Canone Unico Patrimoniale, cosa comprende, come si calcola ed esenzioni

Il Canone Unico Patrimoniale dal 2021 ha sostituito la Tosap e la Cosap per l'occupazione del suolo pubblico: vediamo chi lo deve pagare

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Pierpaolo Molinengo, giornalista dal 2002, è esperto di analisi economica e dinamiche fiscali. Autore per testate nazionali e portali finanziari, si occupa di interpretare gli scenari geopolitici e le riforme dei mercati, coniugando rigore tecnico e capacità di lettura delle grandi tendenze macroeconomiche globali.

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Dal 1° gennaio 2021, il panorama della fiscalità locale è cambiato radicalmente con l’entrata in vigore del Canone Unico Patrimoniale (Cup). Introdotto dalla Legge di Bilancio 2020 (Legge n. 160/2019), questo tributo non è una semplice nuova tassa, ma una vera e propria operazione di semplificazione burocratica che ha mandato in pensione i vecchi prelievi frammentati.

Il Cup nasce infatti per riunire in un’unica soluzione diverse imposte comunali legate all’uso del suolo pubblico e alla diffusione dei messaggi pubblicitari. Nello specifico, il canone ha assorbito e sostituito:

  • Tosap e Cosap, ossia la tassa e il canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche;
  • Icp e Cimp, l’imposta comunale sulla pubblicità e il diritto sulle pubbliche affissioni;
  • Dpa, i diritti sulle pubbliche affissioni;
  • canone per l’installazione dei mezzi pubblicitari nel quale rientrano i costi per l’uso di aree comunali o provinciali.

Questa fusione mira a snellire i rapporti tra contribuenti e Pubblica Amministrazione, centralizzando la gestione dei permessi e dei pagamenti.

Chi deve pagare il Cup?

I soggetti obbligati a pagare il Canone Unico Patrimoniale non sono solo quelli che formalmente richiedono uno spazio, ma chiunque ne tragga un vantaggio economico o materiale.

La responsabilità del pagamento segue regole diverse a seconda che si tratti di occupazione fisica del suolo o di esposizione pubblicitaria.

Il Cup segue la normativa nazionale (ossia la Legge n. 160/2019) che stabilisce le regole base per tutti il territorio nazionale. Tuttavia, ogni Comune ha un ampio margine di manovra su tariffe e agevolazioni.

In tutta Italia, l’obbligo ricade su:

  • chiunque occupi strade, piazze o spazi pubblici (anche soprastanti o sottostanti, come balconi aggettanti o cantine sotto il marciapiede);
  • chi espone cartelli, insegne o loghi visibili da una via pubblica – se un negozio espone un marchio, pagano in solido sia il negoziante che l’azienda del marchio.

Chi occupa senza permesso deve comunque pagare il canone (maggiorato di sanzioni), perché il presupposto è l’uso di un bene collettivo.

Differenze tra Comuni

Le differenze territoriali del Cup derivano dalla discrezionalità concessa ai sindaci: una flessibilità che traduce la stessa norma in costi molto diversi tra Comuni confinanti.

Ogni amministrazione locale divide il proprio territorio in zone in base alla redditività e al flusso di persone. Più la zona è centrale o commerciale, più si paga.

  • zona 1 (Centrale/Pregio) dove si applicano le tariffe massime – ad es. Piazza Duomo a Milano, Via del Corso a Roma o il centro storico di Padova;
  • zone periferiche o frazioni, nelle quali le tariffe scendono drasticamente, a volte arrivando a costare un quarto rispetto al centro;
  • aree speciali create da molti comuni per mercati rionali o aree industriali, con tariffe ad hoc che non seguono la logica centro/periferia.

Coefficienti moltiplicatori in base all’attività

La tariffa base viene moltiplicata per un coefficiente che dipende dal tipo di attività. Il Comune decide quali attività premiare o scoraggiare:

  • attività commerciali (bar e ristoranti), per le quali sono previsti i coefficienti più alti perché traggono un profitto diretto dall’occupazione (dehors);
  • edilizia (ponteggi e cantieri), per i quali sono previsti dei coefficienti variabili. Alcuni comuni li tengono bassi per favorire le ristrutturazioni, altri li alzano dopo i primi 30 giorni per evitare cantieri infiniti;
  • associazioni e no-profit, per le quali, almeno in molti casi, sono previsti dei coefficienti minimi (vicini allo 0,1 o 0,2) grazie ai quali vengono pagate delle cifre simboliche;
  • l’occupazione del suolo con mezzi pesanti, che possono rovinare la pavimentazione, fa impennare il coefficiente.

Esenzioni locali

Sebbene la legge nazionale garantisca l’esenzione per le insegne inferiori ai 5 metri quadrati, la gestione di passi carrabili e altre occupazioni resta una prerogativa dei singoli enti locali, generando una frammentazione normativa notevole. La differenza più marcata riguarda i passi carrabili: in alcuni Comuni l’occupazione è gratuita in assenza di modifiche fisiche al marciapiede, altre amministrazioni impongono un canone annuale fisso calcolato sulla larghezza dell’accesso.

Identica discrezionalità si osserva nella tutela delle botteghe storiche, dove molte città d’arte azzerano il Canone Unico Patrimoniale per insegne e dehors nel tentativo di preservare l’estetica dei centri urbani. Anche il settore culturale beneficia di questa flessibilità, poiché i Comuni possono deliberare l’esenzione totale per sagre e festival.

Sul fronte dell’edilizia e del sociale, l’installazione di rampe per disabili è quasi ovunque gratuita, mentre l’esenzione per l’ingombro dei cappotti termici è una tendenza in forte crescita ma non ancora universale.

Chi non paga (esenzioni nazionali)

La legge 160/2019 prevede esenzioni valide in tutto il territorio italiano per:

  • Stato ed enti pubblici quando occupano per fini istituzionali.
  • occupazioni temporanee (solitamente sotto le 6-12 ore) per riparazioni d’emergenza a reti gas, acqua o luce.
  • insegne di esercizio (quella sopra la porta del negozio) se la superficie complessiva è inferiore a 5 metri quadrati;
  • per le manifestazioni elettorali durante i periodi di campagna elettorale.

L’esposizione pubblicitaria

Il Canone Unico Patrimoniale è dovuto per la diffusione di messaggi visivi o acustici in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Nell’imposta rientrano:

  • insegne d’esercizio (negozi e attività professionali);
  • cartellonistica, targhe, vetrofanie e pannelli luminosi;
  • striscioni, locandine e stendardi;
  • pubblicità su veicoli;

Criteri di calcolo e agevolazioni

L’imposta si calcola sulla superficie del minimo rettangolo piano che racchiude il messaggio pubblicitario:

  • le insegne di esercizio con superficie complessiva fino a 5 metri quadrati sono generalmente esenti;
  • oltre i 5,5 metri quadrati la tariffa aumenta progressivamente;
  • il canone si distingue in permanente (annuale) o temporaneo (durata inferiore all’anno).

Prima dell’installazione è necessario chiedere il nulla osta del Comune.

Le scadenze: il caos dei calendari

A differenza dell’Imu (che ha scadenze fisse nazionali), per il Cup:

  • la scadenza standard teorica è il 31 gennaio di ogni anno;
  • moltissimi Comuni spostano regolarmente la data al 31 marzo, al 30 aprile o al 30 giugno con delibere di giunta per agevolare i contribuenti;
  • per il pagamento si riceve quasi sempre un avviso tramite pagoPA, ma, se non arriva, è responsabilità del cittadino verificare sul portale del proprio Comune.