Bonus Renzi 2026, come funziona quest’anno: l’impatto delle nuove aliquote Irpef

Bonus Renzi o Trattamento Integrativo: due nomi per la stessa misura che è stata prorogata per il 2026. Vediamo come funziona

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Giornalista specializzato in fisco, tasse ed economia. Muove i primi passi nel mondo immobiliare, nel occupandosi di norme e tributi, per poi appassionarsi di fisco, diritto, economia e finanza.

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Oggi è ufficialmente denominato Trattamento Integrativo, ma in molti lo conoscono come bonus Renzi o bonus 100 euro: è la misura attraverso la quale è possibile ricevere in busta paga 1.200 euro all’anno (100 euro al mese). Possono ottenere questo contributo i lavoratori con un reddito medio-basso.

Il bonus Renzi è stato confermato anche per il 2026. La platea dei potenziali beneficiari non è sostanzialmente cambiata rispetto al passato: a cambiare un po’ le regole sugli aventi diritto, però, è stata la conferma dell’Irpef a tre aliquote, che ha scompigliato le regole per accedere al contributo.

Le aliquote Irpef per il 2026

La Legge di Bilancio 2026, a partire dal primo gennaio di quest’anno, ha ridotto il carico fiscale sul ceto medio, rendendo strutturali le tre aliquote Irpef. Ma non solo: a partire da quest’anno è stata introdotta una significativa riduzione per lo scaglione intermedio, la cui aliquota è scesa di due punti percentuali. Nella tabella che segue abbiamo sintetizzato le novità di quest’anno.

Scaglione di reddito Aliquota Irpef 2026 Note
Fino a 28.000 euro 23% L’accorpamento dei primi due scaglioni è stato reso strutturale
Da 28.001 a 50.000 euro 33% Ridotta rispetto al 35% del 2025
Oltre 50.000 euro 43% L’aliquota è rimasta immutata rispetto al passato

Come funziona il bonus Renzi

In questo contesto rivisto ed aggiornato si inserisce il bonus Renzi, il quale funziona in modo differente a seconda del reddito che percepisce il singolo contribuente, andando a suddividere, almeno di fatto, in due parti il primo scaglione Irpef. Per la gestione della misura è necessario distinguere tra:

  • chi ha un reddito sotto i 15.000 euro;
  • e chi ha un reddito compreso tra i 15.000 euro e i 28.000 euro.

Redditi fino a 15.000 euro

Per i contribuenti che hanno reddito annuo fino a 15.000 euro viene riconosciuto un contributo pari a 1.200 euro all’anno (100 euro al mese). L’agevolazione spetta in misura piena, però, solo e soltanto se viene rispettato il principio di capienza fiscale:

  • l’imposta lorda Irpef dovuta dal lavoratore deve essere superiore alla detrazione per lavoro dipendente che spetta;
  • il bonus Renzi viene anticipato dal datore di lavoro in busta paga (100 euro ogni mese), senza che il dipendente debba fare dei particolari calcoli per poterlo ottenere.

I lavoratori, che hanno diritto a ricevere l’agevolazione, non devono presentare alcun tipo di domanda: il trattamento arriva in modo automatico.

Redditi compresi tra 15.000 e 28.000 euro

Per i contribuenti con un reddito annuo compreso tra 15.000 e 28.000 euro il bonus Renzi spetta ancora, ma non a tutti in modo automatico. Il contributo viene erogato in busta paga solo se la somma di alcune detrazioni fiscali risulta essere superiore all’imposta dovuta.

Il trattamento integrativo, in questo caso, serve a restituire al lavoratore parte delle detrazioni che non è riuscito ad utilizzare per abbattere le imposte.

Le detrazioni che devono essere prese in considerazione per rientrare in questa fascia sono le seguenti:

  • carichi di famiglia, tra i quali rientrano le detrazioni per i figli a carico (è previsto solo per i lavoratori che non ricevono l’assegno unico);
  • mutui e prestiti, che comprendono gli interessi passivi sui mutui agrari o ipotecari per l’acquisto della prima casa contratti fino al 2021;
  • spese sanitarie e istruzione, in questa voce rientrano i costi sostenuti per la salute o per la frequenza di scuole;
  • lavori edilizi, che comprendono al loro interno le detrazioni per interventi di recupero del patrimonio edilizio e riqualificazione energetica degli edifici.

Redditi superiori a 28.000 euro

Quando il reddito complessivo supera i 28.000 euro cessa definitivamente il diritto a ricevere il trattamento integrativo.

Da segnalare, ad ogni modo, che quanti hanno un reddito compreso tra i 28.000 ed i 50.000 euro riescono a beneficiare del taglio del 2% dell’aliquota (passata dal 35% del 2025 al 33% di quest’anno): questa sforbiciata permette di ridurre le imposte che devono essere pagate.

Chi sono i beneficiari

I beneficiari dell’ex bonus Renzi sono, prima di tutto, i lavoratori dipendenti e alcune categorie equiparate, purché il loro reddito rientri nei parametri che abbiamo visto in precedenza.

Hanno diritto, quindi, a ricevere il trattamento integrativo i seguenti soggetti:

  • i dipendenti del settore pubblico e privato;
  • i soci lavoratori di cooperative, ma solo e soltanto se il loro reddito percepito è assimilato a quello di lavoro dipendente;
  • i lavoratori atipici, come i collaboratori coordinati e continuativi.

Il bonus Renzi spetta anche ai lavoratori in cassa integrazione, che ne possono beneficiare nei periodi di sospensione dal lavoro che sono coperti dagli ammortizzatori sociali.

Hanno diritto a ricevere il trattamento integrativo anche quanti stanno percependo delle prestazioni previdenziali sostitutive del reddito, le quali comprendono:

  • i percettori di Naspi e Dis-Coll, ossia quanti si trovino in stato di disoccupazione e stiano ricevendo un’indennità da parte dell’Inps;
  • i lavoratori in mobilità o in cassa integrazione guadagni;
  • i tirocinanti e gli stagisti, purché il loro compenso risulti essere inquadrato come reddito assimilato a lavoro dipendente.

Non hanno, invece, diritto a riceverlo:

  • pensionati, per i quali il legislatore ha previsto altre forme di detrazione;
  • i lavoratori autonomi e partite Iva;
  • gli incapienti totali, ossia le persone che hanno un reddito talmente basso (sotto gli 8.500 euro) da non dover pagare alcuna imposta lorda.

A cosa stare attenti quando si riceve il trattamento integrativo

Il bonus Renzi è una misura automatica che arriva direttamente in busta paga, ma che deve essere opportunamente controllata da chi la riceve. I lavoratori con un reddito poco al di sotto dei 15.000 euro potrebbero trovarsi nella situazione di restituire parte del contributo ricevuto se superano il tetto di poco.

Il suggerimento, per chi si dovesse trovare in una situazione del genere, è quello di chiedere al proprio datore di lavoro di non erogare il bonus Renzi ed attendere di presentare la dichiarazione dei redditi: a questo punto se si è rimasti al di sotto dei 15.000 euro potrà essere chiesto il trattamento integrativo direttamente all’Agenzia delle Entrate. In questo modo non si rischia di dover rimborsare quanto ricevuto nel corso dell’anno perché si è sforato di poco il tetto per riceverlo o perché si ha diritto a riceverne solo una parte.