La presentazione della dichiarazione integrativa fa ripartire i termini di accertamento, anche se solo in parte. I tempi si allungano, infatti, solo per gli elementi che sono stati oggetto di integrazione o eventuali rettifiche: la nuova deadline, però, è allo stesso tempo a favore e a sfavore del contribuente.
Se da un lato l’Agenzia delle Entrate ha più tempo per controllare che i dati comunicati siano corretti, dall’altro il contribuente ha più tempo per effettuare i versamenti aderendo al ravvedimento operoso.
Indice
Tempi più lunghi per l’accertamento
Sono diverse le motivazione che possono portare un contribuente a presentare una dichiarazione integrativa. A prescindere dalle motivazioni che hanno portato a questa decisione, il contribuente deve tenere a mente un fattore fondamentale: cambiano anche i tempi di accertamento delle imposte.
Prima di addentrarci a capire cosa cambia, fermiamoci un attimo a capire cosa sia il termine di accertamento: è il tempo che l’Agenzia delle Entrate ha a disposizione per effettuare i controlli su quella determinata annualità dichiarativa.
I tempi ordinari prevedono che i controlli possano essere effettuati entro il 31 dicembre del quinto anno successivo rispetto a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi. Una volta presentata l’integrativa, i tempi a disposizione del Fisco si allungano.
Nel calendario ufficiale della dichiarazione dei redditi rientra anche un istituto importante per il contribuente: il ravvedimento operoso, al quale è possibile accedere senza alcuna limitazione temporale finché si rimane all’interno delle tempistiche di accertamento (a prevederlo è l’articolo 13 del Dlgs n. 472/97).
Pragmaticamente questo significa che il contribuente ha la possibilità, per ogni annualità dichiarativa, di sanare errori ed eventuali omissioni fino a quando si conclude il termine ordinario di accertamento.
L’utilizzo del ravvedimento operoso permette di ridurre le sanzioni che sono dovute ordinariamente nel momento in cui dovesse arrivare una contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Se da un lato il contribuente ha più tempo per sanare la propria posizione risparmiando, dall’altro l’Agenzia delle Entrate ha più tempo per accertare gli elementi che sono stati oggetto di integrazione o rettifica da parte del contribuente.
In altre parole, nel momento in cui il contribuente presenta una dichiarazione integrativa, si allungano i termini di prescrizione dell’azione di accertamento.
Come cambiano i termini di accertamento
L’articolo 2 del Dpr n. 322/98 ha previsto che, nell’ipotesi di presentazione della dichiarazione integrativa, dovessero ripartire i termini di decadenza dell’accertamento. La ripartenza scatta dal momento in cui viene effettuata la modifica o l’integrazione.
A essere coinvolte sono le tempistiche di verifiche:
- delle imposte dirette;
- dell’Irap;
- dell’Iva;
- dell’imposta di registro;
- delle imposte di successione e donazione.
Lo stesso ragionamento vale per i termini di notifica delle cartelle di pagamento che scaturiscono da eventuali controlli automatizzati effettuati ai sensi dell’ex articolo 36-bis del Dpr n. 600/73. Queste cartelle devono essere notificate (quando vengono rispettate le scadenze ordinarie) entro 3 anni dalla presentazione della dichiarazione.
Lo stesso discorso vale anche per le eventuali notifiche che vengono inoltrate per le cartelle di pagamento che scaturiscono da un controllo formale della dichiarazione: in questo caso il termine di scadenza è il quarto anno successivo rispetto a quello della presentazione della dichiarazione.
È importante sottolineare, a ogni modo, che la riapertura dei termini di accertamento non coinvolge trasversalmente tutti gli elementi della dichiarazione: sono interessati unicamente gli elementi che sono stati oggetto dell’integrazione.
In altre parole, i termini sono stati allungati esclusivamente per le singole variazioni che sono stati annotate all’interno dei singoli quadri della dichiarazione integrativa.
Quando si presenta un’integrativa a favore
I termini di accertamento vengono rigenerati per qualsiasi tipo di dichiarazione integrativa venga presentata, indipendentemente che sia a favore o a sfavore del contribuente.
Nel caso in cui dovesse essere a favore, il termine per effettuare delle rettifiche è il quinto anno successivo rispetto a quello nel quale è stata presentata la dichiarazione dei redditi originaria (a prevederlo è l’articolo 2, comma 8, del Dpr n. 322/98).
Entro questa deadline i contribuenti hanno la possibilità di correggere degli errori o delle omissioni che abbiano determinato un reddito maggiore o minore e che abbiano influenzato positivamente o negativamente il debito d’imposta. O anche che abbiano determinato un maggiore o un minore credito.
Quello a cui devono stare attenti i contribuenti sono anche i termini di notifica di eventuali accertamenti, nel caso in cui dovesse essere presentata una dichiarazione integrativa a favore.
Lo scadenzario ufficiale della dichiarazione integrativa
Il termine ordinario per presentare la dichiarazione integrativa è il 31 dicembre del quinto anno successivo rispetto a quello nel quale è stata presentata la dichiarazione dei redditi originaria. Questo significa che per la dichiarazione dei redditi presentata nel 2025 (relativa ai redditi del 2024) ci sarà tempo fino al 31 dicembre 2030.
A sfavore (debito o minor credito)
Nel caso in cui l’errore che si corregge abbia comportato il versamento di meno imposte del dovuto o un credito superiore è prevista una sanzione per omesso versamento pari al 25% delle imposte dovute. Nel caso in cui la dichiarazione dovesse essere infedele, la sanzione base sale al 70%.
I contribuenti che fanno ricorso al ravvedimento operoso, hanno la possibilità di regolarizzare la propria posizione pagando:
- 1/9 del minimo se l’integrazione avviene entro 90 giorni dalla scadenza;
- 1/8 del minimo se l’operazione viene effettuata entro un anno.
A favore (credito o minor debito)
Se il contribuente ha pagato più del dovuto o si è dimenticato di indicare delle detrazioni o delle deduzioni che gli spettano:
- non sono previste delle sanzioni da versare;
- il maggior credito emerso può essere utilizzato in compensazione per pagare altre imposte.