Ue sempre più dura con la Russia: svolta storica sull’energia

Mentre l'Europa frena sulla rapida adesione dell'Ucraina all'Unione, arriva l'annuncio della dipendenza energetica: ecco da quando

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

In un vertice a Versailles i leader dell’Unione Europea si sono incontrati per affrontare urgentemente le ricadute dell’invasione di Mosca e hanno duramente condannato le “sofferenze indicibili” che la Russia ha inflitto all’Ucraina, ma hanno rifiutato l’appello di Kiev per una rapida adesione all’Ue.

Più di 2 milioni di persone sono fuggite dal Paese, migliaia di civili sono stati uccisi e le truppe del presidente russo Vladimir Putin hanno assediato diverse città ucraine. L’attacco a Kiev e alle altre città, che Mosca chiama “operazione militare speciale”, ha mandato letteralmente in frantumi l’ordine di sicurezza del Dopoguerra europeo emerso dopo la Seconda guerra mondiale e poi dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991.

L’Ucraina entrerà subito nell’Ue?

Anche per questo diversi Paesi dell’ex blocco orientale volevano un segnale più forte verso l’adesione all’UE, guidati dalla Polonia, che ha visto 1,5 milioni di rifugiati ucraini riversarsi oltre il suo confine.

Invece non ci sarà “nessuna corsia preferenziale” per l’Ucraina nella sua adesione all’Ue. L’adesione è un processo che di solito richiede anni e presuppone il rispetto di criteri rigorosi, dalla stabilità economica allo sradicamento della corruzione al rispetto dei diritti umani liberali.

Ma Bruxelles si dice pronta a imporre nuove e più dure sanzioni, oltre che a continuare ad offrire sostegno politico e umanitario all’Ucraina e anche – prima volta nella sua storia, come già detto – a fornire armi (qui le sanzioni già approvate dalla Ue e il rischio reale per l’Italia).

Da una parte, i 27 Paesi del blocco Ue hanno approvato altri 500 milioni di euro per aiuti militari a Kiev. Dall’altra parte, alcuni leader hanno spinto per sanzioni più severe che colpirebbero le industrie petrolifere e del gas russe, anche se questo avrebbe ripercussioni durissime per quei Paesi, come il nostro, che dipendono dai combustibili fossili russi.

Dipendenza energetica: ecco quando l’Ue si smarcherà dalla Russia

L’Ue oggi importa circa il 40% del suo gas naturale dalla Russia: a dipendere di più sono, oltre l’Italia, la Germania, la più grande economia europea, e diversi Paesi dell’Europa centrale. Per quanto riguarda il petrolio, circa un quarto delle importazioni di petrolio dell’Ue proviene dalla Russia.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz non ha commentato riguardo alla possibilità che Bruxelles debba vietare le importazioni di petrolio russo, ma questa mossa finora Berlino l’ha esclusa. La Russia fornisce circa un terzo del fabbisogno tedesco di gas e greggio.

L’Europa unita intanto annuncia che smetterà di usare i combustibili fossili russi entro il 2027: una presa di posizione storica quella annunciata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha detto che proporrà una tabella di marcia in questo senso a metà maggio. Dunque, la fine della dipendenza energetica dell’Ue dalla Russia si concretizzerà entro quell’anno: il 2027.

“Siamo troppo dipendenti dalla Russia, in particolare sul gas. Dobbiamo diversificare le forniture, puntando in particolare al gas naturale liquefatto. Dobbiamo aumentare la condivisione delle rinnovabili“, ha twittato von der Leyen. L’Ue deve anche capire come può ottenere l’indipendenza in settori particolarmente esposti, compresi i semiconduttori e la produzione alimentare (abbiamo parlato qui delle conseguenze definite “devastanti” sul piano internazionale).

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L’economia è in recessione? Quali rischi

Intanto il premier Draghi ha incontrato il presidente francese Macron. Italia e Francia sono allineate con il resto dell’Unione europea, sia nella risposta alle sanzioni sia nel sostegno per i nostri Paesi che queste sanzioni necessariamente comporteranno. “Abbiamo chiesto tutti insieme tante volte al presidente Putin di cessare le ostilità, in particolare i bombardamenti sui civili. Continueremo a farlo” ha detto Draghi.

La risposta a questo dramma non può che essere europea, come è stata la risposta alla Russia. Quindi anche per quanto riguarda il sostegno dell’economia europea e il sostegno dell’economia italiana dovrà essere una risposta europea e italiana, spiega.

L’economia europea cresce ancora, ma c’è stato un rallentamento. Mancano materie prime, ci sono difficoltà non soltanto nel campo energetico ma anche nel campo agro-alimentare, nella produzione di acciaio, di carta, di ceramica. Ma l’Italia non è in recessione.

“La nostra economia continua a crescere, ma c’è stato un rallentamento. In Consiglio dei ministri ho detto che dobbiamo affrontare queste strozzature nell’offerta, questa mancanza di materie prime subito in tutti i settori, sostenendo le famiglie subito ma anche diversificando le fonti di approvvigionamento” prosegue.

Zelensky pronto a vedere Putin

Sul fronte ucraino intanto il presidente Zelensky ha respinto le accuse mosse dal governo russo riguardo alla preparazione di un possibile attacco chimico. “Questo mi rende davvero preoccupato, perché di una cosa siamo convinti: se vuoi conoscere i piani della Russia, guarda di cosa la Russia accusa gli altri”, ha detto.

E si dice pronto a parlare direttamente con Vladimir Putin, ma chiarisce che non scenderà a compromessi durante questi negoziati. “Siamo pronti a parlare con Putin quando vuole”, ha detto alla Cnn il numero due dell’ufficio del presidente ucraino, Igor Zhovkva, all’indomani del fallimento dei colloqui ad Antalya tra i ministri degli Esteri di Russia e Ucraina, i primi dall’invasione russa del Paese.

“Nessuno esclude un incontro tra Putin e Zelensky, è concettualmente possibile, ma prima i negoziatori devono fare la loro parte” ha replicato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. “Le posizioni della Russia sono note, sono state formulate chiaramente e presentate ai negoziatori ucraini. Attendiamo formulazioni reciproche”.

Perché la Russia ha chiesto una riunione all’ONU

La Russia, che ha pubblicato una “lista di Paesi ostili“, dal canto suo ha chiesto che venga convocata una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu in relazione alle attività dei presunti laboratori gestiti dagli Usa in Ucraina.

Ad annunciarlo, su Twitter, è stato il vice rappresentante permanente della Russa presso l’Onu Dmitry Polyansky. La Russia “ha richiesto una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’11 marzo per discutere delle attività biologiche militari statunitensi sul territorio dell’Ucraina”, ha twittato.

Mentre si fa largo l’ipotesi del cosiddetto “modello Austria” per porre fine al conflitto, le autorità ucraine non escludono che Putin si stia preparando a uno “scenario siriano” dopo l’invasione dell’Ucraina. “Nelle ultime tre settimane i russi hanno diffuso ‘storie’ su laboratori in Ucraina”, ha detto Vadim Denisenko, consigliere del ministero degli Interni ucraino. Tutto potrebbe far presagire, a rigor di propaganda, che siamo di fronte a uno scenario per certi versi molto simile a quello della Siria.