Scuole chiuse in inverno? I Comuni lanciano l’allarme: cosa accadrà

A causa dei rincari, gli enti locali non riusciranno a pagare le bollette del riscaldamento e dell'energia elettrica delle scuole italiane

Scuola a rischio per i mesi freddi. Per molti istituiti potrebbe risultare difficile riuscire a pagare le bollette, e bisognerà trovare soluzioni per risparmiare e garantire a bambini e ragazzi di studiare in ambienti caldi e confortevoli. Secondo un dossier di Repubblica, infatti, rispetto allo scorso anno, occorrerà sborsare un miliardo e mezzo in più rispetto al 2021. Il caro bollette riguarda infatti tutti i settori e, salvo un cambio di rotta e un maxi intervento da parte del Governo, gli enti locali, preposti al pagamento delle utenze scolastiche, si troveranno in seria difficoltà durante l’inverno.

Come funziona il riscaldamento nelle scuole e chi paga le bollette

I Comuni gestiscono infatti le scuole dell’infanzia, le scuole elementari e le scuole medie, mentre Province, Città metropolitane e Liberi consorzi si occupano delle scuole superiori. In particolare i primi cittadini temono di non riuscire a provvedere al pagamento delle bollette, considerando le situazioni già deficitarie di tante piccole realtà.

Il 99% dei plessi scolastici italiani è provvisto di impianti di riscaldamento.

  • Il 75,2% delle scuole utilizza il metano.
  • Il 12,6% delle scuole utilizza il gasolio.
  • Il 10,2% delle scuole utilizza gpl, piastre elettriche e teleriscaldamento.
  • Il 2% delle scuole è dotato di pannelli solari collegati agli impianti termici.

La maggior parte delle aule si riscalda dunque utilizzando combustibili, i cui prezzi sono arrivati alle stelle negli ultimi mesi. Nonostante il timido calo del prezzo del gas, che come vi abbiamo spiegato qua potrebbe far abbassare lievemente i costi bollette, anche i sindaci e gli amministratori potrebbero trovarsi in seria difficoltà davanti ai rincari.

Rincari in bolletta anche per le scuole: rischiano di rimanere chiuse

Il Comune di Novara ha calcolato che per tenere la luce accesa e riscaldare gli ambienti delle 40 mila scuole sul territorio italiano finora la spesa per i Comuni ammontava a 1 miliardo e 800 mila euro all’anno e per le Province a oltre 1 miliardo. Quasi 3 miliardi di euro all’anno, dunque. Ma quest’anno la situazione sarà molto diversa. E si potrebbe arrivare a oltre 4 miliardi e mezzo di euro con rincari del 32% per il gas e del 54% per l’energia elettrica.

Alessandro Canelli, primo cittadino di Novara, ha spiegato a Repubblica che i Comuni hanno già prorogato la data di accensione dei riscaldamenti – qua quelle di tutta Italia – sia nei locali privati che in quelli pubblici come le scuole, ma anche ospedali e case di riposo e RSA. Dove tuttavia è necessario garantire temperature adeguate per operatori e utenza, comprese tra i 18° C e i 22° C.

Il sindaco ha concluso il suo intervento sul quotidiano sottolineando la necessità di un intervento da parte del governo Meloni, che dovrà mettere a disposizione le risorse economiche necessarie a sostenere gli enti locali, su cui grava questa ulteriore voce di spesa. In alternativa i sindaci dovranno aumentare le tasse o tagliare i servizi essenziali, magari riducendo gli orari delle scuole o tenendole chiuse per alcuni giorni durante la settimana.

Già a fine agosto, quando il gas ha raggiunto livelli record, si è ipotizzato, come vi abbiamo anticipato qua, di tenere le scuole chiuse per almeno un giorno alla settimana per risparmiare.