Scontro in maggioranza su banche e affitti brevi, i nodi della Manovra

Dopo giorni di tensioni, Meloni impone la linea ai partiti di governo: i nodi su banche e affitti brevi saranno sciolti in Parlamento

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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La legge di Bilancio soddisfa e scontenta qualcuno ogni anno, e anche per la Manovra 2026 c’è tensione. Alcuni nodi sono stati rinviati in Parlamento, dove si discuterà su come scioglierli: tra questi, affitti brevi e banche. Lo scontro però sembra essere stato placato dall’alto, con Giorgia Meloni che, anche se all’estero per seguire l’agenda internazionale, pare abbia dato indicazioni ai moderatori dei gruppi affinché le questioni si discutano non attraverso i media.

Dopotutto, il tema della Manovra arriva facilmente ad annoiare il grande pubblico, a differenza delle tensioni tra i politici, che possono sfociare in diatribe mediatiche come nel caso di Antonio Tajani e Matteo Salvini o ancora di Tajani e Maurizio Lupi, arrivati a rinfacciarsi di dire bugie a vicenda. In questo clima teso, l’opposizione ha sicuramente meno lavoro da fare, ma rischia di scomparire sotto il battibeccare altrui.

Scontro nella maggioranza: c’è la tregua

Dopo una settimana di tensioni, sembra arrivare dall’alto l’ordine di mantenere il controllo. Arriva così la tregua tra le voci più forti della maggioranza, quelle che non vogliono cedere su alcune tematiche molto discusse. Uno di questi è Antonio Tajani, che vede positivamente la legge di Bilancio e spende parole di elogio per Giorgetti, “perché sta facendo un buon lavoro”. Ma, e da qui nasce la tensione, aggiunge anche che si può migliorare e lo si deve fare con il lavoro in Parlamento.

Giorgetti non esclude l’ipotesi, anzi si dice d’accordo con il ministro degli Esteri, ma è categorico sul fatto che non ci possono essere cambiamenti tali da smontare la quadratura dei conti. Del resto, mentre Giorgetti è il “ministro della prudenza” deve anche cercare di scontentare il meno possibile la maggioranza. La manovra 2026, però, non può accontentare tutti.

Per questo ironizza dicendo di star scappando da Roma perché i ministri lo inseguono, mentre “la gente comune chiede di tagliare la spesa pubblica”. Poi la decisione dall’alto, proveniente direttamente da Giorgia Meloni, che richiama i propri ministri a una tregua per preservare l’immagine di un governo coeso e resistente, in vista anche delle prossime elezioni.

I nodi da sciogliere: banche

Ma quali sono i nodi che hanno creato tensione nella maggioranza e che, sotto indicazione di Meloni, dovranno essere sciolti in Parlamento? Sono principalmente due: gli istituti bancari e gli affitti brevi.

Per il primo argomento, si fa portavoce il vicepremier Antonio Tajani, che vuole sottolineare come gli istituti di credito e le assicurazioni “non sono mucche da mungere”.

Risponde a questa provocazione Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati:

Nessuno nel centrodestra pensa che lo siano. Ricordo a Tajani che nel vertice che abbiamo fatto lui ha condiviso ogni provvedimento che abbiamo deciso.

Ma Tajani non ci sta e replica che Lupi “si sta comportando come Pinocchio”, anche se poi dice di perdonarlo. Sempre restando nel tono delle fiabe di Collodi, Lupi risponde ricordando che “accanto al burattino c’è il grillo parlante: nel vertice si è discusso anche del contributo delle banche”.

Interviene anche Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che ha risposto a Tajani ricordandogli che “neanche i cittadini sono mucche da mungere”.

In teoria, non si dovrebbe tornare sul capitolo, e quindi non si dovrebbe riaprire neanche in Parlamento la questione del settore bancario. Per quanto non si gradisca il 2% di aumento dell’Irap per le banche, sembra che il tema sia ormai chiuso.

I nodi da sciogliere: gli affitti brevi

A differenza del settore bancario, un’altra questione aperta e che si potrebbe discutere è quella degli affitti brevi. Il punto dello scandalo sarebbe l’aumento della cedolare secca dal 21% al 26% per gli host che si appoggiano a intermediari, come per esempio Airbnb. Si tratta, secondo le stime, della maggior parte dei locatori di affitti brevi.

Sulla carta potrebbe sembrare semplice da risolvere, visto che la norma porterebbe appena 100 milioni di euro e non piace tanto a Forza Italia quanto alla Lega.

Il definanziamento dei trasporti

Passato in sordina, l’argomento è stato riportato sotto i riflettori proprio dal battibecco tra Antonio Tajani e Matteo Salvini. Salvini, per esempio, ha detto di voler parlare con Giorgetti perché “c’è qualcosa da fare su questa legge di Bilancio”, a partire dal fatto che “se non ha finanziamenti seri, non può esserci un piano casa serio”. Ma non solo: “Con questa manovra, il Ponte sullo Stretto lo facevo a casa mia, alla Camilluccia”, ha aggiunto, precisando che fortunatamente i finanziamenti sono già nel cassetto,

Ma proprio su questo Tajani interviene, chiedendo che Salvini e Giorgetti facciano marcia indietro rispetto al definanziamento di 50 milioni per la metro C di Roma o all’assenza di rifinanziamento per la Napoli-Afragola. C’è poi anche il definanziamento della M4 di Milano.

I portavoce della Lega smentiscono: “La Manovra non prevede alcun taglio ai fondi per la metro C. Le cifre citate da Tajani, 50 milioni di euro, non sono tagli, ma una semplice riprogrammazione di risorse”. La nota si conclude però con una frecciatina: “Salvini sta facendo moltissimo nel suo ministero, quindi comprendiamo l’interesse politico ad attaccarci, ma dichiarare il falso non è la soluzione più efficace”.