L’Euro crolla ai minimi sul dollaro: cosa può succedere ora

Recessione prevista sia in Europa sia in Usa, in momenti diversi: ecco perché l’euro è ai minimi da 20 anni sul dollaro.

L’euro è sceso ai minimi degli ultimi 20 anni contro il dollaro, con l’impennata del prezzo del gas che aumenta i timori per una recessione e la prospettiva di un ciclo di aumento dei tassi meno aggressivo da parte della Banca centrale europea (BCE) che non aiuta la valuta comune. L’euro è sceso fino a quota 1,0279 contro il biglietto verde, il livello più debole da fine 2002, prima di recuperare leggermente e attestarsi in calo dell’1,2% a quota 1,0296. Da inizio anno il calo è superiore al 9%, con un -6% messo solamente negli ultimi tre mesi.

Europa in sofferenza

La crescita più traballante dell’Eurozona, rispetto agli Stati Uniti, non sta consentendo a Francoforte di alzare i tassi con la stessa decisione della FED. Il fatto che il Vecchio Continente soffra molto di più l’esposizione alle forniture di energia russa alimenta i timori di una recessione, con il costo della vita in aumento per i cittadini e condizioni operative molto più difficili per le imprese. L’indice PMI Composite dell’Eurozona ha indicato che la crescita è rallentata al minimo in 16 mesi, a causa della contrazione della produzione manifatturiera e all’indebolimento del tasso di crescita dell’attività terziaria.

Il prezzo dei contratti futures del gas TTF, utilizzati dagli operatori come benchmark per il mercato europeo, mostra un rialzo del 5,3% a 171 euro/MWh alle 12.30 ora italiana, tornando su livelli che non si vedevano da inizio marzo. A incidere sono una serie di scioperi nei campi di estrazione in Norvegia, che sono iniziati oggi e potrebbero intensificarsi nei prossimi giorni.

I timori dei mercati

Gli investitori continuano anche a valutare le parole dei banchieri centrali dell’area euro. Ieri il “falco” Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, ha criticato l’idea di abbassare i costi di finanziamento per i paesi del Sud Europa, affermando che l’attenzione della BCE dovrebbe concentrarsi sulla lotta all’inflazione.

Il sentiment degli investitori nella zona euro, secondo dati diffusi ieri, è diminuito a luglio 2022 ai minimi da maggio 2020, indicando una “inevitabile” recessione nei 19 Stati della zona euro. L’indice Sentix per la zona euro è infatti calato a -26,4 punti da -15,8 punti a giugno, ben sotto le attese.

In questo scenario, in un momento di forte incertezza per le prospettive globali e di grande volatilità dei mercati, gli investitori avversi al rischio trovano nel dollaro un rifugio sicuro, anche considerano che la Federal Reserve statunitense sta mettendo a punto un regime aggressivo di aumento dei tassi.

“Abbiamo avuto così tante banche centrali impegnate nell’aumento dei tassi con grandi incrementi che ora si parla di guerre valutarie inverse“, ha detto a Reuters Jane Foley, stratega FX di Rabobank, riferendosi al fatto che le banche centrali devono aumentare i tassi solo per impedire che le loro valute scendano. “Potrebbe essere preoccupante” per un certo numero di valute, ha aggiunto, soprattutto se la FED proseguirà con ampi aumenti dei tassi nei prossimi mesi, come da attese del mercato.