenze realizzate. La tassazione scatta solo se i guadagni complessivi dell’anno superano la soglia di 2.000 euro: superata questa cifra, l’intera plusvalenza è soggetta a un’imposta sostitutiva del 26%.

Cosa rientra nel calcolo?

Non contano solo le vendite per euro, ma anche:

  • la permuta tra cripto-attività aventi diverse caratteristiche (come per esempio swap tra cripto e stablecoin, se considerati asset differenti dalle istruzioni);
  • i proventi da stacking, che vanno dichiarati come redditi di capitale (spesso con l’aliquota del 26%).

Bonus 960 euro: sconto fiscale per redditi entro i 20.000 euro

Il Modello 730/2026 recepisce un’importante misura di sostegno al reddito per le fasce più basse, che tecnicamente si configura come un bonus fiscale erogato direttamente in busta paga (o a conguaglio nel 730), finalizzato a neutralizzare gli effetti della rimodulazione delle aliquote Irpef.

Questi 960 euro rappresentano il valore massimo del beneficio per l’intero anno fiscale. Non è un assegno separato, ma una quota di reddito che viene considerata esente da tassazione Irpef, riducendo di fatto l’imposta netta dovuta dal lavoratore.

Il riconoscimento pieno spetta esclusivamente a chi ha un reddito complessivo fino a 20.000 euro. Sotto questa cifra, infatti, si riceve il beneficio massimo (rapportato ai giorni di lavoro).

Tra 20.000 euro e i 28.000 euro il beneficio non sparisce di colpo, ma è previsto un meccanismo di decalage (riduzione progressiva) per evitare che un piccolo aumento di stipendio si traduca in una perdita netta di guadagno (il cosiddetto scalone).

Oltre i 28.000 euro il riconoscimento cessa, poiché a questi livelli entra in gioco la riduzione dell’aliquota Irpef del secondo scaglione che compensa il mancato bonus.