Prezzi di oro e argento giù con la guerra in Iran, la reazione dei mercati

Oro in calo del 4% e argento giù del 12%. Cosa sta succedendo ai metalli preziosi e quali sono le previsioni degli analisti

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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I prezzi dei metalli preziosi registrano una brusca inversione di tendenza dopo l’impennata dei giorni scorsi. L’oro perde oltre il 4% e scende in area 5.075 dollari l’oncia, mentre l’argento cede più del 12%, attestandosi poco sotto i 78 dollari l’oncia. Una correzione che arriva dopo una fase di forte volatilità legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e al rialzo delle quotazioni energetiche. Secondo gli operatori, il movimento riflette una rotazione delle strategie di investimento. Dopo la corsa agli asset rifugio, parte del mercato avrebbe spostato l’attenzione su energia e dollaro, sfruttando il balzo di petrolio e gas alimentato dall’escalation del conflitto in Iran.

L’aumento dei prezzi di oro e argento dei giorni scorsi

Nei giorni precedenti i metalli preziosi avevano registrato un’impennata significativa. L’oro spot era salito fino a 5.395 dollari l’oncia, oscillando attorno alla soglia chiave dei 5.400 dollari, mentre i futures statunitensi avevano superato i 5.410 dollari. Il movimento era stato innescato dagli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, culminati con la morte della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei.

L’evento aveva alimentato timori di un conflitto regionale più ampio e di possibili interruzioni delle spedizioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico globale. In questo contesto di forte incertezza, gli investitori si erano orientati verso beni considerati più sicuri.

La reazione era stata immediata. L’oro spot aveva registrato un balzo vicino al 2% nelle prime ore di scambi, mentre i futures avevano accelerato oltre il 2,5%. Anche l’argento aveva beneficiato della stessa dinamica, sostenuto dalla tradizionale funzione difensiva attribuita ai metalli preziosi nei momenti di tensione internazionale.

La correzione e le valutazioni degli analisti

Gli analisti di Pepperstone avevano già segnalato la possibilità che l’impennata potesse attenuarsi con il progredire delle contrattazioni. In una nota, lo stratega Michael Brown ha osservato che non sarebbe stato sorprendente “vedere un certo grado di dissolvenza di qualsiasi impennata iniziale con il progredire delle contrattazioni”. Secondo Brown, “i mercati sono notoriamente pessimi nel prezzare accuratamente il rischio geopolitico, con i partecipanti che tendono a passare a una visione estrema, prima che teste più razionali prevalgano lentamente ma inesorabilmente”.

La fase attuale sembra riflettere proprio questo meccanismo. Dopo una reazione emotiva iniziale, gli investitori stanno cercando di valutare in modo più misurato le conseguenze economiche del conflitto.

Le prospettive di medio termine

Gli analisti sottolineano però che quadro di fondo resta favorevole all’oro. Gli sviluppi in Iran, secondo Brown, hanno rafforzato il “caso rialzista fondamentale” per il metallo giallo, che potrebbe continuare a beneficiare di flussi rifugio in un contesto globale caratterizzato da elevata incertezza. Sul mercato restano inoltre altri fattori da monitorare. Una settimana intensa di dati macroeconomici e risultati societari potrebbe influenzare la direzione dei prezzi.

In particolare, il rapporto sull’occupazione statunitense e le indicazioni della banca centrale sui tassi rappresentano elementi chiave per le prospettive dei metalli preziosi. Parallelamente, le dinamiche energetiche e l’andamento del dollaro continuano a giocare un ruolo determinante. Il recente rialzo di petrolio e gas ha modificato le strategie di breve periodo, spingendo parte degli operatori a ribilanciare i portafogli.

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