La disciplina fiscale dei redditi da diritto di autore

Cosa prevede la normativa vigente riguardo il trattamento fiscale dei compensi derivanti dall'uso dei diritti d'autore

Il diritto di autore riguarda tutti coloro che sono titolari di un brevetto o di una proprietà intellettuale, che versando una somma di denaro concede a terzi lo sfruttamento economico della stessa.

In cambio della concessione di utilizzo, l’autore riceve dei redditi, in percentuale. La normativa stabilisce che l’autore e proprietario dell’opera ha il diritto esclusivo di utilizzarla in ogni forma e modalità e, benché non possa cedere il diritto di paternità dell’opera, può cedere o concedere il diritto di pubblicizzare l’opera e il diritto di utilizzarla economicamente.

La disciplina fiscale dei redditi da diritto di autore è caratterizzata da agevolazioni e deduzioni, che la rendono particolarmente conveniente. Per potervi accedere è importante che il contratto di cessione dei diritti sia sottoscritto da entrambe le parti. Secondo l’articolo 53 del DPR n 917/86 “i compensi percepiti dall’autore dell’opera a titolo di corrispettivo per la cessione o la concessione in uso di un’opera (…) ai fini delle imposte sui redditi, sono classificati come redditi di lavoro autonomo”.

I compensi ottenuti dai diritti di autore percepiti dall’autore stesso sono tassati in modo particolare, “per cassa”, ovvero nell’anno in cui vengono percepiti e al netto di deduzioni forfettarie. Differente è il caso in cui le persone fisiche che percepiscono i compensi derivanti dall’utilizzazione economica delle opere, sono diversi dagli autori.

Per gli autori che percepiscono redditi da diritto di autore, non c’è obbligo di Partita Iva, a meno che non si ricevano compensi da attività di lavoro autonomo professionale. Se l’attività di lavoro autonomo esercitata è slegata dai compensi percepiti con diritto di autore, l’autore può emettere ricevute per il diritto di autore e fatture per l’attività di lavoro autonomo.

Sui redditi derivanti dallo sfruttamento economico del diritto di autore, il committente deve trattenere una ritenuta di acconto IRPEF pari al 20% e dovrà applicarla sull’importo imponibile delle royalty, al netto delle deduzioni spettanti. Ciò avviene in caso di soggetti residenti in Italia: se invece il committente è residente in un Paese estero, il prestatore italiano non sarà soggetto a ritenuta e rilascerà la ricevuta, senza ritenuta d’acconto.

Coloro che ricevono compensi per lo sfruttamento economico di un’opera sono tenuti a dichiarare tali compensi in sede di dichiarazione. In particolare, dovranno indicare i compensi nella sezione III del Quadro RL del modello Redditi P.F., al rifo RL25. Sui compensi indicati spettano diverse deduzioni:

  • se il beneficiario ha un’età pari o maggiore di 35 anni, si parla del 25% dei proventi stessi;
  • se il beneficiario ha meno di 35 anni, si parla del 40% dei proventi stessi.

In entrambi i casi, bisogna indicare l’importo della deduzione al rigo RL29.

In caso di dichiarazione errata, sono previste sanzioni che variano dal 100% al 200% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 euro. Ciò accade in particolare, quando si omette l’indicazione del reddito derivante dal diritto di autore e quanto si è un’indicazione errata del reddito stesso.

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