Prezzo del gas in aumento in Europa, oltre i 64 €/MWh: rischi per le bollette

Il gas vola sui mercati europei: futures oltre 64 €/MWh e tensioni in Medio Oriente alimentano timori su forniture, bollette e industria

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Il prezzo del gas naturale in Europa ha registrato una nuova impennata nella mattinata di lunedì 9 marzo, riportando lo spettro della crisi energetica al centro del dibattito continentale. Al Ttf di Amsterdam, il principale mercato di riferimento per il gas europeo, i contratti futures per aprile hanno guadagnato oltre il 20% in apertura di seduta, raggiungendo quota 64 euro per megawattora, il livello più alto dal 2022. In parallelo, sul mercato Ice di Londra, il prezzo del gas ha superato gli 800 dollari per 1.000 metri cubi, con un aumento dall’inizio della giornata superiore al 27%.

Un rally che riporta alla mente i momenti più bui della crisi energetica del 2021-2023, quando la dipendenza dal gas russo e l’invasione dell’Ucraina mandarono in tilt i mercati europei.

Peggiorano le tensioni in Medio Oriente

Alla base dell’impennata attuale c’è la crisi geopolitica in Medio Oriente: gli attacchi tra Israele e Iran e il coinvolgimento degli Stati Uniti hanno riacceso i timori sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz. Lo stretto rappresenta uno snodo cruciale per il transito di petroliere e metaniere provenienti dal Golfo Persico. Qualunque interruzione del traffico avrebbe conseguenze immediate e gravissime sull’approvvigionamento globale di energia.

Secondo gli analisti di Goldman Sachs, un blocco dello Stretto anche per un solo mese potrebbe far salire i prezzi del gas in Europa e in Asia fino al 130%. Il Gnl asiatico spot potrebbe attestarsi intorno ai 25 dollari per milione di Btu. La situazione viene definita dagli esperti “estremamente fluida”, con i mercati che incorporano un elevato grado di incertezza.

Perché l’Europa è più vulnerabile di prima

Dopo aver ridotto drasticamente la dipendenza dal gas russo via gasdotto a partire dal 2022, l’Europa ha sostituito quelle forniture con gas naturale liquefatto (Gnl) trasportato via mare. Una scelta obbligata per ragioni geopolitiche, ma che ha esposto il continente a una nuova forma di vulnerabilità: la dipendenza dalle rotte marittime globali, dai carichi spot e dai terminal di importazione. Tutti elementi che diventano rapidamente più critici quando aumentano le tensioni geopolitiche.

Come spiega Simone Tagliapietra, senior fellow del think tank Bruegel:

In questo scenario, l’Europa sarebbe costretta a competere direttamente con gli acquirenti asiatici per i carichi flessibili sul mercato spot, come già accaduto durante la crisi energetica del 2021-2023. Ciò farebbe aumentare i prezzi di riferimento.

Effetti su consumatori e imprese

L’impatto di questi rialzi si farà sentire direttamente sulle bollette di famiglie e imprese. I prezzi del gas all’ingrosso influenzano infatti i costi dell’energia al dettaglio, e i consumatori europei rischiano di trovarsi di fronte a un’ulteriore stretta. Le imprese energivore, in particolare quelle dell’industria manifatturiera e chimica, risultano tra le più esposte.

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’elevata volatilità del mercato del gas all’inizio del 2026 conferma la presenza di fattori di rischio strutturali, tra cui tensioni geopolitiche e condizioni climatiche imprevedibili. Il 2026 si preannuncia come un anno record per le importazioni europee di Gnl. Tuttavia, più importazioni non significano necessariamente maggiore stabilità.